Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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La lezione è come un lume che s’apre e sboccia a poco a poco nell’anima di ognuno, ingrandisce e illumina tutti di un unico palpitare di luce, e maestro e scolari. Anche il maestro impara come gli scolari facendo lezione: perché imparare non è altro che scoprire sé e chiarire sé a se stessi.

Manara Valgimigli, La mia scuola

 

La prosa narrativa moderna ( 1700-'800-'900)
Pieter de Meijer, Achille Tartaro, Alberto Asor Rosa “La narrativa italiana dalle Origini ai giorni nostri” a c. di A. Asor Rosa, Einaudi, 1997

La narrazione
Scrittura e tradizione orale
La forma breve del narrare

 

La forma breve del narrare

La novella è stata a lungo la forma dominante nella prosa narrativa scritta, come lo è adesso il romanzo.

Nella seconda metà del 700 e nella prima metà dell’800 la forma breve non ha avuto molta fortuna: prevalgono raccolte di novelle con incorniciamento moralistico come Le Giornate del Brembo, colle Veglie di Belgioioso (1804-809) di Cosimo Galeazzo Scotti (alcune di esse possono aver ispirato Manzoni nell’inventio della storia del suo romanzo), le Quattro novelle narrate da un maestro di scuola (1829) di Cesare Balbo o le Novelle morali di Francesco Soave, che fra il 1782 e il 1871 ebbero circa 60 edizioni. Il Sacco di Lucca, racconto storico di Tommaseo (1838), sembra costituire l’eccezione che conferma la regola (per la straordinaria novità della narrazione storica di Tommaseo in questo e in altri suoi racconti storici cfr. Barberi Squarotti, La narrazione storica e il Tommaseo, in Dall’anima al sottosuolo. Problemi della letteratura dell’Ottocento da Leopardi a Lucini, Longo, Ravenna, 1982, pp. 21-57)

Il periodo 1860-1880, con la novellistica rusticale prima e i racconti degli scapigliati e dei veristi poi, segna l’ascesa della forma breve del narrare: il racconto breve si libera dell’incorniciamento moralistico e si assiste a un grandioso aumento della produzione. Il fenomeno è spiegabile sia con le esigenze dell’industria culturale sia con una componente ideologica: con lo sgretolarsi di una visione globale del mondo la narrativa in prosa diventa un modo importante di trasmettere l'esperienza individuale non solo nella durata che permette la narrazione romanzesca ma anche nei singoli momenti che evoca di solito il racconto breve. Non vanno sottovalutate nemmeno le esigenze della stampa periodica per la storia della forma breve del narrare. Basti pensare alla collaborazione di Verga con riviste come la Rivista italiana dell’editore Treves o come Il Fanfulla della Domenica.

Nel Novecento la storia della forma breve continua senza interruzione: basti pensare ai racconti pubblicati da Pirandello sul Marzocco, da Palazzeschi sul Corriere della Sera, da Pavese sul Messaggero e da Moravia di nuovo sul Corriere della Sera.

Questo condizionamento storico-sociale interessa anche scrittori che non sono considerati in primo luogo narratori: il “giornalista” Montale pubblica sul Corriere della Sera i “racconti-non racconti” raccolti poi in gran parte nella Farfalla di Dinard. La stampa periodica costituisce dunque un elemento di raccordo nel mondo letterario tra scrittori per alcuni aspetti lontanissimi l’uno dall’altro.

Forma breve vs.
Forma lunga

Semplicità
Complessità

Maggiore possibilità di trovare il narrativo puro
Nessuna possibilità di narrativo puro

E’ possibile, ad esempio, trovare testi brevi in cui parla solo il narratore (anche se Genette non è d’accordo): vedi il racconto Amedeo di G. Debenedetti o La miseria di Romano Bilenchi (1940) o certi racconti di Ti con zero di Italo Calvino (1967), come L’inseguimento, Il guidatore notturno e Il conte di Montecristo. Si può pensare che proprio nella possibilità di rappresentare un solo parlante si trovi quel legame tra la forma breve del narrare e la lirica che è stato rilevato da vari critici (M.L. Pratt e Moravia), se per lirica s’intende un testo breve in cui prevale la descrizione o il commento come espressione di uno stato d’animo ma in cui può trovarsi anche la narrazione.

Un perfetto esempio in tal senso viene dal “frammento” e dalla prosa d’arte dei primi decenni del Novecento, un “poli-genere” con tutte le premesse per una narrativa moderna. Individuando in uno studio vari tipi di frammento, Donato Valli ha indicato un tipo caratterizzato dall’esaltazione del sogno e della visione, dalla contrazione del tempo e dello spazio, dall’abolizione delle categorie razionali come il principio di identità, il principio di causalità e il principio di non contraddizione, e dall’uso delle tecniche espressive della poesia. Elementi questi perfettamente compatibili con una narrazione moderna anche romanzesca, ma che nella polemica italiana dell’epoca hanno funzionato a favore della forma breve e, in essa, soprattutto a favore del lirismo, dell’espressione della soggettività individuale non colta nella rete dei rapporti sociali.

Inoltre la forma breve è più del romanzo vicina al dramma: coglie, infatti, alcuni personaggi in una breve durata e il loro discorso è costretto alla massima concisione. Storicamente questa vicinanza tipologica si manifesta nel fatto che la novella si presta spesso alla traduzione teatrale, non solo nell’epoca di Shakespeare, ma anche nel nostro periodo. Si pensi alle riduzioni teatrali di Verga e dell’amico De Roberto. Spinta alle estreme conseguenze la poetica dell’impersonalità sfociava quasi per propria logica nel teatro, dove è eliminata la mediazione del narratore e dove parlano soltanto i personaggi. Che però non si tratti di un fatto contingente lo dimostra il teatro di Pirandello, la cui gran parte delle opere teatrali trova origine in una novella

Semplicità
Complessità

Concentrazione e sintesi
Pluralità e analisi


Verosimiglianza storica + tematica fantastica
racconti neri degli Scapigliati
certe novelle di Pirandello
novelle di Palazzeschi
narrativa breve di Landolfi, Buzzati e Calvino

Verosimiglianza storica
(eccezioni: Malombra di Fogazzaro Codice di Perelà di Palazzeschi molti romanzi di Calvino)


Narratore breve=cronista
Romanziere=storico

Sacco di Lucca di Tommaseo
Libertà di Verga
Ventitré giorni della città di Alba di Fenoglio

Se il narratore breve decide di narrare un avvenimento collettivo, non ne analizza le cause ma si limita a narrane le varie fasi, l’accadere in cui si trova coinvolto il singolo personaggio, ridotto ad essere poco più che un uomo trascinato in un movimento che lo trascende. Nel contesto del romanzo, invece, l’avvenimento non è più colto nel suo puro accadere ma riceve un significato, una spiegazione, nel quadro di una vita individuale.

Narrativa breve Tendenza a cogliere un momento di crisi della vita di un personaggio:
Senso di Camillo Boito
Alfier nero di Arrigo Boito
Rosso Malpelo e Jeli il pastore di Verga
Il treno ha fischiato e Ciaula scopre la luna di Pirandello
Inverno di un malato di Moravia
Inizi del partigiano Raoul di Fenoglio

Solitamente il racconto breve fa parte di una raccolta che, però, non ha più l’architettura ricca e articolata di un Decamerone, ma accosta le novelle per lo più dal punto tematico:
Vita dei campi e Novelle rusticane di Verga
Le appassionate e Le paesane di Capuana
La vita militare di De Amicis
Il palio dei buffi e Bestie del Novecento di Palazzeschi
Racconti romani di Moravia
Gli amori difficili di Calvino

ROMANZO–CORNICE E ROMANZO BREVE
L’organicità non è comunque garantita nella raccolta, dove il racconto breve resta esperienza autonoma; l’unico inquadramento organico nell’epoca moderna è dato nella forma del romanzo che, nella sua complessità, ammette anche la presenza di novelle intercalate (il cosiddetto romanzo-cornice). Ne forniscono esempi la Vita di Alberto Pisani di Carlo Dossi che in un secondo momento ha liberato i suoi “raccontini” dalla cornice romanzesca per farne delle Goccie d’inchiostro e Sant’Isidoro di Giovanni Faldella.
Un altro compromesso consiste nella scelta della forma del romanzo breve, che ha esercitato un fascino innegabili sugli autori italiani:
per l’Ottocento
Madonna di fuoco e madonna di neve di Faldella
Un vagabondo di Pratesi

per il Novecento
Agostino di Moravia
Il taglio del bosco di Cassola
Racconto d’autunno di Landolfi
Il compagno di Pavese
Quasi tutti i romanzi di Calvino

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