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Testi
poetici
Dei Sepolcri
di Ugo Foscolo
Il
carme Dei Sepolcri viene pubblicato nel 1807, in occasione delle
discussioni sull'editto napoleonico di Saint Cloud, che vietava
la sepoltura all'interno delle mura cittadine e le lapidi di riconoscimento;
è dedicato ad Ippolito Pindemonte, l'amico di fede cristiana
di Foscolo, autore di un'opera sui cimiteri. E' un carme sotto
forma di epistola in endecasillabi sciolti, cioè non rimati.
I versi iniziali del carme presentano lo sviluppo simmetrico di
due blocchi contrapposti: nell'esordio si afferma una posizione
filosofica di stampo materialistico attraverso la tesi che nulla
può confortare l'uomo al pensiero della morte, dal momento
che la sua vita, come quella degli altri esseri viventi, è
coinvolta nel ciclo naturale di continua morte e rinascita; è
questo il presupposto fondamentale al mantenimento della vita
dell'Universo, ma rappresenta anche l'impossibilità di
credere in una vita dopo la morte. La tomba, dunque, altro non
è che una pietra, il cui pensiero rende insopportabile
l'idea di dover abbandonare le gioie della vita. Il secondo gruppo
di versi ribalata, però, tale visione con l'affermazione
del valore della tomba come illusione, che consente a chi resta
in vita di istituire una corrispondenza di amorosi sensi con il
defunto, proprio accanto alla lapide che ne ricorda il nome e
all'ombra dell'arbore amica consolatrice. Vv. 17-18: immagine
esiodea / celeste: riprende il ciel del v. 22 in senso oppositivo
/ amicizia annullata nella prima parte come la poesia- recupero
dell'amicizia e della poesia in chiave politica nella seconda
parte / terra e cielo al v. 22 come ampliamento di terra e mare
al v. 15 / terra sede della morte prima, terra sede della vita
poi / prima parte più personale, seconda parte prospettiva
più ampia / mesta armonia annullata dalla morte diviene
poi armonia del giorno / ombra dei cipressi cf. Pascoli molli
ombre nel gelsomino notturno. La simmetria dei due gruppi è
rilevabile innanzitutto nell'impiego di un'interrogativa retorica
nei vv. 1-3 e poi nei vv. 23-25 che, con la presenza dell'avversativa
ma, segnano il passaggio dalla posizione materialistica a quella
romantica. Anche il secondo periodo, in entrambi i gruppi di versi,
si sviluppa con un'interrogativa retorica, ma mentre nella prima
parte essa si sviluppa per ben dodici versi, nella seconda è
più breve e si estende per soli quattro versi. Il rapporto
simmetrico, dunque, esiste ma è rovesciato rispetto al
contenuto e le interrogative hanno una diversa funzione: nei vv.
6-15 l'int. Vera e propria è preceduta da due proposizioni
temporali coordinate dalla congiunzione e, seguite da due reggenti
negative particolarmente evidenti grazie alla posizione iniziale
del né anaforico. La sintassi si giova, inoltre, dell'anastrofe
e dell'iperbato, figure dell'ordine che creano tensione e attesa
ed è, nella sua costruzione ipotattica, molto vicina a
quella del sonetto A Zacinto, cioè tipicamente classica.
L'interrogativa finale, dopo l'elenco di tutto ciò che
l'uomo perde con la morte, non fa altro che sancire il carattere
distruttivo della visione materialistica. Non a caso i vv. 16-22
costituiscono l'affermazione definitiva dell'ineluttabilità
del destino umano, segnato dall'obblio eterno e dalla forza operosa
della natura che tutto coinvolge nel suo lento ma inarrestabile
moto distruttivo. Nella seconda parte ritroviamo l'int. retorica,
ma questa volta non a carattere demolitivo; afferma anzi la possibilità
di continuare a vivere anche dopo la morte. A questo punto il
rapporto si rovescia e l'affermazione successiva si sviluppa con
ampiezza, è contrassegnata dalla presenza dell'e coordinante
che costruisce la base di supporto dell'illusione attraverso l'elenco
degli elementi fondamentali che sono alla base della corrispondenza
d'amorosi sensi sottolineata dall'anafora di celeste, cioè
divina. Sarà importante in chiave didattica sottolineare
la presenza di un termine come arbore, chiedendo agli allievi
il perché dell'impiego al femminile del termine. L'albero
è sentito come femminile da Foscolo ed è intimamente
collegato all'acqua: elementi entrambi femminili e datori di vita,
in contrapposizione all'aridità del deserto (cf. con Zacinto).
Dunque Foscolo supera, attraverso un percorso che ha le sue tappe
fondamentali nell'Ortis e nei Sonetti, la filosofia materialistica
per approdare non ad una nuova visione filosofica, ma ad una nuova
morale Ciò che lo interessa è riuscire a fornire
un solido presupposto alla non passiva accettazione della morte,
in maniera da giustificare l'azione dell'uomo nella storia (cf.
Vico). Discorso sul motivo politico del carme. METRICA: endecasillabi
sciolti ed enjambement; ritmo in tensione ma perfettamente controllato;
il tumulto della soggettività non prende mai il sopravvento.
Impiego didattico: modulo per autore che preveda sfondamenti cronologici:
per la figura di Ulisse si potrebbe partire dall'Ulisse omerico
(eroe della conoscenza, della sapienza, dell'esperienza, maestro
di retorica, capace di utilizzare la parole per persuadere, ingannare,
illudere; narratore che affascina e incanta trasformando in racconto
le sue avventure), per arrivare a quello dantesco (U. È
condannato in quanto mentitore e orditore di inganni, ma è
esaltato come modello esemplare di desiderio di sapere e di seguire
virtute e canoscenza: Contraddittorio anche il giudizio sulla
sua ultima impresa: atto di ybris, di superbia intellettuale che
va punito, ma anche capacità di uscire dai limiti di un
piccolo mondo verso l'illusione e contro un destino al quale non
si può sfuggire). Nel Rinascimento è figura positiva:
il legame figurale tra Ulisse e Colombo è palesemente dichiarato
nel canto XV della Gerusalemme , nel corso del viaggio compiuto
da Carlo e Ubaldo per rintracciare Rinaldo e ricondurlo al campo
cristiano. Ulisse fallisce non perché ha osato troppo ,
ma perché ha osato troppo presto, non possedendo i mezzi
e le conoscenze necessarie. Nuovamente tragica è la figura
di U. per i romantici, incarnazione del destino tragico dell'uomo,
fatto di anelito frustrato all'infinito: viaggio senza meta, sfida
contro se stesso o contro la morte, verso la perdizione. Nel Novecento
le frequentissime riprese avvengono spesso nel segno della demistificazione
ironica: U. diviene bugiardo e meschino, il fascino dell'avventura
è solo occasione di riso perché un mondo buono solo
per il turismo di massa non offre più spazio all'avventura,
come non c'è più spazio per l'eroe, ridotto a caricatura
di se stesso. Gozzano nell'Ipotesi lo trasforma in un tale che
dopo aver dilapidato il suo patrimonio su uno yatch con le donne
torna dalla moglie fedele e riparte per fare soldi in America;
senza trascurare riferimenti all'Ulisse di Joyce o di Saba, dove
assurge a simbolo delle inquietudini dell'uomo del Novecento.
Per quanto riguarda la coscienza inquieta che viene espressa dai
Sepolcri, un legame con Vittorini e con Calvino potrebbe mettere
in luce lo stesso tipo di tensione morale negli intellettuali
attraverso i secoli.
Schema riassunto dei Sepolcri
Data di composizione = autunno 1806
Data di pubblicazione = aprile 1807
Occasione = discussioni sull’editto di Saint-Cloud
Genere = poemetto (o carme) sotto forma di epistola diretto a
Ippolito Pindemonte
COMPONENTI DI FONDO:
Sul piano letterario, Foscolo si ricollega da un
lato al filone settecentesco dei poeti di gusto “sepolcrale”,
soprattutto inglesi, tra cui ha particolare peso Thomas Gray,
autore della Elegia scritta in un cimitero campestre, che era
stata tradotta da Melchiorre Cesarotti; dall’altro, all’indirizzo
e alla sperimentazione, anche metrica, dei classicisti italiani:
Parini, Alfieri, soprattutto Monti. Vuole riprodurre anche alcuni
modi della poesia omerica, di cui tentava negli stessi anni la
traduzione.
Sul piano concettuale, Foscolo esprime più
compiutamente una concezione materialistica che già era
emersa nell’Ortis e nei tre sonetti. L’esistenza degli
uomini è vista come parte di un ordine naturale che si
fonda sulla trasformazione della materia, senza finalismo. La
natura è mutamento continuo delle cose e, insieme, appare
statica poiché le cose si riproducono e si avvicendano
ripetitivamente.
Accanto a questa visione dell’universo fisico, c’è
invece una visione della storia suggerita da Vico: la storia,
di cui gli uomini sono i soggetti attivi, procede secondo un’evoluzione
che li porta dalla ferinità originaria all’elaborazione
di comportamenti e valori culturali. Ma questa stessa umana storia
è inserita nell’ordine naturale, sia perché
intere civiltà possono scomparire distrutte dal passare
del tempo, sia perché forse può avere fine il genere
umano. Fra questi due elementi del suo pensiero Foscolo avverte
un’opposizione, ma lui non vuole trovare un nuovo sistema
filosofico, quanto una nuova moralità, che abbia il suo
presupposto nell’accettazione non passiva della morte: per
Foscolo si tratta infatti di vedere su quali nuove basi sia possibile
che gli individui e i popoli, pur essendo sottoposti alla legge
del naturale decadimento ed alla scomparsa, diano un senso alla
loro esistenza e siamo motivati ad agire positivamente.
Sul piano politico assume una funzione antinapoleonica
e antifrancese: in quest’ottica celebra le figure prerivoluzionarie
di Parini e Alfieri (maestri di italianità) e attribuisce
una funzione esemplare per i tempi moderni alla civiltà
inglese.
1) UTILITA’ DELLE TOMBE SUL PIANO
PRIVATO ED AFFETTIVO (vv. 1-90)
Il materialismo settecentesco viene superato con l’illusione:
l’uomo può illudersi di continuare a vivere dopo
la morte grazie alla tomba che mantiene il ricordo di lui nei
familiari e negli amici.
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1° blocco
di versi
(1-22) = desolata affermazione delle leggi materialistiche |
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a) interrogativa retorica (vv. 1-3)
b) interrogativa retorica molto lunga (vv. 3-15). Cfr. A Zacinto.
Essa poggia su una serie di proposizioni coordinate (e
quando, né da te, e la mesta, né più
nel cor) che creano un ritmo incalzante, inesorabile,
come a sottolineare l’urgenza di verità a cui
sembra di non poter sfuggire.
c) affermazione breve (vv. 16-22): è fatta di frasi
spezzate e corte, che restituiscono il senso di desolazione
amara di una causalità ineluttabile. |
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Stile dei vv.
1-50 |
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I due blocchi
sono simmetrici, perché hanno quasi lo stesso numero
di versi. C’è poi una simmetria rovesciata in
rispondenza con i contenuti: nel primo blocco è più
ampia la parte interrogativa, che ha una funzione distruttiva,
negando via via tutti gli aspetti positivi della vita (bellezza
della natura, poesia, amore); nel secondo invece è
più ampia la parte affermativa, in cui si ricostruiscono
i valori positivi (“la corrispondenza d’amorosi
sensi”) |
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2° blocco
di versi (23-50) =affermazione alternativa dell’illusione.
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a) interrogativa
retorica (vv. 23-25)
b) interrogativa retorica breve (vv. 26-29): è sintatticamente
scorrevole.
c) affermazione molto ampia (vv. 29-50): il ritmo è
di nuovo incalzante, con un succedersi di coordinate (e spesso,
e l’estinto, e dal profano, e serbi, e di fiori), ma
questa volta con funzione contraria, non più distruttiva
bensì costruttiva, tesa ad accumulare motivi di consolazione. |
Anafora di “celeste” a i vv. 29 e 31.
Al v. 39 “arbore” è femminile. Perché?
Cerca sul vocabolario!
Aggancio con la parte successiva: ricordo del Parini,
che non ha avuto degna sepoltura nella sua città; egli
è considerato un grande poeta civile, perché con
i suoi versi ha colpito gli aspetti negativi della società
del suo tempo.
VV. 78-90: domina l’influsso della poesia cimiteriale inglese;
cumulo di suoni prima aspri e poi cupi = musicalità lugubre
dei versi. Il livello del significante ( i suoni delle parole)
si concilia benissimo con il livello del significato (le immagini
veicolate dalle parole) e, anzi, lo sottolinea e lo esalta.
Individua nel testo tutte le parole che hanno
un significato lugubre o macabro. Verifica poi se in tali parole
anche il significante (la serie di suoni da cui sono composte)
suggerisce l’idea di qualcosa di lugubre o di macabro.
Utilizzando parole contenenti i giusti tipi di suono, componi
due frasi di senso compiuto in cui tanto il significante quanto
il significato delle parole suggeriscono rispettivamente:
l’idea
di un paesaggio buio, chiuso e cupo (Quali vocali dovranno essere
dominanti?)
l’idea
di un paesaggio sereno, luminoso e gioioso (quali le vocali da
utilizzare?)
2) DAL VALORE PRIVATO DELLA TOMBA, SI PASSA
AD UN AMBITO PIU’ VASTO, CIOE’ QUELLO DELLA FUNZIONE
CIVILE DELLA TOMBA STESSA. (vv. 91-150)
La tomba è un elemento che distingue
l’età civilizzata da quella primitiva, in cui l’uomo
era privo di istituzioni quali la famiglia, la giustizia e la
religione. Analizzando il culto dei defunti si può comprendere
il grado di civiltà di una società. Egli fa quattro
esempi:
| a) |
MEDIO
EVO - età negativa Stile = vocali
dal suono cupo, consonante vibrante “r”,
per rendere un clima di cupo terrore (si osservi il rilievo
assunto dall’aggettivo “lungo”
al v. 112 ed in particolare dalla vocale tonica “u”,
che è quasi onomatopeica, o dall’aggettivo “esterrefatte”
al v. 109, sia per la lunghezza, sia per la forza della doppia
“r”). |
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Caratteristiche
= mancanza di igiene, superstizione, vita ossessionata dal
terrore della morte. |
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| b) |
CIVILTA’
CLASSICA - età positiva Stile
= suoni aperti della vocale “a”, per
rendere un clima di serenità luminosa e gioiosa (una
favilla al sole / a illuminar la sotterranea notte, le fontane
versando acque lustrali /amaranti educavano, a libar latte
e a raccontar, una fragranza [...] qual d’aura de’
beati Elisi). |
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Caratteristiche
= visione serena della morte, testimoniata dal culto gioioso
delle tombe. Culto del Foscolo per l’età classica. |
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| c) |
CIVILTA’
INGLESE ATTUALE - età positiva |
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Caratteristiche
= la grande civiltà degli inglesi, ricchi di virtù
civile e di amor di patria, è testimoniata dalla cura
che essi dimostrano per i loro cimiteri. |
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| d) |
ITALIA
NAPOLEONICA - età negativa |
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Caratteristiche
= mancanza di spirito eroico e di valori civili. Classe dirigente
serva del potere. Tombe = inutile sfoggio di lusso. |
Nei vv. 104-141 Foscolo descrive quattro diversi
riti sepolcrali secondo un sistema d’opposizione e di alternanza.
Definire le caratteristiche attribuite ai vari riti.
Immagine eroica del Foscolo, la cui tomba non sarà solo
un rifugio di pace (per lui), ma assumerà anche un valore
civile. La sua poesia, infatti, darà esempio di generosità,
di passione e di attività intellettuale libera, non servile.
3) DALLA FUNZIONE CIVILE DELLA TOMBA SI
PASSA ALLA SUA DIMENSIONE STORICA, OSSIA AL SUO VALORE DI MESSAGGERA
CHE TRAVALICA LA SUCCESSIONE DEL TEMPO. (vv. 151-212)
Rassegna delle tombe dei grandi, il cui ricordo dura nei secoli
e stimola gli animi generosi a compiere grandi azioni. Dimensione
politica: in un momento di totale decadenza e asservimento, queste
tombe costituiscono l’unica gloria per l’Italia. Per
questo da esse può giungere lo stimolo al riscatto. Foscolo
ristabilisce le basi per una partecipazione attiva dell’uomo
alla storia, grazie alla teoria delle illusioni.
| Figura
di Alfieri: poeta politico e profetico. Il messaggio lanciato
dalla sua poesia è il futuro riscatto politico della
nazione. |
Stile dinamico |
elenco delle tombe, che occupa ben 14 versi, reso con la coordinazione
“e”, che viene interamente a convergere verso
l’apostrofe a Firenze, collocata al termine come un
polo di attrazione
(te beata). |
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Stile
solenne |
uso di perifrasi, procedimento aulico e nobilitante per eccellenza
(nessuno dei grandi è chiamato per nome). |
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| Grandiosità
epica nella descrizione della battaglia, sia pur venata di
cupezza ossianica e preromantica |
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punta
su versi fortemente ritmati (soprattutto un incalzar di
cavalli accorrenti), su suoni aspri e stridenti (il ricorrere
continuo della consonante “r”: Fumar le pire
igneo vapor, corrusche / d’armi ferree vedea larve guerriere
/ cercar la pugna), su vocali cupe (il ricorrere ossessivo
della vocale “u”: corrusche, pugna, notturni,
lungo, tumulto, tube). |
4) ALLA TOMBA SI AFFIANCA IL MOTIVO DELLA
POESIA. (vv. 213-295)
Anche le tombe sono soggette all’azione distruttrice del
tempo. Per questo, dopo la loro scomparsa, la loro funzione sarà
raccolta dalla poesia che conserva in eterno il ricordo delle
opere umane. Nell’ultima parte la scena è tutta nel
mondo classico, omerico (Foscolo lavorò molto alla traduzione
dell’Iliade).
Ombra
dell’albero - acqua
Simboli femminili, materni |
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Immagine della sopravvivenza dopo la morte:nei sepolcri antichi,
cipressi e cedri protendevano perenne verde sulle
urne, per memoria perenne, e preziosi vasi
accogliean le lagrime votive; le fontane, versando
acque lustrali, facevano crescere amaranti e viole sulla
funebre zolla; Giove per consacrare all’immortalità
Elettra fa piovere ambrosia su di lei; le palme e i cipressi
piantati dalle nuore di Priamo ed innaffiati di lacrime vedovili
devono proteggere i sepolcri dei padri di Troia. |
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| Aridità,
deserto |
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Assenza
di vita e “nulla eterno”, quando la tomba non
mantiene la memoria:la polve di chi non lascia eredità
d’affetti abbandonata alle ortiche di deserta gleba,
le macerie e i bronchi del cimitero comune dove è
sepolto Parini, su cui invano la Musa invoca rugiade dalla
squallida notte, i deserti che restano dopo
che il tempo ha spazzato via fin le rovine delle tombe, la
Troade inseminata, dove un tempo sorgeva la fiorente
città. |
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