La
prevalenza del cretino di M.L. Altieri Biagi
SFOGLIANDO il dizionario
Zanichelli dei Sinonimi e contrari (2006), mi imbatto
nella parola cretino e noto la sua ricchezza di
sinonimi: "imbecille, stupido, deficiente, idiota,
stolto, sciocco, stolido, scimunito, insensato, scipito,
scemo, scempio, balordo, fesso, babbeo, baggiano, beota,
ebete, gonzo, grullo, duro, ottuso, tonno, testone, zuccone,
minchione", ecc. Molte anche le definizione metaforiche
del cretino, tratte dal regno animale e vegetale
o dal reparto "insaccati": asino, somaro, ciuco,
ciuccio, merlo, barbagianni, allocco, babbuasso (babbuino),
oca, rapa, zuccone, citrullo (cetriolo), salame, ecc. Ma
la lista si allungherebbe di molto se elencassimo le definizioni
popolari, gergali, o ereditate dai dialetti. Tanta ricchezza
di parole per definire il cretino colpisce ancora
di più se paragonata con la povertà, ma soprattutto
con la scarsa equivalenza dei sinonimi che il Dizionario
elenca per l'intelligente: "accorto, acuto,
avveduto, ingegnoso, lucido, perspicace, pronto, sagace,
sveglio". Scarseggiano anche le definizioni metaforiche
dell'intelligente: a me, in questo momento, viene
in mente solo "aquila".
DOBBIAMO concludere per la prevalenza (o
la pervasività) del cretino? Oppure dobbiamo ammettere
che, come parlanti, abbiamo una tendenza all'insulto molto
più spiccata di quella all'elogio? A proposito: da
dove viene la parola cretino? E' una parola francese,
entrata in Italia e in italiano nel Settecento: il francese
crétin "cristiano" (lat. christianus)
aveva preso il significato di "imbecille", passando
per quello di "povero cristiano, poveraccio":
dalla commiserazione al disprezzo!
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