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La
prosa narrativa moderna ( 1700-'800-'900)
Pieter de Meijer, Achille Tartaro, Alberto Asor Rosa “La
narrativa italiana dalle Origini ai giorni nostri” a c.
di A. Asor Rosa, Einaudi, 1997

Individuo
e mondo
La storia romanzesca si origina sempre in un
contrasto fra la realtà di questo mondo e il desiderio
dell’individuo che ne fa parte, ma la diversità delle
storie romanzesche dipende dai diversi esiti che possono avere,
il carattere del desiderio o della forza contrastante che danno
origine all’azione narrativa, fino al carattere del personaggio,
il suo comportamento e gli eventi specifici che deve affrontare.
Il punto
di partenza può essere ancora la vicenda di Abaritte. In
una situazione di equilibrio iniziale, l’eroe parte per
diventare esperto del mondo ma rischia di deviare dalla prospettiva
prefissa nell’amore per Indatira. Nella situazione finale
lo vediamo però sposato felicemente e integrato nella società.
Una sceneggiatura di questo tipo non è certo verosimile
ma corrisponde a un tipo ideale, per cui fra i desideri dell’individuo
e la realtà sociale è possibile in ultima istanza
una perfetta corrispondenza. Inoltre in questa storia emerge l’elemento
più caratteristico del “romanzesco” nella sua
versione positiva: quello che sembrava l’altro e il diverso
risulta poi l’identico, appartiene al proprio mondo e non
al mondo estraneo.
Nella storia
di Jacopo Ortis il “romanzesco” cede alla verosimiglianza
storica. Il protagonista, orfano, esule e colpito dalla Storia,
si trova in una situazione di completa esclusione e non solo sul
piano pubblico. Anche la sua vita privata, segnata dalla rinuncia
alla donna amata promessa ad un altro, è contrassegnata
dall’esclusione che trova la sua conferma finale nel suicidio.
In questo caso, risultando impossibile qualsiasi accordo fra gli
ideali dell’individuo e la realtà del mondo, l’individuo
superiore rifiuta qualunque compromesso e si rende così
degno di quel “monumento alla virtù sconosciuta”
che secondo la finzione giustifica la pubblicazione delle sue
lettere. Nel contrasto fra mondo e individuo è il primo
a non reggere al confronto con le esigenze di virtù eroiche
del personaggio superiore.
Più
conforme allo schema del “romanzesco” già nella
prospettiva iniziale del matrimoni, la storia di Renzo comincia
veramente con un “danneggiamento”: l’intervento
del potere feudale che impedisce l’andamento pacifico della
vita privata di un filatore di seta e di una contadina. E nel
seguito della vicenda è sempre il fattore pubblico, lo
sconvolgente movimento della Storia che continua ad allontanare
la prospettiva di una vita tranquilla. Ma in questo movimento
Renzo non si perde: prima incerto sulla strada da scegliere, costretto
continuamente a chiedere la direzione giusta, Renzo sa dove vuole
andare e alla fine, per l’ultimo ritorno al suo paese, egli
è sicuro di sé, ad ogni bivio, e sia pure quasi
in sogno. Coerente con questa chiarezza del percorso a livello
locale è anche l’ultimo distacco dal paese natio,
che segna l’inizio dell’ultima parte del percorso
a livello globale. Nel mondo lontano Renzo ha trovato un ubi consistam
e non ha bisogno di un ritorno definitivo per ritrovare l’equilibrio
dell’inizio. (Per un’analisi di quest’aspetto
della storia di Renzo, anche in confronto con le storie di ‘Ntoni
Malavoglia e di Anguilla, cfr. G. Barberi Squarotti, Il romanzo
contro la storia, pp. 72-81). E come il matrimonio con Lucia suggella
la sua integrazione sociale nella vita privata, così la
suggella nella vita pubblica la piccola industria di cui diventa
uno dei padroni. Le peripezie romanzesche lo portano quindi addirittura
ad una promozione sociale, che non è che una conferma dell’esito
positivo, anche se secondo Pasolini in questa posizione Renzo
diventa di colpo odioso (Alessandro Manzoni, “I promessi
sposi”, in Descrizioni di descrizioni, p. 152). In realtà
l’eroe ha adattato i suoi desideri alla realtà sociale,
è diventato esperto del mondo, e, non senza l’aiuto
di Lucia, è capace di trarre una regola di vita dalle sue
avventure. Rispetto al movimento della Storia, Renzo si salva
in una posizione relativamente tranquilla, mentre nel mondo quel
movimento continua senza aver perduto i suoi aspetti terrificanti
e sconvolgenti
La storia
di Carlo Altoviti nelle Confessioni di un italiano si oppone a
quella di Ortis e di Renzo come una biografia completa alla storia
di una crisi ed è almeno per questo aspetto la più
lontana da uno schema “romanzesco”. La sua è
la storia di un uomo che esprime spesso la sua preferenza per
una vita tranquilla, ma che viene trascinato fuori da quella vita
dal movimento della Storia, che lo porta lontano dal luogo d’origine.
Carlo riesce a inserirsi in quel movimento e a identificarsi nell’ideale
dell’amor di patria. Anche sul piano privato la sua vita
è particolarmente movimentata nell’amore per la Pisana,
che lo sconvolge e lo guida nello steso tempo, con apparizioni
improvvise, esse sì pienamente “romanzesche”,
senza però finire nel matrimonio. Così alla fine
l’eroe, che ha sposato la donna propostagli dalla Pisana,
si trova integrato anche sul piano privato in una famiglia, mentre
l’integrazione nella comunità gli permette di mantenere
intatto il suo grande amore, una soluzione idillica, dunque, su
tutti i piani.
Pur nella
loro diversità le storie fin qui esaminate hanno in comune
il fatto che si reggono tutte sulla fiducia in un solido sistema
di valori. Questa situazione cambia con la narrativa “liberata”,
quando vengono fuori storie in cui il sistema di valori su cui
orientarsi nel mondo viene contestato dall’eroe o manca
completamente.
L’esempio
più famoso di una storia di contestazione è fornito
dalle avventure di Pinocchio, che si svolgono in un mondo “astratto”
ma dominato ugualmente da un rigidissimo sistema di valori, ripetutamente
reso esplicito dal padre, dal grillo parlante e dalla Fata. E
le avventure consistono tutte in scontri col mondo cattivo dovuti
a deviazioni del burattino dalla norma e dalla prospettiva di
una vita regolare. Scontri da cui Pinocchio esce sconfitto e punito,
per ricominciare da capo. Solo alla fine gli si conforma interamente
alla legge del padre, accettando un lavoro umiliante e raddoppiandolo
per salvare la Fata-madre: una perfetta integrazione nel mondo
con l’abbandono di ogni contestazione viene premiata con
la metamorfosi in un ragazzino per bene.
Una storia
di contestazione è anche quella di ‘Ntoni Malavoglia
(non è inopportuno ricordare che la contestazione di ‘Ntoni,
come quella di Pinocchio, riguarda un sistema di valori che si
esprime soprattutto nei proverbi. Che il romanzo verghiano abbia
a questo livello qualcosa in comune con Le avventure di Pinocchio,
lo ha osservato Asor Rosa, il quale indica l’origine di
questa corrispondenza in “una unità culturale-antropologica
cementata dallo spettro della miseria e della fame” (La
cultura, p. 935, nota I): fuori dal luogo d’origine e privo
di guida, esce sconfitto dai vari scontri col mondo, ma per lui
la punizione non comporta la possibilità di una re-integrazione
conclusiva. La sua è una storia di esclusione definitiva.
La narrativa
successiva racconta ancora storie di educazione sociale e/o sentimentale,
ma in un mondo privo di un sistema di valori ideali accettato
da tutti. La storia di Consalvo Uzeda illustra questo fenomeno
in modo cinico: ai valori del Risorgimento egli oppone un suo
sistema di valori realistici e riesce così a imporsi nel
mondo apparentemente sconvolto dal movimento storico ispirato
proprio a quegli ideali. Di solito però l’eroe romanzesco
non è un cinico e cerca di arrivare comunque ad un accordo
fra i propri desideri e la realtà, per lo più con
esito negativo: dalla fine dell’800 in poi le storie romanzesche
sono varianti sul tema dell’esclusione.
Una variante
radicale è nella storia di Alfonso Nitti. Segnato dalla
sua inettitudine fin dall’inizio, Alfonso non dispone dei
mezzi che gli avrebbero permesso di uscire illeso dall’incontro
col mondo, che qui si manifesta soprattutto come avventura privata,
come incontro con la donna di un ceto superiore. Qui il suicidio
finale non ha più nulla a che fare con il rifiuto del compromesso
da parte di un essere superiore (Ortis).
Una variante
estrema dell’esclusione è anche nella storia di Michele
degli Indifferenti. Se in tutte le storie precedenti non manca
lo sviluppo, lo scontro con il mondo, la versione verosimile dell’avventura
“romanzesca”, la storia di Michele è strutturata
sulla base di un rifiuto esplicito di queste sceneggiature. Moravia
ha creato un anti-eroe, nel senso che gli fa mancare la capacità
di concepire veramente ciò che è una delle condizioni
fondamentali di ogni vera storia: un desiderio o un’intenzione.
O meglio: l’unico desiderio di cui egli sia capace è
il desiderio del desiderio e l’avventura che egli sogna,
malgrado tutto, è uno scontro col mondo in cui egli sarebbe
animato da vere intenzioni e da veri sentimenti (pp. 233-34).
L’indifferenza di Michele non si sviluppa, ma esiste fin
dall’inizio. La sua è la storia di una serie di tentativi
falliti di occupare un posto nel mondo attraverso i gesti dell’amore
(nei confronti di Lisa) e dell’odio (nei confronti di Leo),
senza i sentimenti che dovrebbero motivarli: una serie di conferme
dell’esclusione radicale, che culmina nella scena dello
sparo con la pistola scarica, un perfetto rovesciamento di quelle
scene romanzesche in cui si rappresenta nel passo citato la vera
vita.
Anguilla
è dall’inizio alla fine estraneo all’ambiente
in cui vive: prima come bastardo adottato dalla famiglia di Padrino
e Virgilia, poi come servitore nella casina della Mora, poi ancora
come emigrato in America, e finalmente come il forestiero che
ritorna nella zona della sua infanzia, dove lo chiamano “l’Americano”.
E anche la sua storia è una serie di conferme dell’esclusione
definitiva. Ma Anguilla è sempre mosso da un desiderio
autentico e il suo fallimento è dovuto all’impossibilità
di cancellare un’esclusione originaria, non a un’incapacità
di sentire e di partecipare alla vita del mondo. E ancora meno
a un’incapacità di agire: sul piano pratico è
un eroe positivo che riesce ad affermarsi, ma deve rendersi conto
che ciò non basta a procurargli una vera integrazione in
una comunità umana; egli non appartiene a una famiglia
e d è rimasto al di fuori del movimento della Storia che
ha sconvolto la vita degli altri.
Accanto
a questa linea dominante di storie di esclusione esiste nel ‘900
anche una linea di storie d’integrazione, segnate da un
accordo fra i desideri del personaggio e un movimento sociale.
Pensiamo alla storia di Metello di Pratolini o a quella di Tommaso
in Una vita violenta di Pasolini, o ancora all’eroe di Vogliamo
tutto di Balestrini. L’esempio più significativo
sembra però Conversazione in Sicilia di Vittorini. Storia
di un ritorno al paese d’infanzia come quella di Anguilla
(ma, a differenza di questa, di un ritorno dalla madre), l’avventura
di Silvestro si svolge come una iniziazione completa alla vita
nelle realtà essenziali del rapporto privato con la donna
e del rapporto pubblico con gli altri, con la società reale
e con una società ideale. Ed è in quella società
ideale che alla fine l’eroe si inserisce. Infatti il contrasto
fondamentale in questa storia non è tanto fra desiderio
dell’individuo e realtà del mondo, quanto fra il
mondo cattivo e un’umanità diversa. E l’iniziazione
porta l’eroe a far parte di questa umanità
superiore, a superare la non speranza iniziale in un simbolico
movimento collettivo.
Come una
variante bassa, limitata alla quotidianità della vita privata,
anche la storia di Edoardo in Capriccio italiano di Sanguineti
costituisce un esempio d’integrazione riuscita: la storia
si estende dall’attesa della nascita di un figlio alla sua
nascita e da una crisi coniugale alla ritrovata armonia della
coppia nell’unità della famiglia. E non solo per
questo andamento verosimile la storia si inserisce nella linea
positiva. Un’avventura molto importante si svolge in una
grotta, luogo archetipico, che qui assume chiaramente il significato
dell’altro mondo nel senso più assoluto: il mondo
dell’aldilà, dove il protagonista attraversa la morte
e dove incontra anche il figlio non ancora nato. Qui si saldano
dunque due filoni: nell’attesa della nascita del figlio
il padre vive una sua storia d’iniziazione che lo porta
attraverso l’inferno e la morte, ma che si conclude felicemente
con la nascita del figlio, conferma della fine dei “brutti
sogni”. La storia di Edoardo si configura come quel ritorno
alle primissime origini del romanzo che vuole essere nella poetica
dell’autore. Né ci si meravigli di trovare il romanzo
di Sanguineti ravvicinato a Conversazione in Sicilia, tra l’altro
da Sanguineti stesso.
Appendice
SCRITTORI CHE PARLANO
Virginia Woolf: come si legge
un libro
Umberto Eco: Lector in fabula / la narrativa
e la memoria
Nabokov: la letteratura è un’invenzione
Moravia: su racconto e romanzo / l’espressione
letteraria (Gli indifferenti)
Hemingway: il lavoro dello scrittore
Kundera: come nascono i personaggi
Orwell: quattro ragioni per scrivere
Rilke: immergersi nel mondo interiore
Eliot: il talento e la tradizione
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