Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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La lezione è come un lume che s’apre e sboccia a poco a poco nell’anima di ognuno, ingrandisce e illumina tutti di un unico palpitare di luce, e maestro e scolari. Anche il maestro impara come gli scolari facendo lezione: perché imparare non è altro che scoprire sé e chiarire sé a se stessi.

Manara Valgimigli, La mia scuola



 

Testi in prosa

Rubé, di Antonio Giuseppe Borghese
La ragazza di Bube, di Carlo Cassola
Il sentiero dei nidi di ragno, di Italo Calvino
Introduzione ai Promessi Sposi, di Alessandro Manzoni
La roba, di Giovanni Verga
Il treno ha fischiato, di Luigi Pirandello
il treno ha fischiato

Il treno ha fischiato di Luigi Pirandello

Quadro iniziale: la novella si apre con una sequenza dialogica in cui le voci dei colleghi di lavoro del protagonista informano il lettore di quanto è avvenuto.
Caratteri di:
Personaggi (protagonista e colleghi): ipocrisia dei colleghi. Il narratore fa capire di avere una spiegazione all’accaduto, ma decide di non svelarlo subito; lo farà nella seconda parte.
Narratore onnisciente, conosce tutto su Belluca e sulla sua famiglia.
Motivo per cui è alienato
Motivi-chiave
Umorismo: avvertimento e sentimento del contrario
Vita (erompere della ribellione – treno come simbolo: la vita è qualcosa di fluido, incessante, che scorre via come le immagini dell’allucinazione di Belluca- stazione come estraneità alla vita troppa vita è come essere estranei alla vita: “s’era ritrovato a spaziare anelante nel vuoto arioso” – insistenza sui sensi che chi vive nella forma non ha) vs. Forma (famiglia, lavoro prigione). Da questo si può uscire solo con la fuga nell’immaginazione o nella pazzia (cf. Gioanola che dice, però, che aderire completamente alla vita è impossibile per l’uomo perché egli è scisso e non potrà mai essere una cosa sola, troverebbe il vuoto attorno a sé, cf. Mattia Pascal. E’ impossibile godere di quella vita di cui parla Pirandello, anche perché la condizione universale dell’uomo è quella dell’alienazione)
Casualità degli eventi: irrompe nella vita delle persone e la stravolge. Non c’è posto per una spiegazione razionale degli eventi (“un qualunque lievissimo inciampo impreveduto”). Vedi Mattia Pascal o Moscarda: non è più possibile spiegare il reale attraverso rapporti di causa-effetto, perché è caduta ormai la fiducia nella ragione e nella scienza (cf. Gadda, La cognizione del dolore). All’aspetto della prodigiosità dell’irruzione della vita si collega Montale, che parla di prodigio del manifestarsi del vero volto, tragico, del reale)
Tema del lavoro (alienazione della macchina dell’uomo computista e stato animalesco dell’uomo-somaro alienato metamorfosi kafkiana, stile espressionistico “imbizzire, “imbracato”, “imbestialito” che rappresenta questa condizione bestiale ed è un riflesso linguistico del grottesco, della deformazione del reale). Cf., anche, Bartleby lo scrivano di Melville.
Tema della malattia (cf. Svevo)
Tema del dolore (solo chi si rende conto può provare dolore) e dell’alienazione. In fondo tutti sono alienati, anche i colleghi di Belluca desiderano l’azzurro, ma non essendo consapevoli di ciò, non ne soffrono. In questo caso a rendersene conto è il narratore, per questo alla fine c’è una sovrapposizione tra lui e Belluca.
“Naturalissimo” e “azzurro” sono due parole-chiave (azzurro lo è anche in Montale, è come uno squarcio di vita) ed entrambe richiamano la natura, la vita e l’esuberanza.
Il tempo: anticipazioni e sovrapposizioni di piani temporali. Tipico del romanzo del ‘900: non più sviluppo cronologico degli eventi, ma sovrapposizione di piani temporali (Joyce, Wolf, Svevo)
Narratore omodiegetico onnisciente. Punto di vista: prima quello dei colleghi, poi quello del narratore (che dice, quasi con supponenza, sempre “naturalissimo”), infine quello di Belluca, con la sovrapposizione col punto di vista del narratore. La tecnica espressiva dell’ultima parte è quella dell’indiretto libero. Differenza con l’uso che ne viene fatto dal verismo: lì per riprodurre il parlato popolare, qui per sovrapporre le diverse voci (cf. Bachtin), in chiave psicologica.
Stile: termini specialistici, medici. La lingua della scienza, messa in bocca ai colleghi, esprime sicurezza, fiducia nella scienza ed è propria dei personaggi non consapevoli della tragicità della vita. Esprime, tra virgolette, una condizione umana contrapposta alla condizione animalesca di Belluca, una deformazione che è indice, ancora prima dell’erompere della vita attraverso il fischio del treno, del suo essere “fuori di chiave”. Ricordiamoci anche dell’epitelioma dell’Uomo dal fiore in bocca, termine medico che dietro l’aspetto dolce del significante nasconde la morte. La contaminazione dei registri linguistici è anche un riflesso dell’umorismo e della discordanza che esso necessariamente mostra.
Utilizzo didattico: inserimento in un modulo per genere dal titolo “L’evoluzione della narrativa moderna” all’interno del quale si preveda l’esame del narratore come garanzia di oggettività (Verga), come portavoce della rappresentazione molteplice della realtà (Pirandello) e come parodia dell’oggettività (Svevo). Un confronto tra Verga e Pirandello potrebbe poi mostrare la differenza tra la rappresentazione oggettiva della realtà e quella della crisi della realtà.
In relazione al testo in questione, i prerequisiti dovrebbero prevedere un inquadramento storico e biografico dell’autore e la conoscenza degli aspetti fondamentali della sua poetica, come la teoria dell’umorismo e il contrasto vita-forma.
Gli obiettivi: osservare come in questo testo emergano i principali temi della poetica pirendalliana
Procedura: lettura, analisi delle sequenze, osservazioni su fabula e intreccio, domande per fare emergere i motivi-chiave, esame del ruolo del narratore
Verifica e valutazione: confronto con altri testi sugli impiegati o con un diverso tipo di narratore; questionario di verifica

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