Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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La lezione è come un lume che s’apre e sboccia a poco a poco nell’anima di ognuno, ingrandisce e illumina tutti di un unico palpitare di luce, e maestro e scolari. Anche il maestro impara come gli scolari facendo lezione: perché imparare non è altro che scoprire sé e chiarire sé a se stessi.

Manara Valgimigli, La mia scuola



 

Testi in prosa

Rubé, di Antonio Giuseppe Borghese
La ragazza di Bube, di Carlo Cassola
Il sentiero dei nidi di ragno, di Italo Calvino
Introduzione ai Promessi Sposi, di Alessandro Manzoni
La roba, di Giovanni Verga
Il treno ha fischiato, di Luigi Pirandello
la ragazza di bube

La ragazza di Bube di Carlo Cassola

Negli anni Sessanta il successo di pubblico di questo romanzo fu enorme e venne ulteriormente riconosciuto dall’assegnazione a Cassola del Premio Strega. La critica, però, non fu mai benevola nei confronti di uno scrittore che all’ “engagée” di cui parlava Sartre preferì sempre una soluzione affatto diversa, contrassegnata da quel marchio lirico-intimista che sanciva l’esaurirsi della corrente neorealista: la neo avanguardia lo definì “la Liala degli anni Sessanta”, mentre critici come Asor Rosa e Fortini ne hanno decisamente avversato le posizioni ideologiche, condizionando negativamente anche il giudizio sull’opera letteraria. Uno scrittore, Cassola, che di tale clima di ostracismo risente ancora oggi, ma che andrebbe invece recuperato proprio alla luce di una prosa di alta qualità letteraria, ma anche, nell’ambito di uno studio sul mondo editoriale e sulla ricezione, come autore che inaugura la tipologia editoriale di “romanzo di massa”, un prodotto che dopo di lui costituirà un vero e proprio obiettivo d’investimento da parte delle case editrici. La storia è quella di Mara, una ragazza toscana di umili origini, e del suo amore per Bube, un giovane partigiano che, in seguito ad un omicidio politico commesso subito dopo la fine della guerra, è costretto a subire un lungo e duro processo che lo vedrà condannato a diversi anni di carcere. Una vicenda sulla Resistenza, dunque, ma anche sul clima sociale e politico che contrassegna gli anni del dopoguerra e del boom economico: eppure tutto ciò resta sullo sfondo, in quanto la narrazione è tutta incentrata sulla figura della protagonista, una figura femminile tutt’altro che anacronistica. Fin dalle prime pagine il narratore esterno focalizza la narrazione dal punto di vista del personaggio principale e la posizione del narratore implicito emerge proprio dall’evoluzione che Mara porta a compimento grazie alle vicende che attraversa, mostrandoci come non siamo di fronte ad un testo ingenuo né vuotamente sentimentale, anche se si innesta su un topos vecchio come il mondo, quello della separazione dei due amanti. All’inizio Mara è una ragazzetta piuttosto superficiale, che non riflette, ma “civetta” con gli altri e con se stessa, coltivando un rapporto quasi ossessivo con lo specchio e con una fisicità così prorompente nel suo sbocciare da impedirle un vero rapporto con gli altri. Non a caso la perdita del fratello partigiano viene registrata con assoluta indifferenza: “Quanto a lei, non gliene era importato nulla; anzi, era contenta che ormai la camera di Sante era diventata sua, mentre prima le toccava dormire in cucina”. Le cose cambiano nel momento in cui conosce Bube: inizialmente Mara vede il rapporto con il ragazzo come una delle tante sfide intraprese con la cugina per suscitarne la gelosia, ma pian piano finisce per innamorarsi veramente e da questo momento inizia il suo mutamento, che da una situazione di superficiale spensieratezza la condurrà, attraverso l’esperienza del dolore, alla conquista della sua identità, alla consapevolezza di essere per sempre “la ragazza di Bube”. In questo processo un ruolo fondamentale viene compiuto dal viaggio: lo spostamento del personaggio nello spazio, anche quando si tratta di andare soltanto “girelloni per il paese” come nel caso di ‘Ntoni Malavoglia, non è mai trascurabile se tali spostamenti sono visti, come afferma B. Basile, come continuo e vano ripetersi del confronto tra “carcere” e “fuga”. Nota è anche la tesi di Lotman, per cui la rappresentazione dello spazio esprime la visione del mondo, sempre diviso in almeno due campi, e l’eroe è colui che passa la frontiera tra questi due campi: si pensi alla storia di Renzo, di ‘Ntoni, di Silvestro in Conversazione in Sicilia, di Anguilla in La luna e i falò. Un primo allontanamento dal paese, nel quale Mara non si riconosce, la conduce alla scoperta dell’amore con Bube, mentre il secondo le fa scoprire la vita cittadina e un nuovo amore, che per un momento sembrano allontanarla per sempre dalla fase iniziale della sua vita, ma che si concludono con il definitivo ritorno al paese e a Bube, con una nuova consapevolezza e soprattutto con la maturità derivante dal dolore. Vi sono, infine, i numerosi viaggi, che verso la fine del romanzo Mara compie per assistere al processo del fidanzato: anche questi sembrano allontanarla e vederla estranea a quello che sta avvenendo, ma poi finiscono per ricondurla simbolicamente al suo primo amore. Particolarmente significativa al riguardo la struttura dell’ultima parte, quella relativa agli esiti del processo: lo scrittore tiene in sospeso il lettore fino alla fine attraverso la tecnica dello stacco temporale (ellissi), visualizzato nello spazio bianco che separa brevi quadri narrativi in cui la figura della protagonista finisce per visualizzarsi, quasi in un piano sequenza cinematografico, nella sua orgogliosa solitudine. Fondamentale nel romanzo, come del resto nella restante produzione di Cassola, in modo particolare ne Il taglio del bosco, è la descrizione del paesaggio, che riflette specularmente l’intimità dei personaggi: di particolare rilievo al riguardo l’opposizione che si crea tra l’ambiente naturale che fa da sfondo alle giornate trascorse da Mara e Bube nel casolare di campagna dove il giovane si nasconde prima dell’espatrio e l’ambiente cittadino che vede nascere e morire la relazione della ragazza con l’antagonista, l’operaio che rappresenta quella fascia di sinistra che dopo la guerra cerca di acquistare consapevolezza attraverso la cultura. Ad una natura rigogliosa e solare cui fa da sfondo la tenerezza degli approcci impacciati dei due ragazzi, tanto più indifesi quanto più coinvolti in eventi più grandi di loro, si oppone un paesaggio notturno, nebbioso e malinconico, la cui unica luce è quella di una fabbrica che rappresenta per Mara l’alternativa alla vita con Bube, un’alternativa che esercita su di lei un richiamo profondo ma che non riesce a infrangere il legame che lega i due giovani. Mara compie una scelta che la condurrà alla scoperta di se stessa, una scoperta che diviene palese nel momento in cui rivede l’antagonista sposato con un’altra pochi mesi dopo averle giurato eterno amore: uno spirito borghese dal quale la ragazza è sempre fuggita. L’interesse per l’interiorità del personaggio viene spiegato dallo stesso Cassola quando parla di ricerca, attraverso l’arte, del subliminale come ricerca di ciò che sta sotto l’atto pratico e che deve essere ricercato e portato alla luce. C’è, infine, un altro aspetto da prendere in considerazione ed è quello, forse, che rende più attuale il romanzo, in un momento di fervente dibattito revisionistico. Sicuramente Cassola, pur rappresentando la Storia nei suoi romanzi, appare più interessato, come abbiamo visto, alla storia interiore dei suoi personaggi, che finiscono per aderire ai grandi eventi pubblici solo per dimenticare sventure personali, come nel caso dell’adesione alla Resistenza del protagonista maschile del romanzo Fausto e Anna. Tuttavia in questo romanzo la posizione dell’autore implicito in relazione a questioni politiche come quelle del ruolo della Resistenza o dell’atteggiamento dei partiti della sinistra nell’immediato dopoguerra sembra emergere chiaramente: dai dialoghi dei personaggi emerge uno sguardo lucido sulle storture della Resistenza, sulla mitizzazione di un movimento che degenerò in atti di violenza e sopruso, sull’atteggiamento ambiguo dei partiti della sinistra e di Togliatti in primis, che si adoperò per entrare al governo anche a prezzo di compromessi che danneggiarono le fasce politiche che il suo partito avrebbe dovuto sostenere. Certamente tutto ciò, pur mediato attraverso i personaggi di un testo narrativo, di una finzione dunque, non poteva passare inosservato negli anni Sessanta alla critica marxista che aveva in mano le redini del giudizio letterario. Lo stile, scarno ed oggettivo, privo di interventi da parte del narratore, tende a riprodurre il linguaggio delle classi umili senza però arrivare all’impiego del dialetto col quale si correva il rischio di commettere lo stesso errore dei testi neorealistici, pura riproduzione del parlato in chiave mimetica e con effetti cronachistici, senza alcuna mediazione narrativa. Cassola preferisce il termine semplice, l’uso del dialogo per conferire immediatezza e vivacità espressive, l’impiego di una sintassi paratattica. Nel testo considerato forse la più riuscita prova artistica dello scrittore, Il taglio del bosco, la tematica lirico intimistica prenderà a tal punto il sopravvento che gli eventi saranno pochi e lo stile paratattico servirà per mettere in luce la solitudine e la malinconia dell’uomo in un mondo in cui tutto si ripete, nella monotona quotidianità, lasciandolo solo col proprio dolore. Utilizzo didattico (1): inserimento in un modulo storico-culturale sulla Resistenza, ponendo in luce per la parte letteraria i romanzi che se ne sono occupati, per la parte storica il dibattito critico scatenatosi in questi ultimi anni dalla storiografia revisionistica.Utilizzo didattico (2): inserimento in un modulo tematico sulla visione della storia nel romanzo tra Ottocento e Novecento e sul conseguente rapporto tra intellettuale e società, tra intellettuale e potere.

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