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Articoli
sull'11 settembre
Diario degli intellettuali
di guerra
Il lusso di pensare Trentatré
opinioni poco allineate
a cura di Mario
Portanova
IIAN MCEWAN,
The Guardian, 12 settembre
"Abbiamo visto Lower Manhattan scomparire nella polvere.
New York, e perciò tutte le città, sembravano fragili
e vulnerabili. La tecnologia che ci stava portando queste scene
ci ha cablato in una febbrile, mutua dipendenza. Un sistema di
vita, centralizzato e dipendente dalle macchine, ci ha resi fragili.
La nostra civilizzazione, ci è sembrato improvvisamente,
il nostro sistema di vita, è facile da distruggere se ci
sono sufficienti risorse e intenti crudeli. Nessun sistema di
difesa missilistico ci può proteggere".
Scrittore inglese, il suo ultimo libro è "Amsterdam"
(Einaudi)
SEBASTIAO SALGADO,
la Repubblica, 13 settembre
"L'intero attentato è stato concepito pensando alle
immagini, come lo storyboard di ciò che è avvenuto,
la cronologia di un film riempito di esseri umani vivi, veri,
nell'atto di morire. La preparazione e la progettazione degli
attentati hanno tenuto conto in modo maniacale dell'effetto comunicativo
della televisione".
Fotografo brasiliano, lavora in bianco e nero su migranti e "sem
terra"
ARTHUR MILLER,
Le Monde, 14 settembre
"Una guerra contro la razza umana! Una guerra di arrabbiati,
che odiano la vita, che amano la morte. Non un'offensiva del Terzo
mondo contro gli Stati Uniti. No, il nazionalismo e la religione
non sono che una scusa per questo pugno di uomini che odiano l'umanità.
D'altronde, sotto le macerie si trovano senza dubbio centinaia
di musulmani. Qual è la logica?".
Drammaturgo, premio Pulitzer nel 1949 con "Morte di un commesso
viaggiatore"
FREDERICK FORSYTH,
la Repubblica, 14 settembre
"La prima risposta può essere abbastanza semplice
se tutto il mondo capitalistico/democratico accetterà il
fatto che l'ossessione per i diritti civili deve sedersi una fila
più indietro, se non si vuole che ci sia un altro 11 settembre...
Tutti i terroristi devono essere collocati nella stessa categoria.
Gli irlandesi americani non possono continuare nella loro idea
che si tratta di un'atrocità se Timothy McVeigh distrugge
280 vite a Oklahoma City, ma che se l'Ira fa fuori 28 civili a
Omagh ci si fa una bevuta in un bar irlandese di Boston".
Scrittore inglese, il suo ultimo libro è "Il fantasma
di Manhattan" (Mondadori)
ALESSANDRO BARICCO,
la Repubblica, 14 settembre
"A me colpisce una cosa: è una guerra senza confini...
Togliete al concetto di guerra il concetto di confine e vi trovate
tra le mani un nome che significa poco, forse niente. Sono mai
esistite guerre senza confini?".
Scrittore, il suo ultimo libro è "City" (Rizzoli)
AMOS OZ, Corriere
della sera, 14 settembre
"Ricordiamoci: né l'Occidente, né l'Islam o
gli arabi rappresentano "Il Grande Satana". "Il
Grande Satana" è personificato dall'odio e dal fanatismo.
Queste due vecchie malattie mentali ancora ci tormentano. Stiamo
attenti a non farci contagiare".
Scrittore israeliano, è appena uscito "Lo stesso mare"
(Feltrinelli)
MICHELE SERRA, la
Repubblica, 15 settembre 2001
"Banalmente, forse infantilmente, in questi giorni di stomaco
serrato sono di quelli che vorrebbero essere pompiere a Manhattan
e pediatra a Baghdad, ma non so più se i tempi permetteranno
fantasie del genere".
Scrittore, commentatore di "Repubblica", è in
libreria con "Canzoni Politiche" (Feltrinelli)
ELIE WIESEL, Corriere
della sera, 15 settembre
"La parola chiave per capire questa apocalisse è "odio".
Un odio così profondo, radicato e totale da spingere i
suoi artefici a commettere crimini che nessun altro essere umano
può concepire".
Scrittore israeliano, ha scritto "Sei riflessioni sul Talmud"
(Bompiani)
FREI BETTO, il
manifesto, 15 settembre
"Inutile che gli Usa abbiano speso 400 miliardi di dollari
quest'anno per la difesa. Sarebbe stato meglio che questa fortuna
fosse stata destinata alla pace mondiale, che solo arriverà
il giorno in cui sarà figlia della giustizia".
Sociologo brasiliano, il suo ultimo libro è "Battesimo
di sangue" (Sperling & Kupfer)
STEFANO BENNI,
il manifesto, 15 settembre
"Non è vero che il mondo è cambiato martedì.
Era già cambiato da diversi anni, col sorgere di una nuova
razza di mutanti del conflitto politico, col crescere illimitato
dell'avidità economica, della tecnologia bellica e del
suo commercio. Con la ferocia "pulita" e quella "religiosa",
in mano a grandi e piccoli giustizieri per i quali occupare la
scena dei media conta più della vita dei rispettivi popoli".
Scrittore, il suo ultimo romanzo è "Spiriti"
(Feltrinelli)
TIZIANO TERZANI, Corriere della sera,
16 settembre
"O siamo invece pronti ad accettare le centinaia, le migliaia
di morti - anche quelli civili e disarmati - che saranno vittime
della nostra rappresaglia? Basterà alle nostre coscienze
che quei morti ci vengano presentati, nel gergo da pubbliche relazioni
dei militari americani, come "danni collaterali"?...
Il problema è che fino a quando penseremo di avre il monopolio
del "bene", fino a che parleremo della nostra come "la
civiltà", ignorando le altre, non saremo sulla buona
strada".
Giornalista, grande conoscitore dell'Asia, ha pubblicato fra l'altro
"Pelle di Leopardo" (Longanesi), una raccolta di scritti
sul Vietnam
EDOARDO SANGUINETI,
l'Unità, 16 settembre
"Molti interrogativi eleganti: ma è terrorismo, questo,
ancora? E siamo già in guerra, noi? E noi chi? Noi "americani"
tutti? Noi "nativi" della Nato? Noi gli "occidentali"?
Noi che siamo i "civili"? Noi che che siamo il "bene"?
E contro chi? Il terrorismo, proprio? Gli "Stati canaglia"?
E quali? E quanti?".
Poeta, è in libreria con "Ideologia e linguaggio"
(Feltrinelli)
DARIO FO E FRANCA RAME,
www.francarame.it,
17 settembre
"Nessuno ha pensato di chiudere le Borse per rispetto ai
cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo afondava
felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si
sono costruite in poche ore. E non c'è da stupirsi: i grandi
speculatori sguazzano in un'economia che uccide ogni anni decine
di milioni di persone con la miseria, che volete che siano 20
mila morti a New York?".
Attori e autori teatrali; Fo è Premio Nobel per la letteratura
SUSAN SONTAG, la
Repubblica, 17 settembre
"Sembra che le voci autorizzate a seguire un evento di tale
portata si siano coalizzate in una campagna mirata a infantilizzare
il pubblico. Dov'è chi riconosce che non si è trattato
di un "vile" attacco alla "civiltà",
o alla "libertà", o all'"umanità",
o al "mondo libero", ma di un attacco all'auto-proclamata
superpotenza del mondo, sferrato in conseguenza di specifiche
azioni e alleanze americane? Quanti americani sanno che l'America
continua a bombardare l'Iraq?".
Scrittrice e saggista newyorkese, il suo ultimo libro è
"In America" (Mondadori)
MARTIN AMIS, The
Guardian, 18 settembre
"Il terrorismo è la comunicazione politica con altri
mezzi. Il messaggio dell'11 settembre suona così: America,
è tempo che tu impari quanto implacabilmente sei odiata.
Il volo United Airlines 175 era un missile intercontinentale balistico
diretto contro la sua innocenza. Quella innocenza, si è
affermato in questo modo, era una lussuosa e anacronistica illusione".
Scrittore inglese, l'ultima opera è "Cattive acque"
(Einaudi)
LESTER THUROW,
Corriere della sera, 18 settembre
"La recessione in America potrebbe generare una recessione
globale. Secondo i miei calcoli, verrebbero persi circa 20 milioni
di posti di lavoro, soprattutto in Asia. È urgente che
che i governi e le banche centrali coordino i loro interventi
per impedirlo. Il 2002 si preannuncia un anno di problemi, non
di rilancio, anche se di problemi risolvibili".
Economista del Mit di Boston
RYSZARD KAPUSCINSKI,
Corriere della sera, 18 settembre
"La catastrofe deve indurci a riflettere, a smettere di credere
nell'utopia della vita senza conflitti, ad affrontare la realtà
senza finzioni. Non vi è dubbio che il terrorismo va combattuto
con ogni mezzo, ma occorre allo stesso tempo esaminare le circostanze,
i meccanismi, le disparità che favoriscono il proliferare
delle tensioni, senza sottovalutare nulla e voltando le spalle
a quell'informazione che vuol farci divertire fino alla morte".
Saggista polacco, in libreria con "Shah-in-shah" (Feltrinelli)
RICCARDO MUTI, la
Repubblica, 18 settembre
"Vergogna: è stato questo per me il sentimento più
forte. L'onta di far parte di una società colpevole d'aver
permesso che ciò accadesse. Il primo impulso è stato:
cancello il concerto. Poi ho deciso di dirigere, perché
un concerto è un atto d'amore".
Direttore della Scala di Milano
PAUL AUSTER, la
Repubblica, 18 settembre
"In quelle ore ho avuto paura per la reazione di Bush e ammirazione
per come Rudolph Giuliani ha gestito la nostra città".
Scrittore newyorkese, ultima opera "Esperimento di verità"
(Einaudi)
KARLHEINZ STOCKHAUSEN,
intervista radiofonica, 18 settembre
"Che degli spiriti compiano una cosa del genere, che delle
persone provino per dieci anni come pazzi in modo del tutto fanatico
per un concerto e poi muoiano: questa è la più grande
opera d'arte che in assoluto esiste nel cosmo...".
Compositore tedesco, celebre per il ciclo "Aus Licht"
ALDO BUSI,
il manifesto, 18 settembre
"Io non tradirò la civilizzazione in cui sono nato
e cresciuto, ma mi si permetta il diritto di non sentirmene parte
che nei vincoli e nei doveri, giammai negli ideali, nei cosiddetti
valori e nei cosiddetti diritti e nei cosiddetti privilegi di
una democrazia a parole e particolarmente verbosa in Italia".
Scrittore e commentatore del "manifesto"
TAHAR BEN JELLOUN,
la Repubblica, 19 settembre
"Non lo so, bambina mia, io sono come te e non riesco a capire
per quale motivo dei giovani che hanno studiato, che hanno viaggiato
per il mondo, che hanno goduto della libertà e dell'accoglienza
dell'America, un giorno decidono di fare un massacro sacrificando
le loro stesse vite. Lo fanno in nome del'Islam ma fanno male
all'Islam e ai musulmani. Non si tratta più di religione,
perché nessuna religione incita a uccidere degli innocenti...
Insomma, è una follia che né tu nè io possiamo
capire".
Scrittore marocchino, ultima opera "L'albergo dei poveri"
(Einaudi)
WOODY ALLEN,
la Repubblica, 19 settembre
"È stata una catastrofe, ma quello che più
mi colpisce e mi spaventa e mi sorprende è che ci ha colti
di sorpresa. Da anni si parlava del pericolo di un attacco del
genere, si sono girati film sul tema, ci si scherzava con le barzellette,
e adesso questo nostro modo tipicamente newyorkese di immaginare
l'inevitabile è diventato realtà".
Regista newyorkese, il suo nuovo film si intitola "La maledizione
dello scorpione di giada"
HANS MAGNUS ENZENSBERGER,
Corriere della sera, 19 settembre
"Le energie omicide del presente non si lasciano ricondurre
in alcun modo ad alcuna tradizione. Indifferentemente che si tratti
delle guerre civili nei Balcani, in Africa, Asia o America Latina,
delle dittature del vicino Oriente o degli innumerevoli "movimenti"
sotto la bandiera dell'Islam, in tutti questi casi non si ha a
che fare con rovine arcaiche ma con sintomi assolutamente contemporanei,
nella fattispecie con reazioni alla condizione presente della
comunità mondiale".
Scrittore tedesco, in libreria con "Più leggeri dell'aria"
(Einaudi)
MILTON FRIEDMAN,
La Stampa, 19 settembre
"Chiariamo subito una cosa. Questo non significa che (la
recessione) sarà molto lunga o particolarmente dura. Ma
una delle conseguenze dell'attacco alle Torri gemelle e al Pentagono
potrebbe essere che questa nuova recessione sarà più
lunga di quello che avrebbe potuto essere... In circostanze simili
è noto che i mercati reagiscono in maniera eccessiva".
Economista americano, premio Nobel, ex consigliere di Ronald Reagan
AVRAHAM B. YEHOSHUA,
La Stampa, 19 settembre
"È dunque dovere degli ebrei smantellare la maggior
parte degli insediamenti e assicurare un risarcimento territoriale
ai palestinesi in cambio dei piccoli insediamenti che saranno
annessi al territorio israeliano. La comunità internazionale
dovrà far pressione sui palestinesi perché rinuncino
alla pretesa del diritto al ritorno dei profughi del '48 e accettino
un indennizzo di tipo economico".
Scrittore israeliano, ha appena scritto la piece teatrale "Possesso"
JOSÉ SARAMAGO,
la Repubblica, 20 settembre
"Gli dèi, secondo me, esistono solo nel cervello umano,
prosperano o si consumano nello stesso universo che li ha inventati,
ma il "fattore Dio", questo sì, è presente
nella vita come se ne fosse effettivamente il padrone e signore.
Non è un Dio, ma il "fattore Dio" quello che
si esibisce nei dollari e che si mostra nei cartelli che chiedono
per l'America (quella degli Stati Uniti, non l'altra) la benevolenza
divina. Ed è il "fattore Dio" in cui il Dio islamico
si è trasformato che ha scagliato contro le torri del World
trade center gli aerei della rivolta contro i disprezzi e della
vendetta contro le umiliazioni".
Scrittore portoghese, Nobel per la letteratura
EDUARDO GALEANO,
il manifesto, 20 settembre
"Henry Kissinger è stato fra i primi a reagire di
fronte alla recente tragedia: "Sono colpevoli come i terroristi
coloro che gli offrono appoggio, finanziamento e ispirazione",
ha sentenziato... Se è così, bisognerebbe cominciare
col bombardare Kissinger. Verrebbe fuori che lui è colpevole
di molti più crimini di quelli commessi da bin Laden e
da tutti i terroristi che ci sono nel mondo, in molti Paesi che
agivano al servizio dei vari governi nordamericani, a cui diede
"appoggio, finanziamenti e ispirazione": al terrore
di Stato in Indonesia, Cambogia, Cipro, Filippine, Sudafrica,
Iran, Bangladesh, e nei paesi sudamericani...".
Scrittore uruguaiano, ha denunciato l'imperialismo in "Memoria
del Fuoco" e "Le vene aperte dell'America Latina"
NOAM CHOMSKY, il
manifesto, 20 settembre
"Nel mondo islamico, lo Stato fondamentalista più
estremista, a parte i talebani, è l'Arabia Saudita, "Stato
cliente" degli Usa sin dalle sue origini. Sappiamo che negli
anni Ottanta gli estremisti fondamentalisti islamici erano i favoriti
degli Usa, perché erano i migliori killer che si potessero
trovare. In quegli anni, il nemico principale degli Usa era, piuttosto,
quella piccola parte della Chiesa cattolica che aveva gravemente
peccato in America Latina adottando "l'opzione privilegiata
dei poveri"".
Linguista del Mit di Boston, storico oppositore della politica
estera degli Stati Uniti. Ultima opera, "Sulla nostra pelle"
(Tropea)
ANDRÉ GLUCKSMANN,
El País, 22 settembre
"Gli Stati perdono protagonismo perché la violenza
si espande. E questo risponde a una logica che non si può
ridurre né all'economia né alla tecnologia né
alla cultura, è la logica della guerra e del nichilismo.
Non c'è bisogno di avere la bomba atomica per distruggere
le Torri gemelle. Questo è ciò che che i governi
occidentali non hanno capito".
Filosofo francese, alfiere dei diritti civili
JEREMY RIFKIN,
El País, 22 settembre
"Gli Stati Uniti e il mondo sono a un punto di non ritorno
della loro storia. Le nazioni si uniscono per mostrare una risposta
militare unitaria alle minacce... Senza dubbio, dobbiamo essere
ugualmente coraggiosi e unanimi nella nostra determinazione di
mantenere lo spirito democratico di apertura e tolleranza, e di
affrontare le ingiustizie economiche che permettono il fiorire
di idee estremiste e del terrorismo".
Saggista americano, è in libreria con "Ecocidio"
(Mondadori)
CARLOS FUENTES,
El País, 23 settembre
"Sono questi i due mondi che si sono scontrati tragicamente
sulle metropoli nordamericane l'11 settembre: i vizi della globalizzazione
senza limiti dominata da una sola potenza e i vizi della localizzazione
senza limiti dominata dal tribalismo intollerante: a New York
e a Washington è accaduto che la potenza maggiore ha dimostrato
la propria impotenza e la impotenza maggiore ha dimostrato la
propria potenza...".
Scrittore messicano, l'ultimo libro è "Gli anni con
Laura Diaz" (il Saggiatore)
ADRIANO SOFRI, la
Repubblica, 24 settembre
"Il gendarme: è il sinonimo malvisto di poliziotto...
Di volta in volta gli Stati Uniti sono stati gendarme o poliziotto
del mondo. Il mondo non ne ha altri. Deve dotarsene, ma esita,
se la prende con l'America, e si tiene al suo riparo. Si manifesta
contro il gendarme, si può avere bisogno di chiamare la
polizia. Le persone che hanno guardato l'America colpita al cuore
hanno reagito così, alcuni col compiacimento di vedere
la potenza sfregiata, altri col panico di sentirsi indifesi e
abbandonati durante l'assalto dei banditi".
Saggista, commentatore, l'ultimo libro è "Piccola
posta" (Sellerio)
GLI STUDENTI DI BERKELEY,
manifestazione del 21 settembre
"Occhio per occhio rende il mondo cieco".
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