Edward mani di forbice
(Edward Scissorhands)
Regia di Tim Burton – USA 1990
Con Johnny Depp (Edward), Winona Ryder (Kim), Vincent Price
(Inventore), Dianne Wiest (Peg)
Durata: 100 minuti
Vicenda: Il film narra la storia di Edward,
un ragazzo che, al posto delle mani, ha delle forbici. A crearlo
è stato un novello Frankenstein che non è riuscito
a terminare la sua “creatura” perché morto
improvvisamente. Quando Peg, una rappresentante dell’Avon
capitata per caso nel castello in cui vive lo strano essere,
trova Edward e lo porta a casa sua, la vita del giovane e delle
persone che entrano in contatto con lui cambia radicalmente.
Punti di discussione:
1. La condizione di incomprensione ed emarginazione cui spesso
sono destinati i diversi, vittime di paternalistica protezione,
interessata strumentalizzazione o aperto rifiuto.
2. I pericoli del conformismo, il quale tende a formare individui
“in serie” a cui offrire comodi, sicuri punti di
riferimento senza tener conto delle diverse inclinazioni e personalità;
in questo modo tutti coloro che sono in minoranza, perché
scelgono stili di vita non comuni, non vengono accettati nella
comunità e vivono difficoltà di integrazione.
3. L’ “orizzontalità” del quotidiano
contrapposta alla “verticalità” del diverso
(spaziale e spirituale). L’handicap di Edward, le mani
di forbice come simbolo di una mancanza, può apparire
una limitazione, ma a ben vedere spesso risulta una risorsa.
Burton riflette sul fatto che l'attribuzione di diversità
sia spesso soggettiva, a seconda di come la si valuti.
4. Il contrasto tra apparenza e realtà - contrapposizione
tra i colori-gelato della città (giardinetti tutti uguali,
vialetti inappuntabili, macchinone parcheggiate in bell’ordine)
e il bianco/nero di Edward (pallore del volto, vestito nero).
non è detto che il “male” sia nel castello
tetro, potrebbe nascondersi anche nelle case colorate; Edward
è, a prima vista, l’essere “abnorme”
ma le persone che lo circondano sono delle caricature, ritratte
in modo da risultare ben più mostruose di lui.
5. Lo snaturamento climatico/sociale a cui la cittadina viene
sottoposta, attraverso l’uso artificiale del colore, determina
un procedimento di astrazione che ne sancisce la funzione “esemplare”.
6. Il tema dell’amore impossibile. A fronte della piattezza
di tante storie sentimentali adulte, limitate dalle apparenze
e dalle convenzioni sociali, irrompe la prospettiva, per Kim,
di vivere finalmente un sentimento totalizzante e senza compromessi
come l'amore passionale. L'amarezza sta nel fatto che tale dimensione
appare possibile solo nelle favole, o in momenti di assoluta
magia, come accade nella sequenza della scultura di ghiaccio,
in cui il dolore si trasforma in poesia, con la neve che appare
per la prima volta in un paese in cui anche il Natale sa di
polistirolo.
7. Il potere della memoria, che resta ai “buoni”
come estrema consolazione, di fronte alle meschinità
del mondo.
Personaggi:
• Edward (Johnny Depp): strano essere con un fantasioso
intrico di lame al posto delle mani e dall’animo nobile.
Timidissimo e pallidissimo, segnato sul volto dalle sottili
cicatrici che le sue stesse forbici gli hanno prodotto, ma dotato
del dono prodigioso di tagliare virtuosisticamente qualsiasi
cosa.
• Kim (Winona Ryder): dolce ragazza fidanzata con il “bullo”
della città, ma che poi sembra ricambiare i sentimenti
d’amore di Edward.
• Peg (Dianne Wiest): venditrice di prodotti Avon, trova
e accoglie Edward nella sua famiglia offrendogli quell'affetto
genitoriale che egli non ha mai potuto sperimentare. Nella loro
semplicità, i Boggs sono persone attente, che capiscono
il disagio di chi non è identico a loro, ma lo accettano
senza giudicarlo, attenti piuttosto a fornirgli indicazioni
per il suo ambientamento. E forse non è un caso che sia
proprio Peg a trovare e adottare Edward: lei che, venditrice
ambulante di cosmetici, è sistematicamente messa alla
porta dalle vicine e conosce il prezzo dell'esclusione.
Da considerare:
1. La sigla iniziale.
2. La scenografia. Ispirata al gusto pop-art, convoglia le seguenti
dimensioni:
- fiabesca (tutta la storia è raccontata come una fiaba
da Kim ormai nonna, mentre la neve avvolge il paesaggio);
- gotica (il lugubre castello in rovine che sovrasta la città
e il personaggio dello scienziato. Il modello lontano della
trama è il Frankenstein di Mary Shelley);
- fantastica (il soprannaturale e l'inverosimile non irrompono
minacciosi e sconvolgenti in un contesto realistico, come nell'horror,
ma costituiscono elementi universalmente accettati come normali
di un contesto fiabesco ed “esemplare”).