Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella.

J.D. Salinger, Il giovane Holden

 


Appunti sul mito di Prometeo in Esiodo: prima parte

Analisi dell'organizzazione narrativa del testo
Le due versioni non sono complementari, ma si incastrano l’una nell’altra.

Agenti
Nella Teogonia abbiamo da una parte Prometeo, definito dalla sua astuzia, intelligenza scaltra, arte d’ingannare, dall’altra Zeus, definito dalla sua intelligenza insidiosa di sovrano e allo stesso come dio padre, signore del fulmine e del cielo.
Nelle Opere abbiamo da una parte Prometeo ed Epimeteo, che rappresentano gli uomini, dall’altra Zeus, che rappresenta gli dèi. Quanto Prometeo si dimostra astuto e scaltro, tanto Epimeteo risulta privo di tali doti. L’unione di previdenza sottile e irriflessione stupida caratterizza la condizione umana.

Azioni
Tutto il racconto consiste in un duello di furbizia tra Zeus e Prometeo.
In entrambi i racconti le azioni di Prometeo e di Zeus si corrispondono:
- azioni preparatorie: processi di preparazione per ingannare l’avversario (disporre nascondendo);
- azioni rispetto ad altri: “dare” o “non dare” da una parte, accettare o rifiutare il dono o l’assenza di dono dall’altra.

Intreccio nella Teogonia
1) Prometeo offre un dono-tranello a Zeus e Zeus lo accetta. In presenza degli dèi e degli uomini Prometeo dispone le due parti di un bue occultando le parti migliori sotto la pelle e lo stomaco, poco appetibili, e le ossa sotto quella che dovrebbe essere la parte migliore. Lo scopo è quello di ingannare Zeus (che chiaramente si lascia ingannare premeditando la rovina degli uomini) e favorire gli uomini. In tal modo vengono fissate le parti che durante i sacrifici saranno destinate agli uomini (carni e grasso) e le parti che dovranno essere immolate alle divinità (ossa).
2) Zeus, adirato, rifiuta di dare agli uomini il fuoco celeste (il fulmine).
3) Prometeo non accetta il rifiuto, sottrae a Zeus il fuoco e lo dà agli uomini.
4) Zeus fabbrica e dà agli uomini un dono-tranello, la donna. Zeus inizia la costruzione, per gli uomini, di qualcosa che non esisteva ancora, un male, cioè la donna. Rovescio del fuoco, la donna è un dono destinato esclusivamente agli uomini, il segno della loro condizione infelice. Per gli uomini, dunque, beni e mali sono indissolubilmente uniti perché Zeus, col dono della donna, ha regalato agli uomini un male, rovescio del bene.

Conclusione
Dèi e uomini sono separati per sempre. La condizione degli uomini in quanto si differenziano dagli dèi, comporta dunque: 1) il sacrificio; 2) il fuoco “prometeico”, con quel che implica, il cibo cotto; 3) il matrimonio.

Intreccio nelle Opere
Preambolo. Gli dèi hanno nascosto agli uomini la loro vita, cioè il nutrimento cerealicolo, il grano. Ciò è avvenuto dopo l’inganno di Prometeo a Zeus (allusione alla sequenza iniziale della Teogonia).
1) Da quel giorno Zeus medita mali per l’uomo e nasconde il fuoco. Prometeo lo sottrae. Collera di Zeus. Zeus dichiara che per questo furto darà un male che gli uomini circonderanno d’amore.
2) Preparazione del dono malefico e seduttore chiamato Pandora, come dono di tutti gli dèi agli uomini.
3) Il dono di tutti dèi viene condotto a casa di Epimeteo che, pur messo in guardia da Prometeo su qualunque dono divino, accetta e comprende troppo tardi la gravità dell’errore commesso.
4) Prima la vita dell’uomo non conosceva il male: né lavoro, né malattia, né vecchiaia. Ma Pandora ha sollevato il coperchio del vaso contenente tutti i mali che si sono riversati in mezzo agli uomini. Sono sempre presenti e l’uomo non può evitarli dal momento che non può prevederli, mentre il male che si vede e si ascolta (la donna) inganna e seduce sotto l’apparenza del bene.

Conclusione
La vita umana è piena di mali; gli uni sono nascosti, invisibili; gli altri, visibili, si nascondono sotto un’apparenza menzognera di beni desiderabili.

Confronto delle due versioni: la logica del racconto
1) Nelle Opere viene taciuto l’inganno del bue (c’è solo un’allusione), mentre viene sviluppato nei particolari il dono della donna, presentato come dono fraudolento, malefico, che sarebbe stato possibile accettare o rifiutare.
2) L’azione del “nascondere”, attribuita a Prometeo nella Teogonia, è nelle Opere attribuita a Zeus (valore teologico del “nascondere”)
3) L’episodio del fuoco è identico nelle due versioni.
Avevamo distinto due piani nelle azioni dei personaggi:
- azioni preparatorie: processi di preparazione per ingannare l’avversario (disporre nascondendo)
- azioni rispetto ad altri: “dare” o “non dare” da una parte, accettare o rifiutare il dono o l’assenza di dono dall’altra.
Attraverso il confronto i due piani si integrano l’uno nell’altro:
- “non dare” (Zeus non dà più il fuoco nella Teogonia) è identico a “nascondere” (Zeus nasconde il fuoco nelle Opere). Dunque per gli dèi “non dare” agli uomini significa “nascondere” un bene che prima era a loro disposizione. Di conseguenza il grano che prima nasceva spontaneamente, dopo essere stato “nascosto” suppone il lavoro agricolo, l’aratura della terra, la semina. Così il fuoco, che prima era a disposizione degli uomini, dopo essere stato “nascosto” deve essere alimentato per conservarsi. Nello stesso modo, infine, gli uomini nascevano spontaneamente dal suolo, mentre ormai è necessario lavorare il ventre femminile (che ha bisogno come il fuoco di essere nutrito, come la terra di essere arato) per nascondervi il seme.
- Ma se, per gli dèi, “non dare” significa “nascondere”, “dare” significa ugualmente “nascondere”, perché ogni dono divino, pur sembrando apparentemente un bene, cela un male invisibile. Di conseguenza, l’uomo può avere accesso al bene nascosto solo attraverso i mali che lo avvolgono e, inversamente, tutto ciò che l’uomo ha avuto dagli dèi, nasconde un male sotto l’apparenza seducente di un bene.

Conclusione
La logica del racconto esprime il carattere ambiguo della condizione umana in cui, beni e mali, dati e non dati, si trovano sempre indissolubilmente legati gli uni agli altri. Nello stesso tempo il racconto definisce, fra le bestie e gli dèi, lo statuto umano caratterizzato dal sacrificio, dal fuoco culinario e tecnico, dalla donna vista nel suo aspetto di sposa e a un tempo di ventre bestiale, dal cibo cerealico e dal lavoro dei campi.

 
   

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