Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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La lezione è come un lume che s’apre e sboccia a poco a poco nell’anima di ognuno, ingrandisce e illumina tutti di un unico palpitare di luce, e maestro e scolari. Anche il maestro impara come gli scolari facendo lezione: perché imparare non è altro che scoprire sé e chiarire sé a se stessi.

Manara Valgimigli, La mia scuola

 

L'impero romano da Ulisse di Alberto Angela 2002

1^ parte
La società
Gli acquedotti
Le strade,

Bibliografia ragionata

Esercito -Legioni invincibili

Le strade dell’impero romano erano, in un certo senso, le portaerei di quell’epoca, perché su di esse viaggiavano rapidamente intere legioni per andare a conquistare nuovi territori, oppure per andare a sedare delle rivolte. L’intero impero romano contava appena cento milioni di abitanti, che equivalgono più o meno al doppio della popolazione attuale dell’Italia, ma su un territorio vastissimo, che andava dalla Scozia all’Iraq e all’Asia. C’erano quindi intere zone completamente disabitate e, di conseguenza, poche battaglie consentivano di conquistare intere regioni; ma bisognava saperlo fare e in questo i Romani erano imbattibili, perché possedevano un esercito di professionisti armato con gli strumenti e le strategie più avanzate dell’epoca. Contrariamente ai loro nemici, i soldati romani si allenavano duramente ogni giorno, acquisendo, tra l’altro, un’abitudine allo scontro fisico e all’uso delle armi in spazi ridotti. Usavano scudi speciali e armi rese inoffensive, oppure di legno, tutti oggetti però assai più pesanti di quelli originali, in modo da essere più abili nella mischia. Spesso le reclute si allenavano contro un palo di legno; s’insegnava loro a colpire gli avversari non tanto alla testa, ma soprattutto al corpo, alle gambe, per metterli subito fuori combattimento. Secondo un osservatore dell’epoca, i loro allenamenti sembravano battaglie senza sangue e le guerre, viceversa, allenamenti con sangue.
La prima arma che i legionari usavano in battaglia era il cosiddetto pilum, un giavellotto con una lunga immanicatura in legno e un’asta in ferro, quasi altrettanto lunga, che terminava con una spessa punta piramidale. Era questa una forma molto strana, ma estremamente efficace, perché quando il giavellotto veniva scagliato contro il nemico, la grossa punta piramidale forava lo scudo degli avversari e, essendo più spessa, faceva un buco molto grosso, all’interno del quale passava il resto del giavellotto, che quindi tendeva a trafiggere il nemico che si nascondeva dietro lo scudo. E se ciò non accadeva, questo era un ferro molto dolce, studiato apposta per piegarsi contro lo scudo degli avversari e per renderlo così inutilizzabile dal nemico, che non poteva rilanciarlo contro i Romani. In battaglia il giavellotto era il fucile dell’epoca: doveva falciare il nemico in carica: la prima linea di legionari scagliava il pilum , seguita subito dalla seconda, e così sul nemico cadeva una micidiale pioggia di giavellotti.
A quel punto i legionari estraevano la loro seconda arma, il gladio e le linee avanzavano per quello che uno stesso generale romano definì “un lavoro da macellai”. Il gladio era una spada massiccia, non troppo lunga e soprattutto tagliente dai due lati ed era usata in modo sconcertante. In effetti ai legionari veniva insegnato, non tanto a sciabolare l’avversario, quanto a pugnalarlo, perché si sapeva già allora che una ferita di 4 o 5 cm era di solito letale. Lo scopo era quindi di dare colpi violenti, di affondare di 4 o 5 cm la spada, in modo tale che non restasse incastrata nel corpo dell’avversario, ma che si potesse sfilare per essere subito pronti a sfidare un altro nemico. I legionari sfoderavano le spade, ma curiosamente i foderi non erano a sinistra come nella norma, ma a destra e ciò per non intralciare il braccio che reggeva lo scudo, perciò la mano doveva fare una rotazione su se stessa. Essi avanzavano un po’ come un pugile: la difesa sulla sinistra con lo scudo e la destra per l’offesa con il gladio.
Gli scudi erano costituiti da tre strati di listelli di faggio ricurvi, con l’intelaiatura metallica tutt’intorno e avevano una maniglia orizzontale; si prendevano, insomma, come oggi si porta una valigia. A volte i legionari si disponevano in formazioni particolari, come ad esempio quella “a cuneo”, per meglio sfondare la linea nemica. La cosa impressionante è che le formazioni all’attacco cambiavano disposizione o direzione in pochissimi secondi e questo era uno dei segreti delle legioni durante la battaglia. Ma come facevano a farlo al momento giusto e a coordinarsi così bene? A trasmettere loro gli ordini erano particolari corni che risuonavano nel mezzo della battaglia, oppure dei vessilli esposti secondo codici ben precisi, erano cioè l’equivalente delle nostre radio.
Anche stando lontani dalle linee romane, si poteva essere colpiti comunque dall’artiglieria pesante: erano le famose baliste , che scagliavano dardi di 70 cm a 300/400 m di distanza e potevano anche lanciare palle di pietra che rimbalzavano sul terreno come quelle dei cannoni. Queste armi avevano una potenza impressionante; si sa di un barbaro, un capo goto, che venne colpito da uno di questi dardi che trafisse la sua corazza, trapassò il suo corpo e di nuovo la corazza, fino ad inchiodarlo contro un albero, uccidendolo. Nelle legioni romane c’erano molti corpi specializzati, come ad esempio i frombolieri, che usavano le fionde, con le quali scagliavano proiettili, a volte di piombo, a volte sassi, con una precisione impressionante. C’erano poi gli arcieri , solitamente dalla Siria, che usavano archi molto potenti con cui scagliavano frecce infuocate. C’era anche un corpo specializzato, la cavalleria, che operava ai fianchi della fanteria. Oggi si è scoperto che i Romani utilizzavano delle selle veramente particolari; a questo proposito sentiamo il parere di un esperto inglese, Peter Connolly, archeologo sperimentale:
- Sellando un cavallo con una sella romana, se ne può capire la struttura diversa da quella moderna. Non conoscendo le staffe, i Romani mantenevano l’equilibrio grazie a quattro pomi: i due posteriori impedivano di scivolare dietro; le gambe, invece, passando sotto i due pomi anteriori, opponevano resistenza contro uno dei due pomi se si veniva spinti da un lato.

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