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Se
davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete
sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata
la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia
bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David
Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella
roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio
d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale
sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose,
soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega
– ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde,
non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata
autobiografia e compagnia bella.
J.D. Salinger, Il
giovane Holden

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Foto dal satellite

Ecco la Terra inquinata, dalla Cina
alla Pianura Padana
di Giovanni Caprara e Guido Visconti
Corriere della Sera, Giovedì 14 Ottobre 2004
In un’immagine sola tutto l’inquinamento del pianeta.
Una foto impressionante. Tante macchie rosso fuoco: è lì
che la Terra è malata. E la malattia coincide con le regioni
più industrializzate del mondo. C’è anche
la Pianura Padana. Non è una sorpresa, lo sapevamo da tempo.
Lo sviluppo industriale, la crescita della popolazione, il sempre
più intenso uso dei mezzi di trasporto generano gas che
finiscono nell'atmosfera, deteriorandola inesorabilmente. La fotografia
raccolta dal satellite Envisat dell'agenzia spaziale europea ci
mostra la distribuzione e la concentrazione del biossido di azoto
secondo un valore medio uscito dalla continua osservazione condotta
nelle ultime due stagioni invernali e durante l'estate. Questo
gas è generato dai processi di combustione e quindi scaturisce
dalle attività industriali, dai motori delle automobili,
dalle centrali che producono energia.
Ma c'è anche un contributo naturale perché viene
pure generato dal cadere di un fulmine. Le maggiori concentrazioni
di biossido di carbonio si trovano sulla Valle Padana, nell'Europa
settentrionale, sulla costa est degli Stati Uniti, in Sudafrica
e nella estesa regione asiatica che comprende, oltre la Cina anche
il Giappone e la Corea. Tutte zone dove lo sviluppo dell'attività
umana è sempre più intenso. Ma ci sono poi delle
aggravanti.
L’area dell’Italia settentrionale è più
vulnerabile a causa dell’orografia, di una circolazione
dei venti difficile che provoca come conseguenza un ristagno delle
immissioni.
Milano non produce più inquinanti di una città tedesca
come Amburgo però quest’ultima può beneficiare
di una circolazione aerea più favorevole. Da noi invece
c’è un accumulo che aggrava la situazione. L’aria
stagnante nella valle del Po contribuisce ed esalta i valori dell’inquinamento
tanto da risultare anche dieci volte superiori a quelli che hanno
le stesse fonti, ma una circolazione aerea più normale.
In altre località del pianeta la situazione è per
certi aspetti ancora più grave come la stessa fotografia
del satellite europeo dimostra. Tutta l’area asiatica è
costantemente ricoperta da un’immensa «nuvola nera»
che estende sempre più i suoi tentacoli verso altri Paesi.
E ciò è dovuto al fatto che la Cina è la
nazione che più di altre fa ancora ricorso al carbone sfruttando
le sue numerose e ricche miniere. Ma per il momento il «grande
impero» è più impegnato a produrre e a svilupparsi
e pochi sono i controlli esercitati sull’inquinamento cercando
di limitarlo. Ed è per questo che si parla sempre più
intensamente della necessità di una legislazione internazionale
che stabilisca limiti alla distribuzione degli inquinanti.
Gli Stati Uniti, soprattutto lungo la costa ovest, sono sempre
più preoccupati della «nuvola nera» asiatica
perché questa ormai viaggia e si diffonde in più
direzioni. E persino sugli oceani sono state fotografati addensamenti
di particelle che finiscono per degradare l’aria di paesi
molto lontani dal luogo d’origine. E questo è un
problema perché i limiti di inquinamento di una nazione
finiscono per essere superati non per attività propria,
ma per l’arrivo delle particelle straniere dal cielo.
Per controllare il fenomeno sono necessarie indagini e verifiche
che ancora non esistono o sono presenti in modo ristretto. Lungo
la costa Est degli Stati Uniti le università hanno formato
un consorzio e costruito una rete di rilevazione per valutare
meglio la presenza delle sostanze incriminate e come queste si
spostano alterando pure la meteorologia del luogo. Tanto che ora
si comincia a parlare di previsioni chimiche per quanto riguarda
il clima.
Intanto per contrastare il problema bisogna agire sul controllo
delle emissioni nocive riducendole. Non c’è altra
via. La mappa compilata con l’osservazione spaziale dimostra
chiaramente che le aree più evolute della Terra soffrono
tutte dello stesso male ambientale. E insieme devono convincersi
della necessità di trovare un rimedio efficace, al di là
delle molte parole spese inutilmente nelle periodiche assemblee
mondiali.
EUROPA
Il biossido d’azoto fotografato dal satellite Envisat sulla
Val Padana e sulle altre regioni industriali dell’Europa
ha comuni origini legate ai prodotti della combustione derivati
da centrali termoelettriche, riscaldamento, attività industriale
e traffico. Però l’intensità maggiore sulla
Val Padana deriva da una situazione ambientale ben diversa: qui
la condizione climatica è più stagnante a causa
dell’orografia rispetto ad altre regioni europee e ciò
causa un aggravamento dei valori inquinanti perché persistono
più a lungo.
ASIA
Sull’Asia la nuvola inquinante del biossido d’azoto
raggiunge una vasta estensione che coinvolge Cina, Giappone e
Corea. Oltre alle sorgenti comuni all’occidente la Cina
ha l’aggravante di essere il Paese con il maggior impiego
di carbone avendo a disposizione consistenti miniere. Quindi si
aggiunge anche un pesante contributo di anidride solforosa. La
nuvola cinese fa paura agli Usa perché i venti portano
le sostanze nei cieli americani.
AFRICA
Il Sudafrica, per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria,
soffre degli stessi problemi dell’Europa o degli Stati Uniti.
Il biossido d’azoto è frutto della produzione industriale
e dei trasporti. Sono state rilevate anche nuvole inquinanti sugli
oceani ma queste derivano dal trasporto effettuato dai venti.
In particolare è stata riscontrata la presenza di ossido
di carbonio, una sostanza che resiste più delle altre nell’atmosfera.
NORDAMERICA
Qui sono particolarmente penalizzate le zone dell’East Coast
dove è distribuita la maggior intensità di popolazione.
Quindi traffico, riscaldamento e attività industriale sono
protagonisti. Le Università di queste regioni hanno costituito
un consorzio il quale ha realizzato una rete di rilevamento al
fine di esprimere delle «previsioni chimiche» sulla
consistenza e i movimenti delle sostanze inquinanti nelle varie
fasi dell’anno.
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