| |
Relazione sul Progetto “Economia e diritti … in gioco”
– di Monia, classe I^ G
 |
L’attività che abbiamo affrontato in classe nelle
ore della professoressa Gasperini era intitolata “Economia
e diritti… in gioco”. Si tratta di un progetto svolto
in tre settimane (quarta e quinta ora del giovedì) realizzato
con lo scopo di offrire agli studenti un’occasione di confronto
con alcuni temi e pratiche economiche come l’equa redistribuzione
delle risorse, i diritti economici e sociali descritti nella dichiarazione
universale dei diritti umani e l’impatto ambientale dei
vari processi economici.
Il lavoro è stato suddiviso in tre tappe: il primo incontro,
secondo le mie prospettive, è stato del tutto strano poiché
la ragazza dell’associazione mondo solidale si è
presentata in maniera particolare ossia in pigiama, pantofole,
coperta e cuscino. Appena è entrata, tra noi alunni si
è formato un brusio di voci che si chiedevano “cosa
stesse facendo”: una reazione del tutto naturale visto che
si stava preparando per andare a dormire, sulla scrivania! Insomma
non si era nemmeno presentata, anzi si comportava come se noi
non ci fossimo, tanto che pensavamo fosse muta. La ragazza, fatti
i suoi comodi e preparata la colazione, si è messa a scrivere
una frase di Martin Luther King alla lavagna. Finalmente le nostre
curiosità sono state soddisfatte quando Laura ha rivelato
il compito che avremmo dovuto svolgere in quella giornata. Ci
sono stati consegnati dei prodotti, uno per ogni gruppo, che vengono
utilizzati da tutti quotidianamente sin dalla prima colazione.
Dopo di che abbiamo dovuto analizzarli in un periodo limitato
di tempo cercando di ricavarne la provenienza. Il mio gruppo formato
da Daisy, Vale e Tania, è stato il più fortunato
perché c’ è stato assegnato il tè.
Altre risorse erano una sveglia, una tovaglietta, una maglia e
il cacao. Così ci siamo soffermati sui dazi doganali di
quest’ultimo e abbiamo potuto fare una distinzione: per
le fave di cacao il dazio era del 3%, per il burro di cacao del
12%, per la pasta di cacao del 15% e per la polvere di cacao del
16%. Queste informazioni ci hanno permesso di constatare che i
paesi del sud del mondo sono maggiormente svantaggiati rispetto
ai paesi industrializzati, infatti un prodotto finito viene a
costare il 16% in più rispetto alla risorsa vera e propria,
di conseguenza le industrie, per guadagnare, hanno dovuto fabbricare
il prodotto in Italia, con altre sostanze oltre al cacao. E perciò
dal 1980 ad oggi il calo dell’esportazione del cacao è
stato del 71% e ciò significa il fallimento di numerose
industrie dei paesi in via di sviluppo.
Il secondo incontro mi è piaciuto molto perché anche
se il primo mi aveva colpito e interessato, questo prevedeva più
creatività, trattandosi sostanzialmente di un gioco di
simulazione. Sempre suddivisi in gruppi ci è stato assegnato
un paese che dovevamo rappresentare e con esso ci veniva predisposto
del materiale necessario alla finalizzazione di questo lavoro.
Il mio gruppo era composto di soli due componenti, cioè
io e la mia compagna di banco Daisy, che avevamo l’America
del sud. Gli unici strumenti che tutti avevano erano: un foglio
in cui c’erano scritti il denaro e i prodotti che possedevamo
e che dovevamo acquistare. Io partivo con 10 miliardi e avevo
a disposizione 7 cartine da vendere a 10 miliardi l’una
tranne una che serviva al mio gruppo. Il prodotto era una mucca
e ne dovevo fabbricare ben otto. Affidati i ruoli, ci sono state
lette le regole e le istruzioni fondamentali di questo lavoro.
In poche parole non dovevamo cambiare il costo della merce, dovevamo
incollare nel cartellone quello che ci veniva richiesto nel minor
tempo possibile e una volta finito potevamo commerciare i prodotti
che non ci servivano più con gli altri paesi per guadagnare
altro denaro. Oltre a Laura c’era un’altra signora
che cronometrava il tempo che ogni gruppo impiegava, per poi metterlo
in classifica. Dato inizio al gioco, ho incominciato subito a
negoziare col paese vicino. Una matita dalla Russia, 10 miliardi,
in cambio di una cartina; le forbici dall’America del nord,
20 miliardi, in cambio di una cartina; due fogli dall’Africa,
2 miliardi, in cambio di una cartina; un cartoncino azzurro dalla
Cina, 5 miliardi, in cambio di una cartina; la colla dall’Asia,
7 miliardi, in cambio di una cartina ed infine il colore verde,
10 miliardi, in cambio di una cartina. Avevamo tutto e così
ci siamo divisi i compiti. Io dovevo fare le otto mucche nei due
fogli che avevo comprato e dovevo fare le due frecce del commercio
nel cartoncino azzurro, mentre alla Daisy spettava l’incarico
di colorare e ritagliare le mucche che facevo e il nostro stato.
A questo punto, presa da un dubbio, ho chiesto a Laura se potevo
fare le mucche con la sagoma che avevo e lei, scorbuticamente,
mi ha risposto: “Ma sei mai andata a scuola? C’è
qualcuno intelligente che riesce a spiegare a lei come si deve
fare visto che non ci arriva!” Nessuno in fin dei conti
sapeva bene quello che doveva fare quindi sono andata a fare la
stessa domanda all’ altra ragazza che gentilmente mi ha
spiegato il procedimento. Anche la mia “socia” nel
frattempo era impacciata e ha fatto il terribile errore di chiedere
aiuto a Laura che, metaforicamente parlando, l’ ha assalita.
Mentre stavo lavorando mi è venuta in mente la storia che
mi aveva raccontato mia sorella che aveva fatto una simile simulazione
con la sua scuola. Mi aveva detto, tra le tante cose, che per
mettersi meglio nei panni di qualcuno in quella determinata situazione,
un signore faceva di tutto per colpire la sua affettività
ed emotività distruggendo più volte il lavoro che
stava facendo costringendola a rifarlo di nuovo e insultandola
della sua situazione sociale, economica ed etnica. Quindi, capito
l’andazzo, per qualsiasi cosa avessi bisogno andavo dall’
altra ragazza. Mentre stavo attaccando la mia merce e il mio stato
al cartellone, inaspettatamente me la trovo davanti a commentare
il mio operato: “Quella la chiami una mucca? Non ha occhi,
nè coda né orecchie. Dove esiste una mucca così?!
Valla a rifare.” Io le ho risposto che al giorno d’oggi
quasi tutto deriva da organismi geneticamente modificati e quella
mucca ne era un esempio evidente. In questo modo ho potuto finire
in santa pace tanto che siamo arrivate terze. Come nelle regole
indicate precedentemente abbiamo cercato di vendere i nostri prodotti
e qui ci siamo divertite molto. Io ero sempre nei dintorni del
gruppo che rappresentava l’ Asia per offrire aiuto in cambio
di una certa somma di denaro. Daisy vendeva qualcosa all’Africa,
che ormai era sommersa dai debiti. Avevamo guadagnato solo 8 miliardi
ma alla fine abbiamo accreditato un debito di 30 miliardi tutto
per la mia furbizia, infatti ho scoperto una scorrettezza commessa
da un altro gruppo e per il mio silenzio mi sono fatta dare 20
miliardi. Avevamo la stessa cifra di denaro che aveva lo stato
che è arrivato primo. Come ricompensa ci è stata
data della cioccolata. Al paese ultimo classificato sono state
date le briciole. Alla fine del gioco ci è stato chiesto
come ci fossimo trovati nel ruolo delle grandi imprese transnazionali
e chi si è lamentato più di tutti è stata
l’Africa che era partita con 10 miliardi ed era stata costretta
a vendere il prodotto a solo 1 miliardo. Al contrario chi si è
trovato decisamente meglio è stata l’America del
nord che era partita con 40 miliardi e doveva vendere il prodotto
a 20. Per me è stata un’ esperienza molto significativa
che mi ha permesso di capire quanto sia impossibile per i paesi
poveri commerciare con quelli industrializzati.
Nel terzo e ultimo incontro ci è stato proposto un filmato
che mostrava la disonestà delle multinazionali che, secondo
un’indagine svolta da una giornalista, contraffanno il peso
delle bilance. In questo modo i lavoratori, che vengono pagati
in base alla quantità dei sacchi, ottengono meno soldi
del dovuto. Grazie ai responsabili dell’ associazione del
mondo solidale le persone di quel paese hanno costruito un pozzo
comune dal quale prendere l’acqua (5 litri al giorno) e
una scuola dove poter mandare i propri figli. Questo tipo di commercio
permette così alle piccole industrie di vivere senza preoccupazioni
e problemi, nonostante le condizioni rimangano misere. Con ciò
Laura ha concluso il suo discorso e come ricordo ci ha lasciato
un foglio dove viene raccontata la storia di un colibrì
che durante un incendio della foresta, invece di fare come tutti
gli animali che scappano, vola verso l’ incendio e incontra
un leone; lui gli chiede cosa stia facendo e l’ uccellino
risponde che sul becco ha una goccia d’acqua e per questo
motivo va a gettarla sull’ incendio. Il leone si mette a
ridere e il colibrì ribatte che lui almeno fa la sua parte.
Un insegnamento dal quale tutti noi dovremmo prendere spunto.
L’ università di Roma, ad esempio, sta già
provvedendo a sostituire le macchinette della coca cola con una
bibita equa e solidale. Questa attività mi ha fatto capire
che è impossibile eliminare la povertà, ma l’unica
cosa è riuscire a ridurla. Tutto sommato, mi è piaciuta
e, perché no, la rifarei di nuovo.
| indietro |
 |
|
|