Il tempo dei cavalli ubriachi
Regia di Barman Ghobadi – Iran/Francia 2000
Con Ayoub Ahmadi (Ayoub), Rojin Younessi (Rojin), Amaneh Ekhtiar-dini
(Amaneh), Madi Ekhtiar-dini (Madi)
Durata: 80 minuti
Vicenda: In un villaggio Kurdo al confine
tra Iran e Iraq vive una famiglia composta da cinque fratelli.
Il maggiore dei maschi, Ayoub, accetta qualsiasi occupazione
pur di guadagnare il denaro necessario per far operare il fratellino
Madi, affetto da nanismo per una grave malattia alle ossa. Pur
lavorando fino allo stremo delle forze, però, non riesce
a mettere insieme la somma necessaria per l’operazione.
Allora, all’insaputa di Ayoub, la sorella maggiore Rojin
acconsente ad andare in sposa a un facoltoso mercante iracheno,
ottenendo in dote la copertura delle spese dell’intervento
di Madi in Iraq. Ayoub, pur sconvolto dalla prospettiva di perdere
Rojin, accompagna lei e Madi al confine per una riunione delle
due famiglie; tuttavia, giunti sul posto, la madre dello sposo
rifiuta di accogliere il fratello malato e allo zio non resta
che accettare l’offerta di un mulo come indennizzo. Intanto
il tempo utile per l’operazione scarseggia, Madi peggiora
a vista d’occhio e Ayoub decide di recarsi a vendere il
mulo oltre frontiera, al fine di spuntare un prezzo più
vantaggioso. Partito con Madi insieme a un gruppo di contrabbandieri,
il ragazzo è ormai in vista della meta quando un’imboscata
dei militari coglie tutti di sorpresa: mentre ognuno tenta di
dileguarsi, Ayoub si prodiga disperatamente per far rialzare
il mulo caduto nella neve, schiantato dal carico e intontito
dall’alcool. E proprio all’ultimo momento, i suoi
immani sforzi saranno premiati.
Punti di approfondimento su tematiche di attualità
socio-economica:
1. I curdi e il Kurdistan: storia di un’identità
negata. L’evoluzione storica: le origini di un
popolo, la sua lingua e la sua religione, le sue radici etniche
e l’area geografica di riferimento, i rapporti con le
nazioni vicine. L’attualità e la cronaca: la dispersione
delle popolazioni curde nei Paesi del Medio Oriente (Turchia,
Iran, Iraq, Siria), le frammentazioni e le divisioni interne,
la repressione dei governi (in particolare quello turco), l’occupazione
militare e la deportazione.
2. Bambini al lavoro: una piaga che dilania
i Paesi sottosviluppati (spesso e volentieri con la connivenza
del mondo cosiddetto “civilizzato”, nel quale il
fenomeno tende a riprodursi), ma che in talune circostanze corrisponde
a un’estrema chance di sopravvivenza.
3. A un passo dalla morte o dalle mutilazioni permanenti:
il Kurdistan, una delle zone del pianeta in cui – come
testimoniano i rapporti di associazioni umanitarie quali la
Coalizione internazionale per la messa al bando delle mine antipersona,
Amnesty International o Emergency – il territorio è
letteralmente saturo di mine disseminate dalle diverse fazioni
in conflitto.
4. Il contrabbando delle merci più svariate fra
i due lati della frontiera: una rischiosa attività
illecita che impiega come manovalanza bambini anche molto piccoli,
strappati al gioco e (nei rari casi in cui esistano ancora)
alle famiglie.
Punti di discussione sul sistema dei
personaggi:
1. Il rapporto di reciproco sostegno fra Ayoub, Amaneh
e Rojin, finalizzato al soddisfacimento dei bisogni
primari e alle cure da prestare a Madi (oltre che alla sorellina
più piccola).
2. I regali di Ayoub ai fratelli: quando anche
un quaderno o una fotografia sono sufficienti a portare un momento
di serenità a chi li riceve.
3. L’ostinazione di Ayoub: quando è
impossibile progettare l’avvenire, l’unica prospettiva
è quella dettata dai problemi del presente.
4. Il matrimonio di Rojin: quando amore e sentimenti
sono un dettaglio trascurabile nell’unione fra due persone,
condizionata dalle tradizioni, dalle convenienze o dalle esigenze
contingenti.
Personaggi:
• Ayoub (Ayoub Ahmadi) -------------------------------------------------------------------------------------
• Rojin (Rojin Younessi) ------------------------------------------------------------------------------------
• Amaneh (Amaneh Ekhtiar-dini) -------------------------------------------------------------------------
• Madi (Madi Ekhtiar-dini) -----------------------------------------------------------------------------------
Da considerare:
1. L’essenzialità delle scelte registiche:
la – spesso impercettibile – commistione fra documentario
e finzione, la voce fuori campo di Amaneh, la fissità
delle riprese (in campo lungo) nella sequenza dell’incontro
con la famiglia dello sposo di Rojin, la telecamera a spalla
usata nelle scene più incalzanti, l'audio "in presa
diretta", l'assenza di colonna sonora, l’implacabile
durezza degli scenari naturali (i monti, la neve, il freddo
insopportabile e quasi fisicamente “percepibile”
nelle drammatiche immagini conclusive), il finale tronco e inatteso.
2. Nel 2000 il film ha ottenuto la “Caméra d’or”,
il riconoscimento che il festival di Cannes assegna alle opere
prime.