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La
lezione è come un lume che s’apre e sboccia a poco
a poco nell’anima di ognuno, ingrandisce e illumina tutti
di un unico palpitare di luce, e maestro e scolari. Anche il maestro
impara come gli scolari facendo lezione: perché imparare
non è altro che scoprire sé e chiarire sé
a se stessi.
Manara Valgimigli,
La mia scuola

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La
prosa narrativa moderna ( 1700-'800-'900)
Pieter de Meijer, Achille Tartaro, Alberto Asor Rosa “La
narrativa italiana dalle Origini ai giorni nostri” a c.
di A. Asor Rosa, Einaudi, 1997

Lingua
e dialetto
Non esistono romanzi importanti scritti interamente in dialetto.
Il romanzo di Manzoni, pur rappresentando un contributo importante
verso la creazione di una prosa media rispetto a quella alta di
un Verri o di un Foscolo, risolve la tensione fra dialetto e lingua
facendo prevalere il secondo termine e optando così per
una prosa narrativa CENTRIPETA che rimuove consapevolmente la
realtà plurilinguistica del romanzo.
Sotto l’aspetto della prosa narrativa centripeta si possono
mettere assieme scrittori come Capuana, De Roberto, Borgese e
Moravia, Bassani e Calvino.
Per gli scrittori che seguono maggiormente il dialetto si può
proporre una divisione in due grandi filoni (seguendo le indicazioni
di Beccaria, Introduzione al vol. da lui curato Letteratura e
dialetto, Zanichelli, Bologna, 1975, pp.12ss., e di Segre, Lingua,
stile e società. Studi sulla storia della prosa italiana,
Feltrinelli, Milano, 1976³):
dialetto come necessità di aderire al parlato
sfruttamento
del dialetto/i a scopi espressivi
Nievo (apertura
al friulano, al veneto e al lombardo)
Verga
(manifestazione massima)
Pasolini
(senza la compenetrazione fra l. e d. di Verga)
Pavese (senza
la compenetrazione fra l. e d. di Verga)
Il secondo filone, individuato da Contini (Introduzione
ai narratori della Scapigliatura piemontese (1942-43) in Varianti
e altra linguistica. Una raccolta di saggi (1938-1968), Einaudi,
Torino 1970, pp. 533-66), comincia con la scapigliatura piemontese
e milanese, con Dossi e Faldella,
e ha anch’esso una manifestazione massima nella prosa di
Carlo Emilio Gadda.
Ci sono poi alcuni scrittori italiani
che usano lingue straniere:
Petruccelli della Gattina (scrive le Memorie di Giuda
(1866) in francese per poi tradurle in italiano)
Marinetti (scrive Mafarka il futurista in francese per
poi tradurlo in italiano)
Ruffini (scrive i suoi romanzi in inglese, tradotti poi
da altri)
Fenoglio e il suo inglese
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