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La
prosa narrativa moderna ( 1700-'800-'900)
Pieter de Meijer, Achille Tartaro, Alberto Asor Rosa “La
narrativa italiana dalle Origini ai giorni nostri” a c.
di A. Asor Rosa, Einaudi, 1997

Prosa
e poesia
L’ascesa del romanzo in Italia
si accompagna ad una iniziale produzione narrativa in versi, soprattutto
nella forma breve della novella in versi:
Ildegonda di Grossi
Edmenegarda di Prati
ma anche nella forma lunga:
Lombardi alla prima crociata (1826) dello stesso Grossi, in cui
si può vedere un tentativo di conciliare le esigenze della
narrativa lunga moderna, cioè, allora, del romanzo storico,
con quelle della poesia in senso formale e della tradizione letteraria.
La citazione di un verso dei Lombardi alla prima crociata nei
Promessi Sposi può considerarsi un omaggio del romanzo
in prosa vincente al romanzo in versi sconfitto.
La vittoria si spiega con il duplice movimento del romanzo verso:
il discorso storico
un rapporto
più diretto con il parlato
Ma non si deve, in questo contesto, assolutizzare la tendenza
generale a identificare il discorso in versi con la lirica e la
narrativa con la prosa per diverse ragioni:
1) G.L. Beccaria (Ritmo e melodia nella prosa
italiana. Studi e ricerche sulla prosa d’arte, Firenze,
1964) ha dimostrato che il ritmo e la melodia si verificano spesso
nella prosa italiana in concomitanza con momenti lirici del testo;
2) a volte il discorso della lirica è
semplicemente narrativo e non solo nell’Ottocento, quando
il poemetto narrativo figura come genere ufficialmente riconosciuto,
ma anche nel Novecento; P.V. Mengaldo nella sua antologia dei
Poeti del Novecento (Mondadori, Milano, 1978) afferma che la lirica
ha assorbito via via modalità narrative e mette in rilievo
tale narratività in liriche di poeti così diversi
tra loro come Gozzano e Palazzeschi, o Montale e Pavese. L’esempio
della strutturazione dei Colloqui di Gozzano, che sembra simile
a quella di un romanzo di formazione dimostra che la narratività
nella poesia moderna è reperibile non solo nel singolo
testo ma anche al livello macrotestuale della raccolta di liriche.
Chiaramente resta ben diversa la narratività
dei testi in versi da quella dei testi in prosa.
In Italia la situazione è poi particolarmente complessa
in quanto manca un modello di “linguaggio itinerario”
(il termine del Foscolo ripreso poi da D’Annunzio è
citato in G.L. Beccaria, L’autonomia del significante. Figure
del ritmo e della sintassi: Dante, Pascoli, D’Annunzio,
Einaudi, Torino, 1975, p.286. Il saggio di Beccaria porta fra
l’altro un contributo importante allo studio delle differenze
tra prosa e poesia . Cfr. le pp. 45-50 e 64-69) nazionale che
costringe i nostri narratori “a ripartire sempre, linguisticamente,
da zero” (P.V. Mengaldo, La tradizione del Novecento. Da
D’Annunzio a Montale, Feltrinelli, Milano, 1975, p.153).
Si possono individuare sommariamente due tipologie narrative:
Prevalenza
della prosa (cf. Pluridiscorsività della prosa
romanzesca di Bachtin)
Prevalenza
della prosa elaborata nella direzione della poesia (cf.
Monodiscorsività della poesia di Bachtin)
Non si può affermare che vi sia esatta coincidenza con
le definizioni bachtiniane in quanto la sua distinzione è
valida anche all’interno della poesia (cf. monolinguismo
petrarchesco e plurilinguismo dantesco) e della prosa romanzesca,
dove comunque la pluridiscorsività resta dominante.
La distinzione si basa piuttosto sull’osservazione
di Benjamin, per cui la grande prosa rappresenta l’indifferenza
creativa fra le varie misure del verso (Angelus Novus. Saggi e
frammenti, Einaudi, Torino, 1981, p.262)
Esempi di equilibrio tra le due tendenze (la grande
prosa) sono nell’ Ottocento
I
promessi sposi
I Malavoglia
Mastro
Don Gesualdo
Nel Novecento
Conversazione
in Sicilia di Vittorini
La Cognizione del dolore di Gadda
Esempi della prevalenza
della prosa (quasi tutti i romanzi):
i
romanzi settecenteschi di Piero Chiari e Antonio Piazza
le Ultime lettere di Jacopo Ortis
le Confessioni di un italiano di Nievo
Malombra
di Fogazzaro
I Viceré
di De Roberto
I romanzi
di Svevo e Pirandello
I romanzi
di Borgese e Moravia
I romanzi
di Calvino e Sciascia
I romanzi
di Arbasino e Sanguineti
Esempi della prevalenza della prosa nella direzione della poesia
(più rari e tutti tra fine Ottocento e Novecento):
la scomposizione del romanzo di Carlo Dossi Vita di Alberto Pisani
per ripubblicarne dei frammenti in Goccie d’inchiostro,
dove si manifesta chiaramente la scomposizione della narrazione
lunga a favore della narrazione breve in una prosa molto curata
(può essere considerato con Dante Isella un primo esempio
di piccolo poema in prosa, tenendo però presente che in
esso continua a dominare la pluridiscorsività tipica della
forma romanzesca);
nel Novecento la prevalenza dell’elaborazione poetica tende
a risolversi nella monodiscorsività, nella lirica, anche
quando non si risolve in frantumazione e si manifesta invece nella
forma lunga della narrazione: vedi l’opera narrativa di
D’Annunzio (cf. Beccaria, cit., pp. 285-318);
frammentisti e prosatori d’arte dei primi decenni del Novecento:
Boine e Sbarbaro;
De Benedetti (Il romanzo del 900, cit. p. 25) afferma che il successo
della prosa d’arte negli anni 20 del 900 si lega in qualche
modo al rifiuto della forma del romanzo, dei suoi registri stilistici,
del suo modo di procedere pluridiscorsivo e alla parallela esigenza
di canto che non sempre viene soddisfatta dal romanzo che “può
benissimo non cantare mai”. Risulta evidente che per il
critico la divisione tra lirica e narrativa è contrassegnata
dalla presenza del canto solo nella prima forma, ma si pensi anche
alle esperienze europee degli anni 20: Joyce associa alla forma
lunga della narrazione una prosa estremamente raffinata, Ezra
Pound cerca di recuperare la narrazione epica nella poesia (pluridiscorsiva)
dei Cantos. Tornando all’Italia, la poetica della nuova
avanguardia, almeno quella di Nanni Balestrini, vede il romanzo
sperimentale intimamente condizionato dalle strutture della poesia.
Tutto ciò sembra condurre alla prospettiva di una lunga
poesia narrativa o di un romanzo poetico: pensiamo agli esempi
recenti di poesia narrativa rappresentati da Addio a Lenin di
Vincenzo Cerami e ai romanzi in versi di A. Bertolucci La camera
da letto.
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