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Cineforum di Geografia: riassunto del film
“Central do Brasil”
Dora (Fernanda Montenegro) è un’ex insegnante che
si guadagna da vivere scrivendo lettere per conto dei tanti analfabeti
che si riversano quotidianamente nella principale stazione ferroviaria
di Rio de Janeiro. I pendolari, che ogni giorno arrivano in città
dai sobborghi più poveri, si rivolgono a lei nella speranza
di contattare parenti scomparsi, amori passati o presenti, o più
semplicemente per raccontare a qualcuno la propria vita nei minimi
dettagli. Per ogni lettera Dora chiede l’equivalente di
un dollaro, un dollaro in più se è lei stessa che
poi dovrà spedire. Tra i clienti della donna ci sono Ana
(Soia Lira) e suo figlio Josué (Vinicius de Oliveira).
Josué ha nove anni e un solo desiderio: conoscere il padre
che non ha mai incontrato e che vive in un paese sperduto del
Brasile nord-orientale.
Avendo maturato nel tempo una stoica indifferenza ai drammi che
le vengono raccontati, Dora sceglie arbitrariamente quali lettere
spedire e quali no. Ogni sera prende la metropolitana e torna
nel suo appartamento ai limiti della città. Qui, insieme
alla sua amica e vicina di casa Irene (Marilla Pera), che vive
da sola come Dora, legge ad alta voce le lettere che ha scritto
durante la giornata. Quelle che le due donne giudicano importanti
– poche in verità –vengono spedite, mentre
tutte le altre vengono buttate in spazzatura. Se le due amiche
non sono d’accordo, la lettera finisce in un cassetto, in
attesa di un secondo verdetto. Anche la lettera di Ana e Josué
fa questa fine.
Ma la vita di Dora sta per cambiare in maniera radicale. Il giorno
seguente Ana e Josué arrivano in stazione per dettare una
seconda lettera per il padre del ragazzo, ma subito dopo Ana viene
investita da un autobus e muore, davanti agli occhi impietriti
del figlio. Solo e senza alcun parente a Rio de Janeiro, Josué
vaga senza meta nella grande stazione. La gente che passa frettolosa,
non si cura di lui. Stanco e disorientato si siede su una panchina
e vi rimane immobile per tutta la notte. Il giorno seguente cerca
di riavvicinare Dora, l’unica persona che conosce, vorrebbe
dettarle una nuova missiva, ma la donna lo scaccia in malo modo
e lui invano le sta alle costole fino a sera e rincorre il vagone
sul quale Dora viaggia per tornare a casa. Rimasto di nuovo solo,
dopo aver visto la polizia scacciare dalla stazione diversi ragazzini,
Josué si rincantuccia in un angolo per terra e si addormenta.
La mattina dopo la stazione si rianima e un vigilantes insegue
e uccide freddamente un ragazzo che aveva rubato una radio. Dora
scorge Josuè che dorme in un angolo e, inaspettatamente,
gli offre un panino che però lui rifiuta. Da subito gli
è chiaro che la donna non lo sopporta e che le attenzioni
che gli rivolge non sono dettate da generosità o altruismo,
ma probabilmente da qualche altro secondo fine. Nonostante ciò,
quando lei lo invita a casa sua, seppur con poca convinzione,
si vede costretto ad accettare. Lì conosce anche Irene
e, in compagnia delle due donne, si sente un po’ più
sereno e protetto. Ma l’illusione di aver trovato qualcuno
che si occupi di lui dura ben poco: Dora infatti lo conduce presto
in una “casa per le adozioni” e lo lascia nelle mani
di una donna in cambio di un bel gruzzolo di soldi (1000 dollari).
Con il denaro ricevuto si compra un televisore nuovo e tutta fiera
lo porta a casa e lo mostra subito a Irene. L’amica immediatamente
capisce l’accaduto e, disapprovando totalmente il comportamento
di Dora cerca di aprirle gli occhi e di farle capire che Josué
non verrà mai dato in adozione, ma piuttosto ucciso per
venderne poi illegalmente gli organi.
Attanagliata dai sensi di colpa per ciò che ha commesso,
Dora ci ripensa, si precipita a recuperare Josué, lo salva
e si offre – anche per sfuggire ai trafficanti d’organi
che l’hanno minacciata di morte – di accompagnarlo
alla ricerca del padre nella regione del Nord-Est.
Josué inizialmente rifiuta qualsiasi contatto con la donna,
non vorrebbe avere più nulla a che fare con colei che lo
ha già tradito due volte non spedendo la lettera del padre
e cercando di sbarazzarsi di lui. Ma, cosciente che Dora è
in fondo l’unica che lo può aiutare, alla fine accetta
di intraprendere il lungo viaggio insieme a lei.
Di notte, a bordo di un pullman, inizia così la loro lunga
odissea. Per molti chilometri i due, benché seduti vicino,
si ignorano o, se si rivolgono la parola, lo fanno con un tono
freddo, distaccato e reciproca aggressività. Quando però
Dora decide di lasciare un’altra volta solo Josué,
affidandolo all’autista del pullman, il bambino non accetta
questa nuova separazione e, mentre la donna acquista un biglietto
ferroviario per tornare a Rio, anche lui – di nascosto –
scende dal pullman e l’aspetta silenzioso nel bar.
Solo quando l’automezzo riparte, Dora si accorge che Josué
ha dimenticato sui sedili lo zainetto con tutto il denaro.
Abbandonata l’idea di tornare a casa, Dora si piega al destino
e decide di proseguire il viaggio con
Josué, sfruttando un passaggio offerto loro da un gentile
camionista.
A poco a poco, viaggiando attraverso paesaggi sempre meno familiari,
sistemati alla meglio su vari mezzi di fortuna, i due compagni
di strada cominciano a superare la loro iniziale avversione. Sullo
sfondo di vasti e maestosi paesaggi, attraversando alterne sventure,
i due viaggiano cioè sempre più l’uno verso
l’altro, oltre che nel profondo di se stessi.
Giunti nel deserto i loro dialoghi i fanno via via più
intimi e profondi e quando arrivano a Bon Jesus – località
dove dovrebbe vivere il padre di Josué –fra loro
sembra ormai nata una vera amicizia. Chiedendo informazioni agli
abitanti del luogo, Dora e Josué raggiungono una piccola
casa nel deserto del Nord-Est dove dovrebbe abitare il padre.
E in effetti lì vive un uomo che sembra rispondere al nome
di Jesus, peccato che abbia un’altra moglie e dei figli…La
delusione sta spingendo Josué ad andarsene senza dir nulla,
quando scopre di essere caduto in un equivoco: l’uomo è
il nuovo inquilino che, casualmente, porta un nome simile a quello
di suo padre. Questo dà loro il nuovo indirizzo a cui devono
rivolgersi, così Dora e Josué riprendono la ricerca.
Affamati, stanchi e squattrinati vagano per la città di
Bon Jesus e si ritrovano nel mezzo di una grande celebrazione
religiosa in onore del Bambino Gesù e a Josué viene
una brillante idea: Dora può scrivere per tutti i pellegrini
analfabeti lettere di intercessione a Padre Cicero e al Santo.
Detto, fatto, improvvisa un banchetto e inizia a richiamare l’attenzione
della folla. I clienti si accalcano numerosi e consentono ai due
di racimolare i soldi necessari, non solo per mangiare e per permettersi
di passare la notte in un letto decente, ma anche per comprarsi
abiti nuovi e per concedersi qualche piccolo sfizio, compresa
una foto che si fanno scattare mentre stanno sorridenti in posa.
Traccia dopo traccia alla fine giungono presso una modesta abitazione
dove, secondo le ultime informazioni raccolte, dovrebbe trovarsi
Jesus. Ma neanche questa volta hanno fortuna: l’uomo pare
essere sparito tempo addietro, probabilmente per recarsi a Rio
alla ricerca della moglie…In compenso però Josué
scopre di avere due fratelli: Isaias e Moises. Nemmeno loro sanno
più dov’è il padre, ma sono molto felici di
conoscere Josué e lo invitano a rimanere. Il piccolo, ormai
legato da affetto profondo a Dora, vorrebbe che anche lei restasse
lì insieme a lui. Ma alle prime luci dell’alba, mentre
i tre fratelli dormono, Dora decide di andarsene. Cercando di
non farsi sentire si alza, si prepara e, dopo aver lasciato una
lettera per Josué, si avvia lungo la strada deserta.
Josuè si sveglia di soprassalto e, quando si accorge dell’assenza
della donna, si precipita fuori alla sua ricerca. Corre all’impazzata
in mezzo alla via ancora addormentata, ma quando arriva in prossimità
del pullman lo vede allontanarsi all’orizzonte e capisce
che Dora questa volta se n’è andata per sempre. Nel
viaggio di ritorno Dora piange e intanto scrive una lettera commovente
a Josué.
Chissà se gliela spedirà…
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