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Appunti sul mito
di Prometeo in Esiodo: prima parte
Analisi dell'organizzazione narrativa del testo
Le due versioni non sono complementari, ma si incastrano l’una
nell’altra.
Agenti
Nella Teogonia abbiamo da una parte Prometeo, definito dalla sua
astuzia, intelligenza scaltra, arte d’ingannare, dall’altra
Zeus, definito dalla sua intelligenza insidiosa di sovrano e allo
stesso come dio padre, signore del fulmine e del cielo.
Nelle Opere abbiamo da una parte Prometeo ed Epimeteo, che rappresentano
gli uomini, dall’altra Zeus, che rappresenta gli dèi.
Quanto Prometeo si dimostra astuto e scaltro, tanto Epimeteo risulta
privo di tali doti. L’unione di previdenza sottile e irriflessione
stupida caratterizza la condizione umana.
Azioni
Tutto il racconto consiste in un duello di furbizia tra Zeus e
Prometeo.
In entrambi i racconti le azioni di Prometeo e di Zeus si corrispondono:
- azioni preparatorie: processi di preparazione per ingannare
l’avversario (disporre nascondendo);
- azioni rispetto ad altri: “dare” o “non dare”
da una parte, accettare o rifiutare il dono o l’assenza
di dono dall’altra.
Intreccio nella Teogonia
1) Prometeo offre un dono-tranello a Zeus e Zeus lo accetta. In
presenza degli dèi e degli uomini Prometeo dispone le due
parti di un bue occultando le parti migliori sotto la pelle e
lo stomaco, poco appetibili, e le ossa sotto quella che dovrebbe
essere la parte migliore. Lo scopo è quello di ingannare
Zeus (che chiaramente si lascia ingannare premeditando la rovina
degli uomini) e favorire gli uomini. In tal modo vengono fissate
le parti che durante i sacrifici saranno destinate agli uomini
(carni e grasso) e le parti che dovranno essere immolate alle
divinità (ossa).
2) Zeus, adirato, rifiuta di dare agli uomini il fuoco celeste
(il fulmine).
3) Prometeo non accetta il rifiuto, sottrae a Zeus il fuoco e
lo dà agli uomini.
4) Zeus fabbrica e dà agli uomini un dono-tranello, la
donna. Zeus inizia la costruzione, per gli uomini, di qualcosa
che non esisteva ancora, un male, cioè la donna. Rovescio
del fuoco, la donna è un dono destinato esclusivamente
agli uomini, il segno della loro condizione infelice. Per gli
uomini, dunque, beni e mali sono indissolubilmente uniti perché
Zeus, col dono della donna, ha regalato agli uomini un male, rovescio
del bene.
Conclusione
Dèi e uomini sono separati per sempre. La condizione degli
uomini in quanto si differenziano dagli dèi, comporta dunque:
1) il sacrificio; 2) il fuoco “prometeico”, con quel
che implica, il cibo cotto; 3) il matrimonio.
Intreccio nelle Opere
Preambolo. Gli dèi hanno nascosto agli uomini la loro vita,
cioè il nutrimento cerealicolo, il grano. Ciò è
avvenuto dopo l’inganno di Prometeo a Zeus (allusione alla
sequenza iniziale della Teogonia).
1) Da quel giorno Zeus medita mali per l’uomo e nasconde
il fuoco. Prometeo lo sottrae. Collera di Zeus. Zeus dichiara
che per questo furto darà un male che gli uomini circonderanno
d’amore.
2) Preparazione del dono malefico e seduttore chiamato Pandora,
come dono di tutti gli dèi agli uomini.
3) Il dono di tutti dèi viene condotto a casa di Epimeteo
che, pur messo in guardia da Prometeo su qualunque dono divino,
accetta e comprende troppo tardi la gravità dell’errore
commesso.
4) Prima la vita dell’uomo non conosceva il male: né
lavoro, né malattia, né vecchiaia. Ma Pandora ha
sollevato il coperchio del vaso contenente tutti i mali che si
sono riversati in mezzo agli uomini. Sono sempre presenti e l’uomo
non può evitarli dal momento che non può prevederli,
mentre il male che si vede e si ascolta (la donna) inganna e seduce
sotto l’apparenza del bene.
Conclusione
La vita umana è piena di mali; gli uni sono nascosti, invisibili;
gli altri, visibili, si nascondono sotto un’apparenza menzognera
di beni desiderabili.
Confronto delle due versioni: la logica del racconto
1) Nelle Opere viene taciuto l’inganno del bue (c’è
solo un’allusione), mentre viene sviluppato nei particolari
il dono della donna, presentato come dono fraudolento, malefico,
che sarebbe stato possibile accettare o rifiutare.
2) L’azione del “nascondere”, attribuita a Prometeo
nella Teogonia, è nelle Opere attribuita a Zeus (valore
teologico del “nascondere”)
3) L’episodio del fuoco è identico nelle due versioni.
Avevamo distinto due piani nelle azioni dei personaggi:
- azioni preparatorie: processi di preparazione per ingannare
l’avversario (disporre nascondendo)
- azioni rispetto ad altri: “dare” o “non dare”
da una parte, accettare o rifiutare il dono o l’assenza
di dono dall’altra.
Attraverso il confronto i due piani si integrano l’uno nell’altro:
- “non dare” (Zeus non dà più il fuoco
nella Teogonia) è identico a “nascondere” (Zeus
nasconde il fuoco nelle Opere). Dunque per gli dèi “non
dare” agli uomini significa “nascondere” un
bene che prima era a loro disposizione. Di conseguenza il grano
che prima nasceva spontaneamente, dopo essere stato “nascosto”
suppone il lavoro agricolo, l’aratura della terra, la semina.
Così il fuoco, che prima era a disposizione degli uomini,
dopo essere stato “nascosto” deve essere alimentato
per conservarsi. Nello stesso modo, infine, gli uomini nascevano
spontaneamente dal suolo, mentre ormai è necessario lavorare
il ventre femminile (che ha bisogno come il fuoco di essere nutrito,
come la terra di essere arato) per nascondervi il seme.
- Ma se, per gli dèi, “non dare” significa
“nascondere”, “dare” significa ugualmente
“nascondere”, perché ogni dono divino, pur
sembrando apparentemente un bene, cela un male invisibile. Di
conseguenza, l’uomo può avere accesso al bene nascosto
solo attraverso i mali che lo avvolgono e, inversamente, tutto
ciò che l’uomo ha avuto dagli dèi, nasconde
un male sotto l’apparenza seducente di un bene.
Conclusione
La logica del racconto esprime il carattere ambiguo della condizione
umana in cui, beni e mali, dati e non dati, si trovano sempre
indissolubilmente legati gli uni agli altri. Nello stesso tempo
il racconto definisce, fra le bestie e gli dèi, lo statuto
umano caratterizzato dal sacrificio, dal fuoco culinario e tecnico,
dalla donna vista nel suo aspetto di sposa e a un tempo di ventre
bestiale, dal cibo cerealico e dal lavoro dei campi.
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