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Se
davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete
sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata
la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia
bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David
Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella
roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio
d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale
sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose,
soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega
– ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde,
non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata
autobiografia e compagnia bella.
J.D. Salinger, Il
giovane Holden
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Un appartamento maledetto - di Marty, classe 2^ H
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L’appartamento di fianco al mio è
sfitto. Di tanto in tanto un agente immobiliare accompagna qualcuno
a vederlo, ma nessuno si decide ad affittarlo, malgrado sia a
buon mercato. Certo, di giorno può apparire in buone condizioni,
grande, luminoso e molto silenzioso, ma come spiegare i lamenti
che di notte provengono dal suo interno? Come spiegare il ritrovamento
di oggetti sparsi in disordine, misteriosamente spostati durante
la notte?
Sono queste le domande che tutti si pongono visitandolo.
Sono quesiti che anche io mi ponevo, una volta.
Ma ora lo so, sono a conoscenza del mistero che lo avvolge e che
terrorizza in tal modo tutti i suoi visitatori.
Bisogna sapere che un tempo l’appartamento era abitato da
un vecchio arcigno e solitario.
Nella sua solitudine aveva cominciato a nutrire un odio profondo
verso tutte le altre persone, che lo spingeva a non uscire quasi
di casa.
Era inoltre un uomo geloso dei suoi beni, avaro e molto orgoglioso.
Non aveva né amici né parenti, era solo al mondo
ma non sembrava preoccuparsene.
Negli ultimi tempi era diventato quasi completamente sordo, e
quando i medici gli riscontrarono una grave malattia che da tempo
lo stava logorando, il vecchio rifiutò il loro aiuto e
si chiuse ancora di più in se stesso, pur essendo a conoscenza
del suo destino. Non molti mesi dopo, infatti, il vecchio morì,
e visto che non aveva eredi, il suo appartamento restò
vuoto a lungo.
Come ho già detto, dopo alcuni anni numerose persone visitarono
l’appartamento.
I mobili erano ancora al loro posto, libri e oggetti vecchi e
impolverati erano sparsi sul tavolo e sulla scrivania dello studio,
una vecchia poltrona troneggiava al centro del salotto, di fianco
ad una lampada: tutto era rimasto come allora.
Incuriosito nel vedere tutte le persone rifiutare quell’offerta,
una sera volli scoprire il motivo di questi fenomeni. Di notte
l’appartamento appariva molto più tetro: appena aprii
la porta un forte odore di chiuso mi avvolse.
L’interruttore della luce non funzionava, così dovetti
accendere una candela.
La luce rischiarò tutta la stanza: mi trovavo in un piccolo
corridoio da dove si potevano raggiungere tutte le altre stanze.
Davanti a me vidi delle scale. Feci per salirle ma udii le assi
del pavimento al piano superiore che scricchiolavano. Mi bloccai
con la candela in mano.
Qualcosa cadde e s’infranse sul pavimento del salotto, con
un rumore che mi colmò di terrore. Mi girai lentamente
e aprii la porta che mi separava da quella stanza.
Il cuore batteva come impazzito mentre la luce della candela illuminava
tutto l’ambiente. All’improvviso un soffio la spense.
Immobile, pensai: “E’ il vento... Questa casa è
vecchia e ci saranno sicuramente degli spifferi!”. Ma in
fondo sapevo che non era vero.
La pallida luce della luna rischiarò la stanza attraverso
le imposte chiuse.
L’occhio mi cadde sulla lampada, rotta in mille pezzi, per
terra.
Lì accanto, sulla poltrona dove trascorreva gran parte
delle sue giornate quando era ancora in vita, lo vidi.
Se ne stava lì, fisso, a guardarmi con quei suoi occhi
malvagi e seri: potevo udire il suo respiro pesante e la sua voce
che mi sussurrava: “Stai lontano...”.
Inorridito dalla visione, mi girai di scatto e corsi via da quella
casa maledetta, mentre ancora risuonava nelle mie orecchie l’avvertimento
del vecchio.
Non l’ho mai raccontato a nessuno: del resto chi avrebbe
potuto credermi se avessi detto che un anziano morto chissà
quanti anni prima era tornato a proteggere ciò che gli
apparteneva?
Ora che sono a conoscenza del mistero, non mi sorprendo più
nel vedere che tutti si rifiutano di vivere lì, e sono
convinto che quell’appartamento resterà vuoto ancora
a lungo.
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