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Studentessa pesarese
vince un premio letterario
Sara, regina di scrittura
PESARO - Brillante risultato ottenuto
dall'alunna Sara Balleroni frequentante il Liceo Scientifico "G.
Marconi". La studentessa, iscritta alla classe 5^ I, ha
sbaragliato la concorrenza proveniente da molte regioni italiane
conquistando il 1° premio del Concorso Letterario "Progetto
scriviamo noi" sezione giovani, bandito dall'organizzazione
"Magia della Parola", in collaborazione con la biblioteca
comunale di Castiglione del Lago (Perugia). Il premio, consistente
in libri e assegno, conferma le doti creative e linguistico-letterarie
dell'allieva, già conosciuta a scuola, grazie ai suoi apprezzatissimi
articoli nel giornalino scolastico "Scintilla".
(Corriere Adriatico, martedì
4 ottobre 2006)
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La ragazza
sale le scale a passo spedito
di Sara Balleroni
La ragazza sale le scale a passo
spedito. Lo sguardo dritto davanti a sé, i capelli sconvolti
che ondeggiano. Vuole arrivare a casa, smetterla di sentire freddo.
Vuole spalmare della crema sul naso arrossato dal vento, infilarsi
sotto le coperte. Passa davanti alle anonime porte del condominio,
tutte dotate di spioncino e targhetta con inciso il cognome della
famiglia.
Dietro la porta del numero venti un bambino non riesce a dormire.
Ha paura del mondo che sente vivere fuori. È terrorizzato
dall’idea e dalla sensazione che gli si è annidata
sotto la pelle di un ente inafferrabile che, al di là della
sua portata, esiste a prescindere. Appena un minuto prima è
andato in cucina e, attento a non fare rumore, ha preso una sedia.
L’ha trascinata fin davanti alla porta, ci si è arrampicato
sopra e si è messo a spiare, non visto, il mondo. Chissà
se, quando non crede d’esser visto, continua o sta fermo?
Vede un'ombra nera passare e, più tranquillo, decide di ritornare
a letto.
Nella camera di fianco alla sua, i suoi genitori stanno facendo
l’amore. Lei, con la nuca comodamente appoggiata sul cuscino,
guarda a destra, fuori dalla finestra. Ha una mano appoggiata sul
collo di lui e non fa caso a nessun altro contatto. Lui, ad occhi
chiusi, immagina di essere dov’era la sera prima, in un altro
letto, in un’altra persona.
Lei immagina di essere dov’era l’anno prima. In un altro
corpo, in un’altra persona.
Fuori dalla finestra un lampione illumina il marciapiede crepato.
Un gatto spunta dal giardino dove si era addormentato. È
grigio, striato di nero. Con gli occhi gialli si guarda intorno
e attraversa la strada.
Perpendicolarmente la strada è attraversata da una jip. È
nera, cromata.
Il gatto è grigio, striato di sangue.
Le persone dentro l’auto sono giovani e ora un po’ più
pallide. Se nevicasse sarebbe la vigilia di Natale e si decidono
dunque a tornare a casa in fretta e furia, per dimenticarsi l’episodio
e per non fare aspettare la zia.
Loro non lo sanno ma, a casa, la zia non li aspetta. Maria, che
è sempre stata così buona e così cara, le ha
sparato. Sì, Maria, quella di cui non si ricordava nessuno
quando si elencavano i partecipanti ad una festa. Maria, quella
che e che non.
Dove l’abbia trovata la pistola non lo sa nessuno ma Maria
ha fatto fuoco e, tra quel momento e quello, mezz’ora dopo,
in cui le persone dentro la jip lo sapranno, si continuerà
a vivere.
Dall’altra parte della città un uomo si rotola fra
le coperte, tormentato dai dolori di stomaco e da quelli, più
forti, che si autoinfligge. Ripensa alla sua vita e non può
opporre resistenza alle ondate di nausea che lo invadono non appena
realizza di essere inutile. A nessuno importa cosa lui stia facendo
in quel momento, sono tutti presi da qualcos’altro.
Sua madre se n’è andata quando era piccolo, lo ha lasciato
davanti allo studio di un medico. Di solito i dottori non hanno
problemi finanziari, magari lo avrebbe cresciuto. Era cresciuto
in un orfanotrofio, aveva dormito in stanze enormi, stracolme di
letti, di ragazzi, di tristezza e malattie.
Non era mai riuscito ad adattarsi a questa ed a nessuna situazione.
L’attraversare i lunghi corridoi del collegio lo faceva sentire
come se i suoi polmoni non riuscissero a contenere l’ossigeno
necessario. Sentiva continuamente passi dietro di sé, teneva
le mani continuamente intrecciate fra di loro. Non poteva tenere
quelle di nessun altro.
E mentre lui si agitava nel sonno dall’altra parte dell’edificio
le suore guardavano Mike Bongiorno alla tele. E mentre lo guardavano
Mike Bongiorno litigava con un fan insistente.
Ora l’uomo si rotola nelle coperte. Nonostante tutto, è
riuscito a strisciare fuori dalla sua condizione. Però è
grasso. Grasso e insoddisfatto. Il suo lavoro gli occupa un sacco
di ore e gli permette a mala pena di arrivare a fine mese.
Non ha una ragazza, nessuno gli ha mai consigliato di buttarsi.
Si alza, accende la lampada sul comodino e fissa gli occhi sulle
cosce flaccide rese giallastre dalla luce flebile.
Un’occhiata al cellulare. Sono le nove di un sabato sera qualsiasi.
Chissà cosa succede fuori. Chissà come sarebbe essere
diverso, per una volta.
Attento a non guardarsi e a non far caso all’interno coscia
sudaticcio che striscia contro il suo sesso molle va in cucina.
Si passa una mano fra i capelli, si gratta la nuca.
Con un guizzo negli occhi afferra un coltello affilato, lo guarda
un secondo e poi lo lascia cadere a terra. Non ha forze.
Esce in balcone a prendere una boccata d’aria.
Dalla finestra sopra la sua cade un vaso, proprio sopra la sua testa.
Muore in un secondo, con il pigiama addosso.
Proprio nel momento in cui Maria ha preso il coraggio a due mani.
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