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Ovosodo Regia
di Paolo Virzì – 1997
Con Edoardo Gabriellini (Piero), Malcolm Lunghi (Piero a 13 anni),
Alessio Fantozzi (Ivano), Marco Cocci (Tommaso), Regina Orioli (Lisa),
Nicoletta Braschi (prof. Giovanna), Claudia Pandolfi (Susi)
Durata: 100 minuti
Ambientazione: “Ovosodo”
è un rione nel cuore di Livorno, dove nel 1974 nasce Piero
Mansani. “Ovosodo” è anche il nomignolo che
viene affibbiato a Piero nell’adolescenza: gli somiglia,
infatti, perché fa pensare ad una cosa solida con il cuore
tenero.
Punti di discussione:
1. La scuola.
2. La professione dell'insegnante.
3. L'amicizia.
4. L’amore.
5. Il lavoro operaio.
6. L'ingresso nell'età adulta, foriero di sogni infranti
ma anche di grandi conquiste.
Personaggi:
Piero (Edoardo
Gabriellini), un ragazzo come tanti altri della Livorno popolare.
Figlio di un ex portuale che entra ed esce continuamente di galera,
cresce con il fratello ritardato e una giovanissima matrigna:
prima è un bimbetto serio e ingenuo, poi un adolescente
pallido tutto turbamenti, ed infine un giovane uomo.
Professoressa
Giovanna (Nicoletta Braschi), insegnante generosa e infelice.
Lisa (Regina
Orioli), ragazza depressa e viziata.
Tommaso
(Marco Cocci), figlio di papà falsamente trasgressivo.
Da considerare:
1. Il localismo (in questo caso la Toscana) con la conseguente
accentuata connotazione linguistica in chiave dialettale.
2. L’umorismo.
3. La tendenza caricaturale nella delineazione dei personaggi
di contorno (sia di quelli antipatici, pensiamo ai compagni di
scuola del liceo e ai genitori di Tommaso, sia di quelli simpatici,
pensiamo agli operai della fabbrica, agli abitanti del quartiere
e perfino al padre di Piero).
4. La vena antiborghese di stampo populista.
5. Il retrogusto amaro che segue al sorriso.
6. Il tentativo di offrire uno spaccato (anche solo limitato e
parziale) di un pezzo di società (in questo caso il mondo
dei giovani e l’universo di quartiere).
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