Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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La lezione è come un lume che s’apre e sboccia a poco a poco nell’anima di ognuno, ingrandisce e illumina tutti di un unico palpitare di luce, e maestro e scolari. Anche il maestro impara come gli scolari facendo lezione: perché imparare non è altro che scoprire sé e chiarire sé a se stessi.

Manara Valgimigli, La mia scuola

 

Articoli sull'11 settembre

Mercoledì 12 settembre
Quando la storia si presenta come un film

di Alessandro Baricco
(Repubblica)

Giovedì 13 settembre
Le nostre vite cambiate

di Claudio Magris
(Corriere della sera)

Diario degli intellettuali di guerra
Il lusso di pensare
Trentatré opinioni poco allineate

a cura di Mario Portanova

Diario degli intellettuali di guerra
Il lusso di pensare Trentatré opinioni poco allineate
a cura di Mario Portanova

IIAN MCEWAN, The Guardian, 12 settembre
"Abbiamo visto Lower Manhattan scomparire nella polvere. New York, e perciò tutte le città, sembravano fragili e vulnerabili. La tecnologia che ci stava portando queste scene ci ha cablato in una febbrile, mutua dipendenza. Un sistema di vita, centralizzato e dipendente dalle macchine, ci ha resi fragili. La nostra civilizzazione, ci è sembrato improvvisamente, il nostro sistema di vita, è facile da distruggere se ci sono sufficienti risorse e intenti crudeli. Nessun sistema di difesa missilistico ci può proteggere".
Scrittore inglese, il suo ultimo libro è "Amsterdam" (Einaudi)

SEBASTIAO SALGADO, la Repubblica, 13 settembre
"L'intero attentato è stato concepito pensando alle immagini, come lo storyboard di ciò che è avvenuto, la cronologia di un film riempito di esseri umani vivi, veri, nell'atto di morire. La preparazione e la progettazione degli attentati hanno tenuto conto in modo maniacale dell'effetto comunicativo della televisione".
Fotografo brasiliano, lavora in bianco e nero su migranti e "sem terra"

ARTHUR MILLER, Le Monde, 14 settembre
"Una guerra contro la razza umana! Una guerra di arrabbiati, che odiano la vita, che amano la morte. Non un'offensiva del Terzo mondo contro gli Stati Uniti. No, il nazionalismo e la religione non sono che una scusa per questo pugno di uomini che odiano l'umanità. D'altronde, sotto le macerie si trovano senza dubbio centinaia di musulmani. Qual è la logica?".
Drammaturgo, premio Pulitzer nel 1949 con "Morte di un commesso viaggiatore"

FREDERICK FORSYTH, la Repubblica, 14 settembre
"La prima risposta può essere abbastanza semplice se tutto il mondo capitalistico/democratico accetterà il fatto che l'ossessione per i diritti civili deve sedersi una fila più indietro, se non si vuole che ci sia un altro 11 settembre... Tutti i terroristi devono essere collocati nella stessa categoria. Gli irlandesi americani non possono continuare nella loro idea che si tratta di un'atrocità se Timothy McVeigh distrugge 280 vite a Oklahoma City, ma che se l'Ira fa fuori 28 civili a Omagh ci si fa una bevuta in un bar irlandese di Boston".
Scrittore inglese, il suo ultimo libro è "Il fantasma di Manhattan" (Mondadori)

ALESSANDRO BARICCO, la Repubblica, 14 settembre
"A me colpisce una cosa: è una guerra senza confini... Togliete al concetto di guerra il concetto di confine e vi trovate tra le mani un nome che significa poco, forse niente. Sono mai esistite guerre senza confini?".
Scrittore, il suo ultimo libro è "City" (Rizzoli)

AMOS OZ, Corriere della sera, 14 settembre
"Ricordiamoci: né l'Occidente, né l'Islam o gli arabi rappresentano "Il Grande Satana". "Il Grande Satana" è personificato dall'odio e dal fanatismo. Queste due vecchie malattie mentali ancora ci tormentano. Stiamo attenti a non farci contagiare".
Scrittore israeliano, è appena uscito "Lo stesso mare" (Feltrinelli)

MICHELE SERRA, la Repubblica, 15 settembre 2001
"Banalmente, forse infantilmente, in questi giorni di stomaco serrato sono di quelli che vorrebbero essere pompiere a Manhattan e pediatra a Baghdad, ma non so più se i tempi permetteranno fantasie del genere".
Scrittore, commentatore di "Repubblica", è in libreria con "Canzoni Politiche" (Feltrinelli)

ELIE WIESEL, Corriere della sera, 15 settembre
"La parola chiave per capire questa apocalisse è "odio". Un odio così profondo, radicato e totale da spingere i suoi artefici a commettere crimini che nessun altro essere umano può concepire".
Scrittore israeliano, ha scritto "Sei riflessioni sul Talmud" (Bompiani)

FREI BETTO, il manifesto, 15 settembre
"Inutile che gli Usa abbiano speso 400 miliardi di dollari quest'anno per la difesa. Sarebbe stato meglio che questa fortuna fosse stata destinata alla pace mondiale, che solo arriverà il giorno in cui sarà figlia della giustizia".
Sociologo brasiliano, il suo ultimo libro è "Battesimo di sangue" (Sperling & Kupfer)

STEFANO BENNI, il manifesto, 15 settembre
"Non è vero che il mondo è cambiato martedì. Era già cambiato da diversi anni, col sorgere di una nuova razza di mutanti del conflitto politico, col crescere illimitato dell'avidità economica, della tecnologia bellica e del suo commercio. Con la ferocia "pulita" e quella "religiosa", in mano a grandi e piccoli giustizieri per i quali occupare la scena dei media conta più della vita dei rispettivi popoli".
Scrittore, il suo ultimo romanzo è "Spiriti" (Feltrinelli)

TIZIANO TERZANI,
Corriere della sera, 16 settembre
"O siamo invece pronti ad accettare le centinaia, le migliaia di morti - anche quelli civili e disarmati - che saranno vittime della nostra rappresaglia? Basterà alle nostre coscienze che quei morti ci vengano presentati, nel gergo da pubbliche relazioni dei militari americani, come "danni collaterali"?... Il problema è che fino a quando penseremo di avre il monopolio del "bene", fino a che parleremo della nostra come "la civiltà", ignorando le altre, non saremo sulla buona strada".
Giornalista, grande conoscitore dell'Asia, ha pubblicato fra l'altro "Pelle di Leopardo" (Longanesi), una raccolta di scritti sul Vietnam

EDOARDO SANGUINETI, l'Unità, 16 settembre
"Molti interrogativi eleganti: ma è terrorismo, questo, ancora? E siamo già in guerra, noi? E noi chi? Noi "americani" tutti? Noi "nativi" della Nato? Noi gli "occidentali"? Noi che siamo i "civili"? Noi che che siamo il "bene"? E contro chi? Il terrorismo, proprio? Gli "Stati canaglia"? E quali? E quanti?".
Poeta, è in libreria con "Ideologia e linguaggio" (Feltrinelli)

DARIO FO E FRANCA RAME, www.francarame.it, 17 settembre
"Nessuno ha pensato di chiudere le Borse per rispetto ai cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo afondava felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche ore. E non c'è da stupirsi: i grandi speculatori sguazzano in un'economia che uccide ogni anni decine di milioni di persone con la miseria, che volete che siano 20 mila morti a New York?".
Attori e autori teatrali; Fo è Premio Nobel per la letteratura

SUSAN SONTAG, la Repubblica, 17 settembre
"Sembra che le voci autorizzate a seguire un evento di tale portata si siano coalizzate in una campagna mirata a infantilizzare il pubblico. Dov'è chi riconosce che non si è trattato di un "vile" attacco alla "civiltà", o alla "libertà", o all'"umanità", o al "mondo libero", ma di un attacco all'auto-proclamata superpotenza del mondo, sferrato in conseguenza di specifiche azioni e alleanze americane? Quanti americani sanno che l'America continua a bombardare l'Iraq?".
Scrittrice e saggista newyorkese, il suo ultimo libro è "In America" (Mondadori)

MARTIN AMIS, The Guardian, 18 settembre
"Il terrorismo è la comunicazione politica con altri mezzi. Il messaggio dell'11 settembre suona così: America, è tempo che tu impari quanto implacabilmente sei odiata. Il volo United Airlines 175 era un missile intercontinentale balistico diretto contro la sua innocenza. Quella innocenza, si è affermato in questo modo, era una lussuosa e anacronistica illusione".
Scrittore inglese, l'ultima opera è "Cattive acque" (Einaudi)

LESTER THUROW, Corriere della sera, 18 settembre
"La recessione in America potrebbe generare una recessione globale. Secondo i miei calcoli, verrebbero persi circa 20 milioni di posti di lavoro, soprattutto in Asia. È urgente che che i governi e le banche centrali coordino i loro interventi per impedirlo. Il 2002 si preannuncia un anno di problemi, non di rilancio, anche se di problemi risolvibili".
Economista del Mit di Boston

RYSZARD KAPUSCINSKI, Corriere della sera, 18 settembre
"La catastrofe deve indurci a riflettere, a smettere di credere nell'utopia della vita senza conflitti, ad affrontare la realtà senza finzioni. Non vi è dubbio che il terrorismo va combattuto con ogni mezzo, ma occorre allo stesso tempo esaminare le circostanze, i meccanismi, le disparità che favoriscono il proliferare delle tensioni, senza sottovalutare nulla e voltando le spalle a quell'informazione che vuol farci divertire fino alla morte".
Saggista polacco, in libreria con "Shah-in-shah" (Feltrinelli)

RICCARDO MUTI
, la Repubblica, 18 settembre
"Vergogna: è stato questo per me il sentimento più forte. L'onta di far parte di una società colpevole d'aver permesso che ciò accadesse. Il primo impulso è stato: cancello il concerto. Poi ho deciso di dirigere, perché un concerto è un atto d'amore".
Direttore della Scala di Milano

PAUL AUSTER, la Repubblica, 18 settembre
"In quelle ore ho avuto paura per la reazione di Bush e ammirazione per come Rudolph Giuliani ha gestito la nostra città".
Scrittore newyorkese, ultima opera "Esperimento di verità" (Einaudi)

KARLHEINZ STOCKHAUSEN, intervista radiofonica, 18 settembre
"Che degli spiriti compiano una cosa del genere, che delle persone provino per dieci anni come pazzi in modo del tutto fanatico per un concerto e poi muoiano: questa è la più grande opera d'arte che in assoluto esiste nel cosmo...".
Compositore tedesco, celebre per il ciclo "Aus Licht"

ALDO BUSI, il manifesto, 18 settembre
"Io non tradirò la civilizzazione in cui sono nato e cresciuto, ma mi si permetta il diritto di non sentirmene parte che nei vincoli e nei doveri, giammai negli ideali, nei cosiddetti valori e nei cosiddetti diritti e nei cosiddetti privilegi di una democrazia a parole e particolarmente verbosa in Italia".
Scrittore e commentatore del "manifesto"

TAHAR BEN JELLOUN, la Repubblica, 19 settembre
"Non lo so, bambina mia, io sono come te e non riesco a capire per quale motivo dei giovani che hanno studiato, che hanno viaggiato per il mondo, che hanno goduto della libertà e dell'accoglienza dell'America, un giorno decidono di fare un massacro sacrificando le loro stesse vite. Lo fanno in nome del'Islam ma fanno male all'Islam e ai musulmani. Non si tratta più di religione, perché nessuna religione incita a uccidere degli innocenti... Insomma, è una follia che né tu nè io possiamo capire".
Scrittore marocchino, ultima opera "L'albergo dei poveri" (Einaudi)

WOODY ALLEN, la Repubblica, 19 settembre
"È stata una catastrofe, ma quello che più mi colpisce e mi spaventa e mi sorprende è che ci ha colti di sorpresa. Da anni si parlava del pericolo di un attacco del genere, si sono girati film sul tema, ci si scherzava con le barzellette, e adesso questo nostro modo tipicamente newyorkese di immaginare l'inevitabile è diventato realtà".
Regista newyorkese, il suo nuovo film si intitola "La maledizione dello scorpione di giada"

HANS MAGNUS ENZENSBERGER, Corriere della sera, 19 settembre
"Le energie omicide del presente non si lasciano ricondurre in alcun modo ad alcuna tradizione. Indifferentemente che si tratti delle guerre civili nei Balcani, in Africa, Asia o America Latina, delle dittature del vicino Oriente o degli innumerevoli "movimenti" sotto la bandiera dell'Islam, in tutti questi casi non si ha a che fare con rovine arcaiche ma con sintomi assolutamente contemporanei, nella fattispecie con reazioni alla condizione presente della comunità mondiale".
Scrittore tedesco, in libreria con "Più leggeri dell'aria" (Einaudi)

MILTON FRIEDMAN, La Stampa, 19 settembre
"Chiariamo subito una cosa. Questo non significa che (la recessione) sarà molto lunga o particolarmente dura. Ma una delle conseguenze dell'attacco alle Torri gemelle e al Pentagono potrebbe essere che questa nuova recessione sarà più lunga di quello che avrebbe potuto essere... In circostanze simili è noto che i mercati reagiscono in maniera eccessiva".
Economista americano, premio Nobel, ex consigliere di Ronald Reagan

AVRAHAM B. YEHOSHUA, La Stampa, 19 settembre
"È dunque dovere degli ebrei smantellare la maggior parte degli insediamenti e assicurare un risarcimento territoriale ai palestinesi in cambio dei piccoli insediamenti che saranno annessi al territorio israeliano. La comunità internazionale dovrà far pressione sui palestinesi perché rinuncino alla pretesa del diritto al ritorno dei profughi del '48 e accettino un indennizzo di tipo economico".
Scrittore israeliano, ha appena scritto la piece teatrale "Possesso"

JOSÉ SARAMAGO, la Repubblica, 20 settembre
"Gli dèi, secondo me, esistono solo nel cervello umano, prosperano o si consumano nello stesso universo che li ha inventati, ma il "fattore Dio", questo sì, è presente nella vita come se ne fosse effettivamente il padrone e signore. Non è un Dio, ma il "fattore Dio" quello che si esibisce nei dollari e che si mostra nei cartelli che chiedono per l'America (quella degli Stati Uniti, non l'altra) la benevolenza divina. Ed è il "fattore Dio" in cui il Dio islamico si è trasformato che ha scagliato contro le torri del World trade center gli aerei della rivolta contro i disprezzi e della vendetta contro le umiliazioni".
Scrittore portoghese, Nobel per la letteratura

EDUARDO GALEANO, il manifesto, 20 settembre
"Henry Kissinger è stato fra i primi a reagire di fronte alla recente tragedia: "Sono colpevoli come i terroristi coloro che gli offrono appoggio, finanziamento e ispirazione", ha sentenziato... Se è così, bisognerebbe cominciare col bombardare Kissinger. Verrebbe fuori che lui è colpevole di molti più crimini di quelli commessi da bin Laden e da tutti i terroristi che ci sono nel mondo, in molti Paesi che agivano al servizio dei vari governi nordamericani, a cui diede "appoggio, finanziamenti e ispirazione": al terrore di Stato in Indonesia, Cambogia, Cipro, Filippine, Sudafrica, Iran, Bangladesh, e nei paesi sudamericani...".
Scrittore uruguaiano, ha denunciato l'imperialismo in "Memoria del Fuoco" e "Le vene aperte dell'America Latina"

NOAM CHOMSKY, il manifesto, 20 settembre
"Nel mondo islamico, lo Stato fondamentalista più estremista, a parte i talebani, è l'Arabia Saudita, "Stato cliente" degli Usa sin dalle sue origini. Sappiamo che negli anni Ottanta gli estremisti fondamentalisti islamici erano i favoriti degli Usa, perché erano i migliori killer che si potessero trovare. In quegli anni, il nemico principale degli Usa era, piuttosto, quella piccola parte della Chiesa cattolica che aveva gravemente peccato in America Latina adottando "l'opzione privilegiata dei poveri"".
Linguista del Mit di Boston, storico oppositore della politica estera degli Stati Uniti. Ultima opera, "Sulla nostra pelle" (Tropea)

ANDRÉ GLUCKSMANN, El País, 22 settembre
"Gli Stati perdono protagonismo perché la violenza si espande. E questo risponde a una logica che non si può ridurre né all'economia né alla tecnologia né alla cultura, è la logica della guerra e del nichilismo. Non c'è bisogno di avere la bomba atomica per distruggere le Torri gemelle. Questo è ciò che che i governi occidentali non hanno capito".
Filosofo francese, alfiere dei diritti civili

JEREMY RIFKIN, El País, 22 settembre
"Gli Stati Uniti e il mondo sono a un punto di non ritorno della loro storia. Le nazioni si uniscono per mostrare una risposta militare unitaria alle minacce... Senza dubbio, dobbiamo essere ugualmente coraggiosi e unanimi nella nostra determinazione di mantenere lo spirito democratico di apertura e tolleranza, e di affrontare le ingiustizie economiche che permettono il fiorire di idee estremiste e del terrorismo".
Saggista americano, è in libreria con "Ecocidio" (Mondadori)

CARLOS FUENTES, El País, 23 settembre
"Sono questi i due mondi che si sono scontrati tragicamente sulle metropoli nordamericane l'11 settembre: i vizi della globalizzazione senza limiti dominata da una sola potenza e i vizi della localizzazione senza limiti dominata dal tribalismo intollerante: a New York e a Washington è accaduto che la potenza maggiore ha dimostrato la propria impotenza e la impotenza maggiore ha dimostrato la propria potenza...".
Scrittore messicano, l'ultimo libro è "Gli anni con Laura Diaz" (il Saggiatore)

ADRIANO SOFRI, la Repubblica, 24 settembre
"Il gendarme: è il sinonimo malvisto di poliziotto... Di volta in volta gli Stati Uniti sono stati gendarme o poliziotto del mondo. Il mondo non ne ha altri. Deve dotarsene, ma esita, se la prende con l'America, e si tiene al suo riparo. Si manifesta contro il gendarme, si può avere bisogno di chiamare la polizia. Le persone che hanno guardato l'America colpita al cuore hanno reagito così, alcuni col compiacimento di vedere la potenza sfregiata, altri col panico di sentirsi indifesi e abbandonati durante l'assalto dei banditi".
Saggista, commentatore, l'ultimo libro è "Piccola posta" (Sellerio)

GLI STUDENTI DI BERKELEY, manifestazione del 21 settembre
"Occhio per occhio rende il mondo cieco".


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