| |
Confronto
tra la biografia e l’opera di Arthur Rimbaud (1854-1891)
e Jim Morrison (1943-1971)
Arthur
Rimbaud (1854-1891)
Jim
Morrison (1943-1971)

 |
Arthur Rimbaud
nasce il 20 ottobre 1854 a Charleville in Francia. La prima infanzia,
che è l’argomento delle sue poesie più belle,
trascorse priva di amore e di affetto. Una poesia importante è
Poeti di sette anni: in essa parla della madre, alla cui severità
e ingiustizia si deve imputare che l’anima del figlio sia
colma di ripugnanza. Il mondo reale evocato in questa poesia è
la madre, cui Arthur doveva obbedire ipocritamente perché
non l’amava. Tentava di sfuggirle nascondendosi nella latrina,
ma lei lo richiamava. Tentava di sfuggirle giocando con altri
bambini nel giardino, ma lei li cacciava. Tutto quello che gli
rimaneva era una fuga dello spirito. Il bambino imparò
a sottrarsi alla dominazione materna solo nei suoi pensieri. L’ultima
immagine di questa poesia che parla di un poeta di sette anni,
ricordato con tanta lucidità dal poeta di quindici, è
quella di un bambino solo nella sua stanza, sdraiato su pezzi
di tela grezza. Questo gioco aveva il significato di un viaggio
spirituale, perché il contatto fisico con la tela grezza
evocava le vele di una grande nave e profetizzava all’immaginazione
del bambino la reale partenza da uomo libero. Questa poesia che
costituisce la sua testimonianza più importante, ci dice
quanto inutilmente aveva amato i monelli della sua età,
con quanto idealismo aveva amato i lavoratori che vedeva rincasare
al tramonto, con quanta violenza e sensualità aveva lottato
con una bambina, figlia di uno degli operai.
Rimbaud non aveva mai sperimentato l’amore
nella casa paterna. Egli conobbe un amore sostitutivo che è
spesso presente nella vita degli adolescenti destinati a diventare
artisti, e precisamente l’amore per un maestro, George Izambard,
e soprattutto per un altro poeta annoverato tra i “maledetti”,
Paul Verlaine. Rimbaud gli aveva mandato le sue poesie da Charleville
e in risposta Verlaine aveva invitato il giovane a Parigi per
la fine di settembre del 1871. La sua prima serata a Parigi fu
penosa per tutte le persone coinvolte. Verlaine e sua moglie Mathilde,
che aspettava un figlio, vivevano nella casa dei genitori di lei.
Gli ospiti si industriarono inutilmente per intessere una conversazione
con Rimbaud che, ostentando un atteggiamento insolente, non rispondeva
alle domande. Egli giudicò subito con disprezzo l’ambiente
borghese in cui viveva l’amico poeta e probabilmente giurò
fin da quella prima sera di liberarlo da tutto ciò. Rimase
lì due o tre settimane, poi si trasferì. Le cose
non andavano peraltro bene tra Verlaine e sua moglie già
da qualche tempo: il poeta beveva eccessivamente, l’abitudine
all’assenzio lo aveva portato a sporadici attacchi di delirium
tremens, durante i quali aveva percosso la moglie. L’amicizia
tra Verlaine e Rimbaud si sviluppò nei loro incontri ai
caffè e nelle bevute assieme e il temperamento iconoclasta
del giovane poeta esercitava sempre maggior potere su Verlaine.
Il 7 luglio 1872 partirono insieme per il Belgio: cominciò
così l’anno più turbolento della loro vita,
che sarebbe culminato a Bruxelles il 10 luglio 1873, con un colpo
di pistola. Nel luglio del 1872 erano a Bruxelles da meno di una
settimana quando la moglie di Verlaine e la suocera vennero a
riprendersi il marito pentito. Verlaine fuggì dal treno
che lo riportava a Parigi e tornò da Rimbaud. Questo fu
l’ultimo tentativo di riconciliazione tra Verlaine e sua
moglie. Dopo due mesi a Bruxelles, i due amici partirono per Londra
e vi rimasero sei mesi. Le liti divennero frequenti. Il tre luglio
Verlaine abbandonò Rimbaud a Londra e partì per
Bruxelles, poi telegrafò all’amico di raggiungerlo.
Dopo pochi giorni in città, Rimbaud dichiarò la
sua intenzione di partire per Parigi. Verlaine, in collera, gli
sparò due colpi di pistola. Una pallottola lo colpì
al polso sinistro. Verlaine venne condannato a due anni di prigione
dal tribunale di Bruxelles con l’accusa di tentato omicidio.
Trascorse otto mesi nella prigione di Mons. Né Verlaine
né Rimbaud accettarono mai l’accusa di omosessualità
formulata nei loro confronti da amici e parenti. Entrambi la respinsero
nei loro scritti.
Dietro le scenate, le sbornie, i colpi di
pistola e i problemi con la polizia, emerge il significato dell’Odissea
di Rimbaud. Egli stava cercando il potere e l’uso del potere
attraverso la conoscenza del peccato, degli stati d’ebbrezza,
della poesia. Non conosceva ritorno una volta spiccato il volo,
anche se si faceva sempre più pericoloso, come fu per Jim
Morrison. La storia di Verlaine e Rimbaud a Londra e a Bruxelles
è uno dei miti dell’artista moderno. La stessa storia
è stata riscritta in forma letteraria da J. Joyce nell’odissea
dublinese di Leopold Bloom e Stephen Dedalus. I due sono in realtà
una sola persona: l’uomo che si piega di fronte al suo secolo
(Verlaine-Bloom) e l’uomo che lo supera (Rimbaud-Stephen),
un unico eroe che cerca di conoscere l’amore attraverso
ciò che è al di là dell’amore. Il tema
del viaggio e del volo è uno dei più persistenti
nella letteratura di ogni epoca. Molti, come quello di Una stagione
all’inferno (1873) di Rimbaud, sono viaggi nel senso baudelairiano,
in quanto la meta è l’esplorazione di se stessi.
Dopo il dramma di Bruxelles, quando Rimbaud smise di scrivere
poesie, la sua vita stessa divenne un’epopea ed egli visse
veramente i viaggi della sua memoria e della sua immaginazione..
Gli anni tra il 1874 e il 1880 videro una serie di tentativi di
prendere il volo. Dopo che Verlaine venne rilasciato dal carcere,
i due poeti ebbero un ultimo incontro nel febbraio del 1875 a
Stoccarda, nel corso del quale Rimbaud si prese crudelmente gioco
delle nuove tendenze religiose di Verlaine. Da questo momento
in poi Rimbaud è costantemente in viaggio: lo troviamo
(1877) in Germania, a Copenaghen, Stoccolma, Marsiglia e Roma,
Svizzera, Genova ed Egitto. Trascorse quindi i dieci anni dal
1880 al 1890 per lo più a Aden, all’estremità
meridionale dell’Arabia Saudita, e a Harar, nell’interno
dell’Abissinia. Sono anni che rappresentano il prevalere
dell’avido contadino delle Ardenne nascosto dentro di lui.
Le lettere scritte alla famiglia in questo periodo, un centinaio,
sono le lettere di un lucido e pratico uomo d’affari. Non
vi è traccia del suo stile né della sua sensibilità
come poeta. Era il commerciante occupato ad arricchirsi, ma fallì
miseramente. Dopo dieci anni di fatica e di sudore nel clima torrido
dell’Abissinia, aveva messo da parte solo ventimila franchi.
Nel febbraio del 1891, si manifestarono i primi sintomi di un
tumore al ginocchio destro. A Marsiglia gli venne amputata la
gamba (maggio 1891). Rivide la madre dopo 12 anni. La sorella
rimase con lui fino alla sua morte che sopraggiunse il 10 novembre.
Conclusione: spiegazione della lirica Vocali.
Bibliografia:
W. Fowlie, Rimbaud e Jim Morrison, Il poeta
come ribelle, Il Saggiatore, Milano 1997.
A. Rimbaud, Opere, a c. di G.P. Bona, Einaudi
A. Rimbaud, Opere, a c. di D. Grange, Mondadori
| indietro |
 |
|
|