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Se
davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete
sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata
la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia
bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David
Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella
roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio
d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale
sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose,
soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega
– ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde,
non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata
autobiografia e compagnia bella.
J.D. Salinger, Il
giovane Holden
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L'inquilino del piano di sopra - di Pietro Ghini, classe 2^ H
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All’ inizio dell’estate io e la mia
famiglia ci siamo trasferiti in un vecchio palazzo di quattro
piani in un quartiere tranquillo del centro di Milano. L’appartamento
al penultimo piano mi piaceva e dopo una settimana c’ eravamo
già ambientati. Avevo fatto amicizia con Matteo, il ragazzo
della famiglia del piano di sotto, anche lui trasferitosi da poco.
Le giornate trascorrevano serenamente, fatta eccezione per le
notti, passate insonni a causa dei rumori dell’inquilino
del piano di sopra, l’ultimo. Un giorno, mentre sedevo davanti
al portone di casa, vedo un signore in giacca e cravatta che accompagna
una coppia fino all’appartamento all’ultimo piano.
Sorpreso, chiedo spiegazioni a Matteo che mi chiarisce tutto:
il locale è sfitto e l’agente immobiliare lo mostra
ai nuovi possibili clienti. La cosa avviene spesso, ma sembra
proprio che nessuno voglia andare a vivere lì, anche se
l’appartamento è grande e a buon mercato. Sorpreso
mi domando quale sia la causa dei misteriosi rumori notturni,
ma decido di non parlarne al mio amico, almeno per il momento.
Una sera, mentre i miei sono alla recita scolastica della mia
sorellina, i rumori al piano di sopra tornano ancora più
insistenti. Stanco di quel fracasso, decido di andare a far luce
sulla faccenda. Una volta chiuso il portone, trovo Matteo sul
pianerottolo: anche lui si è stancato di quel pandemonio
e, visto che casualmente anche i suoi sono fuori quella sera,
ha deciso di scoprire cosa c’ è sotto. Incoraggiandoci
a vicenda saliamo gli ultimi gradini e ci avviciniamo alla porta
dell’ultimo piano. Penso, e forse spero, di trovarla chiusa
a chiave, invece, inspiegabilmente, quando le mie dita sono ad
un paio di centimetri dalla maniglia, il vecchio portone si apre
con un lungo scricchiolio. Non sono mai stato un cuor di leone
e in quel momento il sangue mi si gela nella vene e anche il mio
amico è letteralmente sbiancato.
Penso di ritrovarmi davanti un locale pulito e accogliente, invece
la luce di un lampione che filtra dalle imposte ci mostra una
situazione ben diversa: l’arredamento è vecchio e
logoro, l’aria è pesante e ogni cosa è ricoperta
da almeno tre dita di polvere. All’ angolo opposto della
stanza la probabile causa delle mie notti insonni: una finestra
aperta, presumibilmente a causa di qualche corrente d’aria,
sbatte su uno scaffale che gli sta affianco, facendolo vibrare
assieme a tutto quello che c’ è sopra. Deciso a risolvere
la cosa alla svelta, attraverso rinfrancato la stanza e la chiudo,
tornando poi rapidamente sui miei passi.
Ma mentre esco sento distintamente la finestra riaprirsi…lentamente…Non
ho mai avuto tanta paura come in quel momento. Matteo è
sparito e, ormai solo, mi giro, terrorizzato al pensiero di cosa
potrei vedere. Un’ alta figura s’intravede nella penombra,
con la mano che stringe la maniglia della finestra.
- Cosa ci fai qui?- chiede con voce profonda. La mia bocca non
riesce ad aprirsi per rispondere. Il tipo si avvicina, mi afferra
per il collo, mi alza da terra e…
Sussulto nel letto con il sudore che mi cola sugli occhi. Che
incubo orribile! Ma perché mi sono svegliato? E cosa sono
questi rumori? No, non è possibile, vengono dal piano di
sopra!...
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