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I diari della motocicletta
(The Motorcycle Diaries)
Regia di Walter Salles – Usa, Germania, Gran Bretagna, Argentina,
2004
Con Gael García Bernal (Ernesto Guevara), Rodrigo De la Serna
(Alberto Granado)
Durata: 126 minuti
Vicenda: 4 gennaio 1952, Buenos Aires. Ernesto
Guevara De la Serna e Alberto Granado partono per un viaggio attraverso
l’America Latina a bordo della Poderosa, la moto di Alberto.
La prima tappa è Miramar, dove Ernesto incontra la sua
fidanzata, detta Chincina. A Santiago, in Cile, la carcassa esanime
della moto viene abbandonata e i due proseguono a piedi e in autostop.
Giunti a Chuquicamata, famoso centro minerario del rame, si rendono
conto delle tremende condizioni dei lavoratori e dello sfruttamento
cui è sottoposto il proletariato. Dopo lo sconfinamento
in Perù non mancano le tappe a Cuzco e Machu Pichu, dove
Ernesto ha modo di entusiasmarsi per la cultura Inca e di contrapporvi
lo squallore della capitale Lima. I due amici vivono poi un’importante
esperienza umana nel lebbrosario di San Pablo, dove si confrontano
con le condizioni dei degenti e con il loro isolamento. Il viaggio
prosegue in Colombia e culmina a Caracas, in Venezuela, dove avviene
la separazione: ad Alberto viene offerto un lavoro, Ernesto deve
tornare a Buenos Aires per ultimare i suoi studi in medicina.
Punti di discussione:
• Il viaggio come metafora interiore: «Quel vagare
senza meta per la nostra maiuscola America mi ha cambiato più
di quanto credessi».
• I momenti di rivelazione e scoperta del proprio io: il
dialogo con la peruviana intorno al fuoco e la scena simbolica
dell’attraversamento del fiume a nuoto.
• L’amicizia tra i due protagonisti.
• Il senso di appartenenza, la solidarietà, il rifiuto
di ogni ingiustizia come consapevolezza e desiderio di agire in
prima persona per riscattare la dignità dei deboli e degli
oppressi.
Personaggi:
• Ernesto Guevara (Gael García Bernal). Nel film
non emerge l’immagine mitizzata ed eroica del rivoluzionario
che sarà (il personaggio iperconnotato e sovraesposto di
Che Guevara), quanto l’immagine di un giovane inquieto,
con un profondo senso della giustizia e dell’onestà,
terribilmente sincero anche a costo di diventare antipatico. Un
ventenne a tratti ingenuo e impacciato, ancora privo di formazione
politica ma animato da un’inestinguibile sete di conoscenza.
Del giovane “Fuser” vengono illustrate le ansie, i
dubbi, l’incompiutezza ed anche la malattia polmonare.
• Alberto Granado (Rodrigo De la Serna): è il migliore
amico del protagonista, un biochimico grassoccio, biondo e simpatico.
Il film è stato girato con l’ausilio dell’oggi
ottantenne Alberto Granado, la cui immagine compare dopo i titoli
di coda.
Da considerare:
1. Alcuni luoghi di mutazione: Chuquicamata, Cuzco, Macchu Picchu,
San Pablo.
2. La funzione allegorica delle foto in bianco e nero.
3. Le fonti utilizzate dal regista: Latinoamericana di Ernesto
Che Guevara (Feltrinelli), Un gitano solitario di Alberto Granado
(Sperling & Kupfer), la biografia del Che dello scrittore
messicano Paco Ignacio Taibo.
4. Il genere road movie. I diari della motocicletta e altri film
di viaggio e di attraversamento di territori (Easy Rider, Paris-Texas,
Thelma e Louise).
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