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Se
davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete
sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata
la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia
bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David
Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella
roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio
d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale
sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose,
soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega
– ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde,
non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata
autobiografia e compagnia bella.
J.D. Salinger, Il
giovane Holden
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La fredda illusione della morte - di Alessandro Manfredi, classe
2^ H
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Quella storia andava avanti già da un
po’. Quei continui rumori mi facevano sobbalzare nel letto
in piena notte. Io tentavo di riprendere sonno, ma più
ci provavo, più mi venivano i brividi.
Una notte decisi di porre fine a quel tormento: scesi dal letto,
presi una torcia che tenevo nel cassetto del comodino e mi avviai
verso la porta d’ingresso.
Nel momento stesso in cui toccai la maniglia gelida, udii un tonfo
provenire dal corridoio. Molto lentamente uscii di casa e squarciai
le fitte tenebre con la mia torcia. Niente!! Neanche un’anima
viva.
Passo dopo passo raggiunsi la porta dell’appartamento 37.
Il legno era corroso dal tempo e il pomello d’ottone riluceva
di una tetra luce giallastra. In quel punto del corridoio faceva
molto freddo, e ancora oggi non so spiegarmi il perché.
La situazione si faceva sempre più misteriosa e, mentre
tentavo di dominare le mie emozioni, mi accorsi della figura che
mi fissava, ad un paio di metri da me. L’entità riluceva
di luce propria e non ebbi pertanto bisogno di illuminarla con
la torcia. Giuro su tutto ciò che mi è più
caro al mondo che non dimenticherò mai le poche, inespressive
parole che proferì:- "La casa è maledetta!
Colui che varca questa soglia, non ne esce più".
Rapidamente mi girai verso la porta, in preda ad un misto di curiosità
e di tremendo orrore. Ma ormai ero deciso, nulla mi avrebbe fermato!
Mi voltai di nuovo verso la strana figura, ma questa non c’era
più, era semplicemente svanita. A quel punto non seppi
più cosa pensare. Spinsi la porta che, sotto la mia pressione,
si sgretolò. Come mi pentii di essere entrato!! La stanza
che mi si presentò era avvolta da una fitta nebbia, e l’aria
puzzava di cadavere. Piano piano i miei occhi si abituarono all’oscurità
e ammirai inorridito lo spettacolo che mi si presentò davanti:
le pareti erano letteralmente impregnate di sangue e, qua e là,
erano affissi pezzi di corpi umani; braccia e gambe penzolavano
dal soffitto, teste erano appese come trofei agli infissi delle
porte, e, in un punto non definito della sala principale, scorsi
una piccola figura che si agitava intorno ad un tavolo. Era un
uomo basso, grassoccio e con pochi capelli. È troppo orribile
descrivere la frenesia con cui maciullava la carcassa di un bambino!!
Evidentemente non mi aveva visto o sentito, preso com’era
dal suo truce lavoro. Una rabbia profonda si scatenò in
me, la semplice figura di quell’ometto mi aveva suscitato
una tremenda sete di vendetta. Afferrai repentinamente una mannaia
appesa alla parete, scivolai di soppiatto dietro l’essere
immondo e vibrai un colpo violentissimo. La testa dell’uomo
si aprì sotto la lama, ma nella foga del movimento, non
feci caso ad una pozza di sangue: misi il piede in fallo, caddi
e battei la testa.
Mi risvegliai non so quanto tempo dopo in ospedale; uno dei vicini,
che aveva sentito il fracasso, mi aveva trovato e soccorso. Lui
disse di non aver notato niente d’insolito nell’appartamento,
all’infuori di una mannaia posata accanto al mio corpo.
Credo di aver sognato quella notte, ma non mi spiego ancora tutti
gli orrori che vidi.
Tempo dopo mi trasferii in periferia, nella villetta di un tranquillo
quartiere, ma, dal momento in cui ho riaperto gli occhi su quel
letto d’ospedale, ho vissuto sempre con la convinzione di
aver ucciso un mostro…e lo credo tuttora.
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