Docente di Lettere - Scuola Superiore

 
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La lezione è come un lume che s’apre e sboccia a poco a poco nell’anima di ognuno, ingrandisce e illumina tutti di un unico palpitare di luce, e maestro e scolari. Anche il maestro impara come gli scolari facendo lezione: perché imparare non è altro che scoprire sé e chiarire sé a se stessi.

Manara Valgimigli, La mia scuola



 

Testi poetici

La vita fugge e non s'arresta un'ora, di Francesco Petrarca
Dei Sepolcri, di Ugo Foscolo (in collegamento: schema riassunto del testo)
A se stesso, di Giacomo Leopardi
Il sabato del villaggio, di Giacomo Leopardi
I Sepolcri
Dei Sepolcri di Ugo Foscolo

Il carme Dei Sepolcri viene pubblicato nel 1807, in occasione delle discussioni sull'editto napoleonico di Saint Cloud, che vietava la sepoltura all'interno delle mura cittadine e le lapidi di riconoscimento; è dedicato ad Ippolito Pindemonte, l'amico di fede cristiana di Foscolo, autore di un'opera sui cimiteri. E' un carme sotto forma di epistola in endecasillabi sciolti, cioè non rimati. I versi iniziali del carme presentano lo sviluppo simmetrico di due blocchi contrapposti: nell'esordio si afferma una posizione filosofica di stampo materialistico attraverso la tesi che nulla può confortare l'uomo al pensiero della morte, dal momento che la sua vita, come quella degli altri esseri viventi, è coinvolta nel ciclo naturale di continua morte e rinascita; è questo il presupposto fondamentale al mantenimento della vita dell'Universo, ma rappresenta anche l'impossibilità di credere in una vita dopo la morte. La tomba, dunque, altro non è che una pietra, il cui pensiero rende insopportabile l'idea di dover abbandonare le gioie della vita. Il secondo gruppo di versi ribalata, però, tale visione con l'affermazione del valore della tomba come illusione, che consente a chi resta in vita di istituire una corrispondenza di amorosi sensi con il defunto, proprio accanto alla lapide che ne ricorda il nome e all'ombra dell'arbore amica consolatrice. Vv. 17-18: immagine esiodea / celeste: riprende il ciel del v. 22 in senso oppositivo / amicizia annullata nella prima parte come la poesia- recupero dell'amicizia e della poesia in chiave politica nella seconda parte / terra e cielo al v. 22 come ampliamento di terra e mare al v. 15 / terra sede della morte prima, terra sede della vita poi / prima parte più personale, seconda parte prospettiva più ampia / mesta armonia annullata dalla morte diviene poi armonia del giorno / ombra dei cipressi cf. Pascoli molli ombre nel gelsomino notturno. La simmetria dei due gruppi è rilevabile innanzitutto nell'impiego di un'interrogativa retorica nei vv. 1-3 e poi nei vv. 23-25 che, con la presenza dell'avversativa ma, segnano il passaggio dalla posizione materialistica a quella romantica. Anche il secondo periodo, in entrambi i gruppi di versi, si sviluppa con un'interrogativa retorica, ma mentre nella prima parte essa si sviluppa per ben dodici versi, nella seconda è più breve e si estende per soli quattro versi. Il rapporto simmetrico, dunque, esiste ma è rovesciato rispetto al contenuto e le interrogative hanno una diversa funzione: nei vv. 6-15 l'int. Vera e propria è preceduta da due proposizioni temporali coordinate dalla congiunzione e, seguite da due reggenti negative particolarmente evidenti grazie alla posizione iniziale del né anaforico. La sintassi si giova, inoltre, dell'anastrofe e dell'iperbato, figure dell'ordine che creano tensione e attesa ed è, nella sua costruzione ipotattica, molto vicina a quella del sonetto A Zacinto, cioè tipicamente classica. L'interrogativa finale, dopo l'elenco di tutto ciò che l'uomo perde con la morte, non fa altro che sancire il carattere distruttivo della visione materialistica. Non a caso i vv. 16-22 costituiscono l'affermazione definitiva dell'ineluttabilità del destino umano, segnato dall'obblio eterno e dalla forza operosa della natura che tutto coinvolge nel suo lento ma inarrestabile moto distruttivo. Nella seconda parte ritroviamo l'int. retorica, ma questa volta non a carattere demolitivo; afferma anzi la possibilità di continuare a vivere anche dopo la morte. A questo punto il rapporto si rovescia e l'affermazione successiva si sviluppa con ampiezza, è contrassegnata dalla presenza dell'e coordinante che costruisce la base di supporto dell'illusione attraverso l'elenco degli elementi fondamentali che sono alla base della corrispondenza d'amorosi sensi sottolineata dall'anafora di celeste, cioè divina. Sarà importante in chiave didattica sottolineare la presenza di un termine come arbore, chiedendo agli allievi il perché dell'impiego al femminile del termine. L'albero è sentito come femminile da Foscolo ed è intimamente collegato all'acqua: elementi entrambi femminili e datori di vita, in contrapposizione all'aridità del deserto (cf. con Zacinto). Dunque Foscolo supera, attraverso un percorso che ha le sue tappe fondamentali nell'Ortis e nei Sonetti, la filosofia materialistica per approdare non ad una nuova visione filosofica, ma ad una nuova morale Ciò che lo interessa è riuscire a fornire un solido presupposto alla non passiva accettazione della morte, in maniera da giustificare l'azione dell'uomo nella storia (cf. Vico). Discorso sul motivo politico del carme. METRICA: endecasillabi sciolti ed enjambement; ritmo in tensione ma perfettamente controllato; il tumulto della soggettività non prende mai il sopravvento.
Impiego didattico: modulo per autore che preveda sfondamenti cronologici: per la figura di Ulisse si potrebbe partire dall'Ulisse omerico (eroe della conoscenza, della sapienza, dell'esperienza, maestro di retorica, capace di utilizzare la parole per persuadere, ingannare, illudere; narratore che affascina e incanta trasformando in racconto le sue avventure), per arrivare a quello dantesco (U. È condannato in quanto mentitore e orditore di inganni, ma è esaltato come modello esemplare di desiderio di sapere e di seguire virtute e canoscenza: Contraddittorio anche il giudizio sulla sua ultima impresa: atto di ybris, di superbia intellettuale che va punito, ma anche capacità di uscire dai limiti di un piccolo mondo verso l'illusione e contro un destino al quale non si può sfuggire). Nel Rinascimento è figura positiva: il legame figurale tra Ulisse e Colombo è palesemente dichiarato nel canto XV della Gerusalemme , nel corso del viaggio compiuto da Carlo e Ubaldo per rintracciare Rinaldo e ricondurlo al campo cristiano. Ulisse fallisce non perché ha osato troppo , ma perché ha osato troppo presto, non possedendo i mezzi e le conoscenze necessarie. Nuovamente tragica è la figura di U. per i romantici, incarnazione del destino tragico dell'uomo, fatto di anelito frustrato all'infinito: viaggio senza meta, sfida contro se stesso o contro la morte, verso la perdizione. Nel Novecento le frequentissime riprese avvengono spesso nel segno della demistificazione ironica: U. diviene bugiardo e meschino, il fascino dell'avventura è solo occasione di riso perché un mondo buono solo per il turismo di massa non offre più spazio all'avventura, come non c'è più spazio per l'eroe, ridotto a caricatura di se stesso. Gozzano nell'Ipotesi lo trasforma in un tale che dopo aver dilapidato il suo patrimonio su uno yatch con le donne torna dalla moglie fedele e riparte per fare soldi in America; senza trascurare riferimenti all'Ulisse di Joyce o di Saba, dove assurge a simbolo delle inquietudini dell'uomo del Novecento. Per quanto riguarda la coscienza inquieta che viene espressa dai Sepolcri, un legame con Vittorini e con Calvino potrebbe mettere in luce lo stesso tipo di tensione morale negli intellettuali attraverso i secoli.

Schema riassunto dei Sepolcri

Data di composizione = autunno 1806
Data di pubblicazione = aprile 1807
Occasione = discussioni sull’editto di Saint-Cloud
Genere = poemetto (o carme) sotto forma di epistola diretto a Ippolito Pindemonte

COMPONENTI DI FONDO:

Sul piano letterario, Foscolo si ricollega da un lato al filone settecentesco dei poeti di gusto “sepolcrale”, soprattutto inglesi, tra cui ha particolare peso Thomas Gray, autore della Elegia scritta in un cimitero campestre, che era stata tradotta da Melchiorre Cesarotti; dall’altro, all’indirizzo e alla sperimentazione, anche metrica, dei classicisti italiani: Parini, Alfieri, soprattutto Monti. Vuole riprodurre anche alcuni modi della poesia omerica, di cui tentava negli stessi anni la traduzione.

Sul piano concettuale, Foscolo esprime più compiutamente una concezione materialistica che già era emersa nell’Ortis e nei tre sonetti. L’esistenza degli uomini è vista come parte di un ordine naturale che si fonda sulla trasformazione della materia, senza finalismo. La natura è mutamento continuo delle cose e, insieme, appare statica poiché le cose si riproducono e si avvicendano ripetitivamente.
Accanto a questa visione dell’universo fisico, c’è invece una visione della storia suggerita da Vico: la storia, di cui gli uomini sono i soggetti attivi, procede secondo un’evoluzione che li porta dalla ferinità originaria all’elaborazione di comportamenti e valori culturali. Ma questa stessa umana storia è inserita nell’ordine naturale, sia perché intere civiltà possono scomparire distrutte dal passare del tempo, sia perché forse può avere fine il genere umano. Fra questi due elementi del suo pensiero Foscolo avverte un’opposizione, ma lui non vuole trovare un nuovo sistema filosofico, quanto una nuova moralità, che abbia il suo presupposto nell’accettazione non passiva della morte: per Foscolo si tratta infatti di vedere su quali nuove basi sia possibile che gli individui e i popoli, pur essendo sottoposti alla legge del naturale decadimento ed alla scomparsa, diano un senso alla loro esistenza e siamo motivati ad agire positivamente.

Sul piano politico assume una funzione antinapoleonica e antifrancese: in quest’ottica celebra le figure prerivoluzionarie di Parini e Alfieri (maestri di italianità) e attribuisce una funzione esemplare per i tempi moderni alla civiltà inglese.

1) UTILITA’ DELLE TOMBE SUL PIANO PRIVATO ED AFFETTIVO (vv. 1-90)

Il materialismo settecentesco viene superato con l’illusione: l’uomo può illudersi di continuare a vivere dopo la morte grazie alla tomba che mantiene il ricordo di lui nei familiari e negli amici.

  1° blocco di versi
(1-22) = desolata affermazione delle leggi materialistiche
  a) interrogativa retorica (vv. 1-3)
b) interrogativa retorica molto lunga (vv. 3-15). Cfr. A Zacinto. Essa poggia su una serie di proposizioni coordinate (e quando, né da te, e la mesta, né più nel cor) che creano un ritmo incalzante, inesorabile, come a sottolineare l’urgenza di verità a cui sembra di non poter sfuggire.
c) affermazione breve (vv. 16-22): è fatta di frasi spezzate e corte, che restituiscono il senso di desolazione amara di una causalità ineluttabile.
       
Stile dei vv.
1-50
    I due blocchi sono simmetrici, perché hanno quasi lo stesso numero di versi. C’è poi una simmetria rovesciata in rispondenza con i contenuti: nel primo blocco è più ampia la parte interrogativa, che ha una funzione distruttiva, negando via via tutti gli aspetti positivi della vita (bellezza della natura, poesia, amore); nel secondo invece è più ampia la parte affermativa, in cui si ricostruiscono i valori positivi (“la corrispondenza d’amorosi sensi”)
       
  2° blocco di versi (23-50) =affermazione alternativa dell’illusione.   a) interrogativa retorica (vv. 23-25)
b) interrogativa retorica breve (vv. 26-29): è sintatticamente scorrevole.
c) affermazione molto ampia (vv. 29-50): il ritmo è di nuovo incalzante, con un succedersi di coordinate (e spesso, e l’estinto, e dal profano, e serbi, e di fiori), ma questa volta con funzione contraria, non più distruttiva bensì costruttiva, tesa ad accumulare motivi di consolazione.

Anafora di “celeste” a i vv. 29 e 31.
Al v. 39 “arbore” è femminile. Perché? Cerca sul vocabolario!

Aggancio con la parte successiva: ricordo del Parini, che non ha avuto degna sepoltura nella sua città; egli è considerato un grande poeta civile, perché con i suoi versi ha colpito gli aspetti negativi della società del suo tempo.
VV. 78-90: domina l’influsso della poesia cimiteriale inglese; cumulo di suoni prima aspri e poi cupi = musicalità lugubre dei versi. Il livello del significante ( i suoni delle parole) si concilia benissimo con il livello del significato (le immagini veicolate dalle parole) e, anzi, lo sottolinea e lo esalta.

Individua nel testo tutte le parole che hanno un significato lugubre o macabro. Verifica poi se in tali parole anche il significante (la serie di suoni da cui sono composte) suggerisce l’idea di qualcosa di lugubre o di macabro.
Utilizzando parole contenenti i giusti tipi di suono, componi due frasi di senso compiuto in cui tanto il significante quanto il significato delle parole suggeriscono rispettivamente:
l’idea di un paesaggio buio, chiuso e cupo (Quali vocali dovranno essere dominanti?)
l’idea di un paesaggio sereno, luminoso e gioioso (quali le vocali da utilizzare?)

2) DAL VALORE PRIVATO DELLA TOMBA, SI PASSA AD UN AMBITO PIU’ VASTO, CIOE’ QUELLO DELLA FUNZIONE CIVILE DELLA TOMBA STESSA. (vv. 91-150)

La tomba è un elemento che distingue l’età civilizzata da quella primitiva, in cui l’uomo era privo di istituzioni quali la famiglia, la giustizia e la religione. Analizzando il culto dei defunti si può comprendere il grado di civiltà di una società. Egli fa quattro esempi:

a) MEDIO EVO - età negativa
Stile = vocali dal suono cupo, consonante vibrante “r”, per rendere un clima di cupo terrore (si osservi il rilievo assunto dall’aggettivo “lungo” al v. 112 ed in particolare dalla vocale tonica “u”, che è quasi onomatopeica, o dall’aggettivo “esterrefatte” al v. 109, sia per la lunghezza, sia per la forza della doppia “r”).
  Caratteristiche = mancanza di igiene, superstizione, vita ossessionata dal terrore della morte.
       
b) CIVILTA’ CLASSICA - età positiva
Stile = suoni aperti della vocale “a”, per rendere un clima di serenità luminosa e gioiosa (una favilla al sole / a illuminar la sotterranea notte, le fontane versando acque lustrali /amaranti educavano, a libar latte e a raccontar, una fragranza [...] qual d’aura de’ beati Elisi).
  Caratteristiche = visione serena della morte, testimoniata dal culto gioioso delle tombe. Culto del Foscolo per l’età classica.
       
c) CIVILTA’ INGLESE ATTUALE - età positiva   Caratteristiche = la grande civiltà degli inglesi, ricchi di virtù civile e di amor di patria, è testimoniata dalla cura che essi dimostrano per i loro cimiteri.
       
d) ITALIA NAPOLEONICA - età negativa   Caratteristiche = mancanza di spirito eroico e di valori civili. Classe dirigente serva del potere. Tombe = inutile sfoggio di lusso.

Nei vv. 104-141 Foscolo descrive quattro diversi riti sepolcrali secondo un sistema d’opposizione e di alternanza. Definire le caratteristiche attribuite ai vari riti.
Immagine eroica del Foscolo, la cui tomba non sarà solo un rifugio di pace (per lui), ma assumerà anche un valore civile. La sua poesia, infatti, darà esempio di generosità, di passione e di attività intellettuale libera, non servile.

3) DALLA FUNZIONE CIVILE DELLA TOMBA SI PASSA ALLA SUA DIMENSIONE STORICA, OSSIA AL SUO VALORE DI MESSAGGERA CHE TRAVALICA LA SUCCESSIONE DEL TEMPO. (vv. 151-212)

Rassegna delle tombe dei grandi, il cui ricordo dura nei secoli e stimola gli animi generosi a compiere grandi azioni. Dimensione politica: in un momento di totale decadenza e asservimento, queste tombe costituiscono l’unica gloria per l’Italia. Per questo da esse può giungere lo stimolo al riscatto. Foscolo ristabilisce le basi per una partecipazione attiva dell’uomo alla storia, grazie alla teoria delle illusioni.

Figura di Alfieri: poeta politico e profetico. Il messaggio lanciato dalla sua poesia è il futuro riscatto politico della nazione.
Stile dinamico
elenco delle tombe, che occupa ben 14 versi, reso con la coordinazione “e”, che viene interamente a convergere verso l’apostrofe a Firenze, collocata al termine come un polo di attrazione
(te beata).
 
Stile solenne
uso di perifrasi, procedimento aulico e nobilitante per eccellenza (nessuno dei grandi è chiamato per nome).
   
Grandiosità epica nella descrizione della battaglia, sia pur venata di cupezza ossianica e preromantica   punta su versi fortemente ritmati (soprattutto un incalzar di cavalli accorrenti), su suoni aspri e stridenti (il ricorrere continuo della consonante “r”: Fumar le pire igneo vapor, corrusche / d’armi ferree vedea larve guerriere / cercar la pugna), su vocali cupe (il ricorrere ossessivo della vocale “u”: corrusche, pugna, notturni, lungo, tumulto, tube).

4) ALLA TOMBA SI AFFIANCA IL MOTIVO DELLA POESIA. (vv. 213-295)

Anche le tombe sono soggette all’azione distruttrice del tempo. Per questo, dopo la loro scomparsa, la loro funzione sarà raccolta dalla poesia che conserva in eterno il ricordo delle opere umane. Nell’ultima parte la scena è tutta nel mondo classico, omerico (Foscolo lavorò molto alla traduzione dell’Iliade).

Ombra dell’albero - acqua
Simboli femminili, materni
=
Immagine della sopravvivenza dopo la morte:nei sepolcri antichi, cipressi e cedri protendevano perenne verde sulle urne, per memoria perenne, e preziosi vasi accogliean le lagrime votive; le fontane, versando acque lustrali, facevano crescere amaranti e viole sulla funebre zolla; Giove per consacrare all’immortalità Elettra fa piovere ambrosia su di lei; le palme e i cipressi piantati dalle nuore di Priamo ed innaffiati di lacrime vedovili devono proteggere i sepolcri dei padri di Troia.
 
 
Aridità, deserto = Assenza di vita e “nulla eterno”, quando la tomba non mantiene la memoria:la polve di chi non lascia eredità d’affetti abbandonata alle ortiche di deserta gleba, le macerie e i bronchi del cimitero comune dove è sepolto Parini, su cui invano la Musa invoca rugiade dalla squallida notte, i deserti che restano dopo che il tempo ha spazzato via fin le rovine delle tombe, la Troade inseminata, dove un tempo sorgeva la fiorente città.
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