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Magdalene
(The Magdalene sisters)
Regia di Peter Mullan – 2002
Con Geraldine McEwan (Sorella Bridget), Anne-Marie Duff (Margaret),
Dorothy Duffy (Rose), Nora-Jane Noone (Bernardette), Eileen Walsh
(Crispina),
Mary Murray (Una)
Durata: 119 minuti Ambientazione:
La vicenda, basata su una storia vera, è ambientata
nell’ Irlanda del 1964 in uno dei conventi “Magdalene”,
gestiti allora dalle suore della Misericordia e nei quali venivano
rinchiuse le ragazze che si riteneva fossero contravvenute alle
regole del buon costume. Da tali luoghi era difficile che uscissero
vive a causa delle gravissime pene, materiali e morali, che dovevano
sopportare ed anche se sopravvivevano erano per sempre segnate presso
l’opinione pubblica. Nel film sono quattro le ragazze rinchiuse,
due perché divenute madri senza essersi sposate, una perché
violentata e l’altra a causa dell’eccessiva bellezza
e del pericolo che si pensava questa potesse costituire per lei
e per gli altri. Oltre alle torture fisiche che subiranno, saranno
private di qualsiasi diritto e costrette a lavorare ogni giorno
nelle lavanderie del convento. Il film ha vinto il Leone d'Oro alla
59^ Mostra del Cinema di Venezia.
Punti di discussione:
1. Le conseguenze del fanatismo religioso o ideologico.
2. La prigionia come annientamento della dignità umana.
3. L’ipocrisia della società.
4. Il coraggio di opporsi a un universo totalitario e persecutorio.
Personaggi:
· Margaret (Anne-Marie Duff), Rose (Dorothy Duffy) e Bernadette
(Nora-Jane Noone) sono tre ragazze che vivono nella contea di
Dublino negli anni '60: la prima è stata violentata da
un amico durante una festa nuziale, la seconda ha avuto un bambino
senza essere sposata e l'ultima ha scambiato qualche parola con
alcuni coetanei fuori dalla cancellata dell'orfanotrofio nel quale
vive. Considerate peccatrici, vengono rinchiuse in uno dei conventi
"Magdalene", gestiti dalle suore della Misericordia.
Crispina
(Eileen Walsh), una povera ritardata (anche lei ragazza-madre)
che viene trasferita in manicomio quando rivela pubblicamente
i servigi sessuali resi al pastore del convento.
Sorella
Bridget (Geraldine McEwan), la terribile madre superiore, tanto
crudele quanto venale.
Da considerare:
1. Il simbolismo ripetuto della croce, del denaro e della chiave.
2. La complessità psicologica dei personaggi (in particolare
Sorella Bridget, Crispina e Bernardette).
3. La potenza comunicativa delle immagini, preferita al dialogo
didascalico.
4. La scena più emozionante.
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