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In un’immagine
sola tutto l’inquinamento del pianeta. Una foto impressionante.
Tante macchie rosso fuoco: è lì che la Terra è
malata. E la malattia coincide con le regioni più industrializzate
del mondo. C’è anche la Pianura Padana. Non è
una sorpresa, lo sapevamo da tempo. Lo sviluppo industriale, la
crescita della popolazione, il sempre più intenso uso dei
mezzi di trasporto generano gas che finiscono nell'atmosfera, deteriorandola
inesorabilmente. La fotografia raccolta dal satellite Envisat dell'agenzia
spaziale europea ci mostra la distribuzione e la concentrazione
del biossido di azoto secondo un valore medio uscito dalla continua
osservazione condotta nelle ultime due stagioni invernali e durante
l'estate. Questo gas è generato dai processi di combustione
e quindi scaturisce dalle attività industriali, dai motori
delle automobili, dalle centrali che producono energia.
Ma c'è anche un contributo naturale perché viene pure
generato dal cadere di un fulmine. Le maggiori concentrazioni di
biossido di carbonio si trovano sulla Valle Padana, nell'Europa
settentrionale, sulla costa est degli Stati Uniti, in Sudafrica
e nella estesa regione asiatica che comprende, oltre la Cina anche
il Giappone e la Corea. Tutte zone dove lo sviluppo dell'attività
umana è sempre più intenso. Ma ci sono poi delle aggravanti.
L’area dell’Italia settentrionale è più
vulnerabile a causa dell’orografia, di una circolazione dei
venti difficile che provoca come conseguenza un ristagno delle immissioni.
Milano non produce più inquinanti di una città tedesca
come Amburgo però quest’ultima può beneficiare
di una circolazione aerea più favorevole. Da noi invece c’è
un accumulo che aggrava la situazione. L’aria stagnante nella
valle del Po contribuisce ed esalta i valori dell’inquinamento
tanto da risultare anche dieci volte superiori a quelli che hanno
le stesse fonti, ma una circolazione aerea più normale.
In altre località del pianeta la situazione è per
certi aspetti ancora più grave come la stessa fotografia
del satellite europeo dimostra. Tutta l’area asiatica è
costantemente ricoperta da un’immensa «nuvola nera»
che estende sempre più i suoi tentacoli verso altri Paesi.
E ciò è dovuto al fatto che la Cina è la nazione
che più di altre fa ancora ricorso al carbone sfruttando
le sue numerose e ricche miniere. Ma per il momento il «grande
impero» è più impegnato a produrre e a svilupparsi
e pochi sono i controlli esercitati sull’inquinamento cercando
di limitarlo. Ed è per questo che si parla sempre più
intensamente della necessità di una legislazione internazionale
che stabilisca limiti alla distribuzione degli inquinanti.
Gli Stati Uniti, soprattutto lungo la costa ovest, sono sempre più
preoccupati della «nuvola nera» asiatica perché
questa ormai viaggia e si diffonde in più direzioni. E persino
sugli oceani sono state fotografati addensamenti di particelle che
finiscono per degradare l’aria di paesi molto lontani dal
luogo d’origine. E questo è un problema perché
i limiti di inquinamento di una nazione finiscono per essere superati
non per attività propria, ma per l’arrivo delle particelle
straniere dal cielo.
Per controllare il fenomeno sono necessarie indagini e verifiche
che ancora non esistono o sono presenti in modo ristretto. Lungo
la costa Est degli Stati Uniti le università hanno formato
un consorzio e costruito una rete di rilevazione per valutare meglio
la presenza delle sostanze incriminate e come queste si spostano
alterando pure la meteorologia del luogo. Tanto che ora si comincia
a parlare di previsioni chimiche per quanto riguarda il clima.
Intanto per contrastare il problema bisogna agire sul controllo
delle emissioni nocive riducendole. Non c’è altra via.
La mappa compilata con l’osservazione spaziale dimostra chiaramente
che le aree più evolute della Terra soffrono tutte dello
stesso male ambientale. E insieme devono convincersi della necessità
di trovare un rimedio efficace, al di là delle molte parole
spese inutilmente nelle periodiche assemblee mondiali.
EUROPA
Il biossido d’azoto fotografato dal satellite Envisat sulla
Val Padana e sulle altre regioni industriali dell’Europa ha
comuni origini legate ai prodotti della combustione derivati da
centrali termoelettriche, riscaldamento, attività industriale
e traffico. Però l’intensità maggiore sulla
Val Padana deriva da una situazione ambientale ben diversa: qui
la condizione climatica è più stagnante a causa dell’orografia
rispetto ad altre regioni europee e ciò causa un aggravamento
dei valori inquinanti perché persistono più a lungo.
ASIA
Sull’Asia la nuvola inquinante del biossido d’azoto
raggiunge una vasta estensione che coinvolge Cina, Giappone e Corea.
Oltre alle sorgenti comuni all’occidente la Cina ha l’aggravante
di essere il Paese con il maggior impiego di carbone avendo a disposizione
consistenti miniere. Quindi si aggiunge anche un pesante contributo
di anidride solforosa. La nuvola cinese fa paura agli Usa perché
i venti portano le sostanze nei cieli americani.
AFRICA
Il Sudafrica, per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria,
soffre degli stessi problemi dell’Europa o degli Stati Uniti.
Il biossido d’azoto è frutto della produzione industriale
e dei trasporti. Sono state rilevate anche nuvole inquinanti sugli
oceani ma queste derivano dal trasporto effettuato dai venti. In
particolare è stata riscontrata la presenza di ossido di
carbonio, una sostanza che resiste più delle altre nell’atmosfera.
NORDAMERICA
Qui sono particolarmente penalizzate le zone dell’East Coast
dove è distribuita la maggior intensità di popolazione.
Quindi traffico, riscaldamento e attività industriale sono
protagonisti. Le Università di queste regioni hanno costituito
un consorzio il quale ha realizzato una rete di rilevamento al fine
di esprimere delle «previsioni chimiche» sulla consistenza
e i movimenti delle sostanze inquinanti nelle varie fasi dell’anno.
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