Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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La verità della vita è dove ci portano le nostre emozioni.

Giuseppe Conte, poeta

 

Edward mani di forbice
(Edward Scissorhands)
Regia di Tim Burton – USA 1990
Con Johnny Depp (Edward), Winona Ryder (Kim), Vincent Price (Inventore), Dianne Wiest (Peg)
Durata: 100 minuti



Vicenda: Il film narra la storia di Edward, un ragazzo che, al posto delle mani, ha delle forbici. A crearlo è stato un novello Frankenstein che non è riuscito a terminare la sua “creatura” perché morto improvvisamente. Quando Peg, una rappresentante dell’Avon capitata per caso nel castello in cui vive lo strano essere, trova Edward e lo porta a casa sua, la vita del giovane e delle persone che entrano in contatto con lui cambia radicalmente.

Punti di discussione:
1. La condizione di incomprensione ed emarginazione cui spesso sono destinati i diversi, vittime di paternalistica protezione, interessata strumentalizzazione o aperto rifiuto.
2. I pericoli del conformismo, il quale tende a formare individui “in serie” a cui offrire comodi, sicuri punti di riferimento senza tener conto delle diverse inclinazioni e personalità; in questo modo tutti coloro che sono in minoranza, perché scelgono stili di vita non comuni, non vengono accettati nella comunità e vivono difficoltà di integrazione.
3. L’ “orizzontalità” del quotidiano contrapposta alla “verticalità” del diverso (spaziale e spirituale). L’handicap di Edward, le mani di forbice come simbolo di una mancanza, può apparire una limitazione, ma a ben vedere spesso risulta una risorsa. Burton riflette sul fatto che l'attribuzione di diversità sia spesso soggettiva, a seconda di come la si valuti.
4. Il contrasto tra apparenza e realtà - contrapposizione tra i colori-gelato della città (giardinetti tutti uguali, vialetti inappuntabili, macchinone parcheggiate in bell’ordine) e il bianco/nero di Edward (pallore del volto, vestito nero). non è detto che il “male” sia nel castello tetro, potrebbe nascondersi anche nelle case colorate; Edward è, a prima vista, l’essere “abnorme” ma le persone che lo circondano sono delle caricature, ritratte in modo da risultare ben più mostruose di lui.
5. Lo snaturamento climatico/sociale a cui la cittadina viene sottoposta, attraverso l’uso artificiale del colore, determina un procedimento di astrazione che ne sancisce la funzione “esemplare”.
6. Il tema dell’amore impossibile. A fronte della piattezza di tante storie sentimentali adulte, limitate dalle apparenze e dalle convenzioni sociali, irrompe la prospettiva, per Kim, di vivere finalmente un sentimento totalizzante e senza compromessi come l'amore passionale. L'amarezza sta nel fatto che tale dimensione appare possibile solo nelle favole, o in momenti di assoluta magia, come accade nella sequenza della scultura di ghiaccio, in cui il dolore si trasforma in poesia, con la neve che appare per la prima volta in un paese in cui anche il Natale sa di polistirolo.
7. Il potere della memoria, che resta ai “buoni” come estrema consolazione, di fronte alle meschinità del mondo.

Personaggi:
• Edward (Johnny Depp): strano essere con un fantasioso intrico di lame al posto delle mani e dall’animo nobile. Timidissimo e pallidissimo, segnato sul volto dalle sottili cicatrici che le sue stesse forbici gli hanno prodotto, ma dotato del dono prodigioso di tagliare virtuosisticamente qualsiasi cosa.
• Kim (Winona Ryder): dolce ragazza fidanzata con il “bullo” della città, ma che poi sembra ricambiare i sentimenti d’amore di Edward.
• Peg (Dianne Wiest): venditrice di prodotti Avon, trova e accoglie Edward nella sua famiglia offrendogli quell'affetto genitoriale che egli non ha mai potuto sperimentare. Nella loro semplicità, i Boggs sono persone attente, che capiscono il disagio di chi non è identico a loro, ma lo accettano senza giudicarlo, attenti piuttosto a fornirgli indicazioni per il suo ambientamento. E forse non è un caso che sia proprio Peg a trovare e adottare Edward: lei che, venditrice ambulante di cosmetici, è sistematicamente messa alla porta dalle vicine e conosce il prezzo dell'esclusione.

Da considerare:
1. La sigla iniziale.
2. La scenografia. Ispirata al gusto pop-art, convoglia le seguenti dimensioni:
- fiabesca (tutta la storia è raccontata come una fiaba da Kim ormai nonna, mentre la neve avvolge il paesaggio);
- gotica (il lugubre castello in rovine che sovrasta la città e il personaggio dello scienziato. Il modello lontano della trama è il Frankenstein di Mary Shelley);
- fantastica (il soprannaturale e l'inverosimile non irrompono minacciosi e sconvolgenti in un contesto realistico, come nell'horror, ma costituiscono elementi universalmente accettati come normali di un contesto fiabesco ed “esemplare”).

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