Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella.

J.D. Salinger, Il giovane Holden

 
Relazione sul Progetto “Economia e diritti … in gioco” – di Monia, classe I^ G


L’attività che abbiamo affrontato in classe nelle ore della professoressa Gasperini era intitolata “Economia e diritti… in gioco”. Si tratta di un progetto svolto in tre settimane (quarta e quinta ora del giovedì) realizzato con lo scopo di offrire agli studenti un’occasione di confronto con alcuni temi e pratiche economiche come l’equa redistribuzione delle risorse, i diritti economici e sociali descritti nella dichiarazione universale dei diritti umani e l’impatto ambientale dei vari processi economici.
Il lavoro è stato suddiviso in tre tappe: il primo incontro, secondo le mie prospettive, è stato del tutto strano poiché la ragazza dell’associazione mondo solidale si è presentata in maniera particolare ossia in pigiama, pantofole, coperta e cuscino. Appena è entrata, tra noi alunni si è formato un brusio di voci che si chiedevano “cosa stesse facendo”: una reazione del tutto naturale visto che si stava preparando per andare a dormire, sulla scrivania! Insomma non si era nemmeno presentata, anzi si comportava come se noi non ci fossimo, tanto che pensavamo fosse muta. La ragazza, fatti i suoi comodi e preparata la colazione, si è messa a scrivere una frase di Martin Luther King alla lavagna. Finalmente le nostre curiosità sono state soddisfatte quando Laura ha rivelato il compito che avremmo dovuto svolgere in quella giornata. Ci sono stati consegnati dei prodotti, uno per ogni gruppo, che vengono utilizzati da tutti quotidianamente sin dalla prima colazione. Dopo di che abbiamo dovuto analizzarli in un periodo limitato di tempo cercando di ricavarne la provenienza. Il mio gruppo formato da Daisy, Vale e Tania, è stato il più fortunato perché c’ è stato assegnato il tè. Altre risorse erano una sveglia, una tovaglietta, una maglia e il cacao. Così ci siamo soffermati sui dazi doganali di quest’ultimo e abbiamo potuto fare una distinzione: per le fave di cacao il dazio era del 3%, per il burro di cacao del 12%, per la pasta di cacao del 15% e per la polvere di cacao del 16%. Queste informazioni ci hanno permesso di constatare che i paesi del sud del mondo sono maggiormente svantaggiati rispetto ai paesi industrializzati, infatti un prodotto finito viene a costare il 16% in più rispetto alla risorsa vera e propria, di conseguenza le industrie, per guadagnare, hanno dovuto fabbricare il prodotto in Italia, con altre sostanze oltre al cacao. E perciò dal 1980 ad oggi il calo dell’esportazione del cacao è stato del 71% e ciò significa il fallimento di numerose industrie dei paesi in via di sviluppo.
Il secondo incontro mi è piaciuto molto perché anche se il primo mi aveva colpito e interessato, questo prevedeva più creatività, trattandosi sostanzialmente di un gioco di simulazione. Sempre suddivisi in gruppi ci è stato assegnato un paese che dovevamo rappresentare e con esso ci veniva predisposto del materiale necessario alla finalizzazione di questo lavoro. Il mio gruppo era composto di soli due componenti, cioè io e la mia compagna di banco Daisy, che avevamo l’America del sud. Gli unici strumenti che tutti avevano erano: un foglio in cui c’erano scritti il denaro e i prodotti che possedevamo e che dovevamo acquistare. Io partivo con 10 miliardi e avevo a disposizione 7 cartine da vendere a 10 miliardi l’una tranne una che serviva al mio gruppo. Il prodotto era una mucca e ne dovevo fabbricare ben otto. Affidati i ruoli, ci sono state lette le regole e le istruzioni fondamentali di questo lavoro. In poche parole non dovevamo cambiare il costo della merce, dovevamo incollare nel cartellone quello che ci veniva richiesto nel minor tempo possibile e una volta finito potevamo commerciare i prodotti che non ci servivano più con gli altri paesi per guadagnare altro denaro. Oltre a Laura c’era un’altra signora che cronometrava il tempo che ogni gruppo impiegava, per poi metterlo in classifica. Dato inizio al gioco, ho incominciato subito a negoziare col paese vicino. Una matita dalla Russia, 10 miliardi, in cambio di una cartina; le forbici dall’America del nord, 20 miliardi, in cambio di una cartina; due fogli dall’Africa, 2 miliardi, in cambio di una cartina; un cartoncino azzurro dalla Cina, 5 miliardi, in cambio di una cartina; la colla dall’Asia, 7 miliardi, in cambio di una cartina ed infine il colore verde, 10 miliardi, in cambio di una cartina. Avevamo tutto e così ci siamo divisi i compiti. Io dovevo fare le otto mucche nei due fogli che avevo comprato e dovevo fare le due frecce del commercio nel cartoncino azzurro, mentre alla Daisy spettava l’incarico di colorare e ritagliare le mucche che facevo e il nostro stato. A questo punto, presa da un dubbio, ho chiesto a Laura se potevo fare le mucche con la sagoma che avevo e lei, scorbuticamente, mi ha risposto: “Ma sei mai andata a scuola? C’è qualcuno intelligente che riesce a spiegare a lei come si deve fare visto che non ci arriva!” Nessuno in fin dei conti sapeva bene quello che doveva fare quindi sono andata a fare la stessa domanda all’ altra ragazza che gentilmente mi ha spiegato il procedimento. Anche la mia “socia” nel frattempo era impacciata e ha fatto il terribile errore di chiedere aiuto a Laura che, metaforicamente parlando, l’ ha assalita. Mentre stavo lavorando mi è venuta in mente la storia che mi aveva raccontato mia sorella che aveva fatto una simile simulazione con la sua scuola. Mi aveva detto, tra le tante cose, che per mettersi meglio nei panni di qualcuno in quella determinata situazione, un signore faceva di tutto per colpire la sua affettività ed emotività distruggendo più volte il lavoro che stava facendo costringendola a rifarlo di nuovo e insultandola della sua situazione sociale, economica ed etnica. Quindi, capito l’andazzo, per qualsiasi cosa avessi bisogno andavo dall’ altra ragazza. Mentre stavo attaccando la mia merce e il mio stato al cartellone, inaspettatamente me la trovo davanti a commentare il mio operato: “Quella la chiami una mucca? Non ha occhi, nè coda né orecchie. Dove esiste una mucca così?! Valla a rifare.” Io le ho risposto che al giorno d’oggi quasi tutto deriva da organismi geneticamente modificati e quella mucca ne era un esempio evidente. In questo modo ho potuto finire in santa pace tanto che siamo arrivate terze. Come nelle regole indicate precedentemente abbiamo cercato di vendere i nostri prodotti e qui ci siamo divertite molto. Io ero sempre nei dintorni del gruppo che rappresentava l’ Asia per offrire aiuto in cambio di una certa somma di denaro. Daisy vendeva qualcosa all’Africa, che ormai era sommersa dai debiti. Avevamo guadagnato solo 8 miliardi ma alla fine abbiamo accreditato un debito di 30 miliardi tutto per la mia furbizia, infatti ho scoperto una scorrettezza commessa da un altro gruppo e per il mio silenzio mi sono fatta dare 20 miliardi. Avevamo la stessa cifra di denaro che aveva lo stato che è arrivato primo. Come ricompensa ci è stata data della cioccolata. Al paese ultimo classificato sono state date le briciole. Alla fine del gioco ci è stato chiesto come ci fossimo trovati nel ruolo delle grandi imprese transnazionali e chi si è lamentato più di tutti è stata l’Africa che era partita con 10 miliardi ed era stata costretta a vendere il prodotto a solo 1 miliardo. Al contrario chi si è trovato decisamente meglio è stata l’America del nord che era partita con 40 miliardi e doveva vendere il prodotto a 20. Per me è stata un’ esperienza molto significativa che mi ha permesso di capire quanto sia impossibile per i paesi poveri commerciare con quelli industrializzati.
Nel terzo e ultimo incontro ci è stato proposto un filmato che mostrava la disonestà delle multinazionali che, secondo un’indagine svolta da una giornalista, contraffanno il peso delle bilance. In questo modo i lavoratori, che vengono pagati in base alla quantità dei sacchi, ottengono meno soldi del dovuto. Grazie ai responsabili dell’ associazione del mondo solidale le persone di quel paese hanno costruito un pozzo comune dal quale prendere l’acqua (5 litri al giorno) e una scuola dove poter mandare i propri figli. Questo tipo di commercio permette così alle piccole industrie di vivere senza preoccupazioni e problemi, nonostante le condizioni rimangano misere. Con ciò Laura ha concluso il suo discorso e come ricordo ci ha lasciato un foglio dove viene raccontata la storia di un colibrì che durante un incendio della foresta, invece di fare come tutti gli animali che scappano, vola verso l’ incendio e incontra un leone; lui gli chiede cosa stia facendo e l’ uccellino risponde che sul becco ha una goccia d’acqua e per questo motivo va a gettarla sull’ incendio. Il leone si mette a ridere e il colibrì ribatte che lui almeno fa la sua parte. Un insegnamento dal quale tutti noi dovremmo prendere spunto. L’ università di Roma, ad esempio, sta già provvedendo a sostituire le macchinette della coca cola con una bibita equa e solidale. Questa attività mi ha fatto capire che è impossibile eliminare la povertà, ma l’unica cosa è riuscire a ridurla. Tutto sommato, mi è piaciuta e, perché no, la rifarei di nuovo.

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